Il lavoro del futuro e la polarizzazione

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Continua la ricerca sul lavoro del futuro. Anche oggi sul Sole un articolo che si focalizza sulle conseguenze delle attuali tendenze e il rischio di una forte polarizzazione tra gli inclusi nell’area dell’economia che progredisce velocemente e coloro che restano ai margini.

David Autor e Anna Salomons, rispettivamente dell’Mit di Cambridge nel Massachusetts e di Utrecht in Olanda, ne parlano con dovizia di particolari nel loro paper intitolato “Does productivity growth threaten employment?” dedicato appunto al dubbio secondo il quale la crescita della produttività potrebbe minacciare l’occupazione. E la loro conclusione è che la trasformazione tende a ricollocare il lavoro dalle attività dirette alla produzione di beni industriali che richiedevano soprattutto lavoratori di medie competenze verso servizi che polarizzano la domanda di lavoro: da una parte, persone con elevate conoscenze, dall’altra parte, lavoratori con capacità molto limitate. Sicché la produttività non diminuisce la domanda aggregata di lavoro ma la polarizza, appunto, in base alla preparazione dei lavoratori.

libro-mcafee2La tendenza peraltro va approfondita per avere un’idea su che cosa fare. E una prospettiva è tracciata nel nuovo libro di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson, “Machine, platform, crowd” (Norton 2017), intorno alle conseguenze dell’avvento di un sistema produttivo rinnovato dalla triade di fenomeni sintetizzati nel titolo: macchine che imparano, piattaforme digitali, intelligenza collettiva. McAfee e Brynjolfsson suggeriscono che le aziende capaci di competere si porranno il problema di pianificare lo sviluppo tenendo conto dell’evoluzione del rapporto tra macchine e umani. Ma gli altri due pilastri del ragionamento sono altrettanto importanti. La logica delle piattaforme che organizzano il prodotto e la relazione tra la domanda e l’offerta è ineludibile. Non solo nei servizi – logistici o altro – ma anche nelle aziende manifatturiere: l’industria 4.0 è fondata sull’idea che le fabbriche siano progettate in modo da rispondere immediatamente alla domanda grazie a piattaforme informatiche che tengono conto di tutti i dati emergenti dai processi produttivi, coordinano tutte le operazioni, comunicano con il contesto. Infine, McAfee e Brynjolfsson vedono nella logica della co-progettazione un elemento fondamentale di riorganizzazione delle aziende. Allargando il concetto si tratta dell’idea di open innovation: l’innovazione si fa in collaborazione con tutti i soggetti che contribuiscono nell’ecosistema.

Vedi su Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson:
Andrew McAfee and Erik Brynjolfsson discuss their new book, “Machine, Platform, Crowd: Harnessing our Digital Future”
The Great Decoupling
The Second Machine Age
La nuova rivoluzione delle macchine

Molti i commenti raccolti finora per arricchire questa inchiesta. Mandane uno anche tu…

Il dossier sul lavoro del futuro sul Sole 24 Ore:
Il lavoro del futuro una realtà già in atto
Innovazione per abbracciare le opportunità
Cogito, ergo capisco come voi umani
Se il «progetto» rappresenta l’architettura del successo
Le macchine pensate come un insieme
Gli (in)dipendenti della Gig economy
Un mercato sempre più polarizzato

Ecco gli articoli qui sul blog:
Il lavoro del futuro. Una ricerca. (Vuoi contribuire?)
Il lavoro del futuro. La ricerca continua…
Lavoro del futuro. Oggi una puntata sul gioco di squadra
Lavoro del futuro. Fabbriche col consenso
Lavoro del futuro. La resistenza non è futile. Le aziende e le persone vincono insieme
Il lavoro del futuro e la polarizzazione

Vedi anche:
L’ineguaglianza, l’ascensore sociale e il lavoro del futuro
Il vero problema dell’auto che si guida da sola. MIT
La ricerca ideologica della creatività automatica

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