Lavoro del futuro: artigiano, mediatico, tecnologico

Lavoro del futuro: artigiano, mediatico, tecnologico

Dimensioni del lavoro del futuro. Forse di qualunque lavoro del futuro. In un mondo nel quale gli umani possono creare macchine alle quali insegnare una grandissima quantità di “mestieri”, il lavoro creativo resta, apparentemente, appannaggio dei creatori. Sapere come si fanno bene le cose, sapere raccontare perché le cose vanno fatte in quel modo, saperle produrre e distribuire nel mondo contemporaneo. Un mix di artigianato, media e tecnologia.

Non c’è contraddizione tra artigiania e industria, ma di certo la loro convivenza questo sfida i sistemi produttivi a cercare un equilibrio tra qualità ed economia di scala. Un equilibrio che non deve essere un compromesso ma una forma di moltiplicazione del valore. Si comprano emozioni, funzioni e intelligenza: l’insieme di questi elementi costituisce il valore degli oggetti nell’economia della conoscenza. Sicché il valore del lavoro è insieme nella sua dimensione artigiana, tecnologica e mediatica, necessaria quest’ultima al riconoscimento di quel valore nel contesto sociale. E come conseguenza ulteriore, i concetti di “tradizione” e “innovazione” non sono più visti come contrastanti perché, in realtà, la tradizione non è “fare le cose come si sono sempre fatte”: la tradizione diventa la fonte culturale che, anche in un contesto modernizzato, insegna a distinguere le cose fatte bene. Il che non è sempre codificabile. Come intuiva Richard Sennett, autore tra l’altro de “L’uomo artigiano” (Feltrinelli 2008), l’artigiano sa fare ma non sa dire cosa sa fare: il che significa che trasmette la sua cultura facendo vedere come si fa quello che fa, ma non si trasforma in un produttore di massa senza connettersi a un contesto moderno. La produzione può scalare con il software, l’intelligenza artificiale e la robotica, mentre la distribuzione può migliorare con il sapiente utilizzo di internet, ma probabilmente questi strumenti non sostituiscono la dinamica culturale sottostante, quella che dà luogo alla creazione e al riconoscimento del valore, quella del racconto e del luogo d’origine. Quella che mostra il senso delle cose.

Molti i commenti raccolti finora per arricchire questa inchiesta. Mandane uno anche tu…

Il dossier sul lavoro del futuro sul Sole 24 Ore:
Il lavoro del futuro una realtà già in atto
Innovazione per abbracciare le opportunità
Cogito, ergo capisco come voi umani
Se il «progetto» rappresenta l’architettura del successo
Le macchine pensate come un insieme
Gli (in)dipendenti della Gig economy
Un mercato sempre più polarizzato
Dagli ecosistemi più posti e maggiore integrazione
Tra neotaylorismo e prosperità condivisa
Sui banchi per studiare cultura dell’innovazione
La competitività passa dal territorio
Mescolare i saperi per pianificare il domani
L’era della convivenza tra uomo e macchina
Se il digitale è al servizio del «fatto bene»

Ecco gli articoli qui sul blog:
Il lavoro del futuro. Una ricerca. (Vuoi contribuire?)
Il lavoro del futuro. La ricerca continua…
Lavoro del futuro. Oggi una puntata sul gioco di squadra
Lavoro del futuro. Fabbriche col consenso
Lavoro del futuro. La resistenza non è futile. Le aziende e le persone vincono insieme
Il lavoro del futuro e la polarizzazione
Il lavoro del futuro e l’ecosistema
Due scenari per il futuro del lavoro
Imparare il lavoro del futuro: il mezzo è la formazione
Il territorio per il lavoro del futuro
Lavoro del futuro: flessibilità non è strategia
Le risorse umane per il lavoro del futuro
Lavoro del futuro: artigiano, mediatico, tecnologico

Vedi anche:
L’ineguaglianza, l’ascensore sociale e il lavoro del futuro
Il vero problema dell’auto che si guida da sola. MIT
La ricerca ideologica della creatività automatica
Lavoro del futuro. Letture. Una gig economy più giusta e altri temi

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