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Una task force per il lavoro

È davvero assurda la polemica che si è sviluppata sui dati e le ipotesi interpretative che Tito Boeri ha proposto per descrivere le possibili conseguenze del decreto Dignità sull’occupazione. La polemica politica non dovrebbe trasformare in opinioni i dati, ma tenerne conto e produrre decisioni migliori. Tito Boeri si era trovato a contrastare con i dati anche le politiche dei precedenti governi (Repubblica, Fatto). Ma è credibile che una persona che ha dedicato tutta la vita allo studio dell’economia del lavoro, metta in giro dati e ipotesi interpretative campate per aria proprio sulla sua...

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Bias

Come ProPublica ha analizzato l’algoritmo distorto a sfavore dei neri… ProPublica

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Migrazioni. Economia e percezioni

L’Ocse pubblica la sua ricerca sulle migrazioni. Il lavoro è immenso e va consultato con attenzione. Soprattutto per chi voglia avere un’opinione non pregiudiziale del fenomeno e delle politiche che ne conseguono. Di certo il fenomeno va gestito perché, come si evince dall’editoriale di Stefano Scarpetta, è un’opportunità ma può generare reazioni irrazionali tali da inficiare il vantaggio che può comportare: i problemi generati dalle percezioni diffuse nell’opinione pubblica, anche quando siano prive di riscontri empirici, non possono essere negati o ignorati (Oecd).

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Parabole e pattern. Se quello che ci aspetta è una ripetizione si può prevedere. Se…

Praticamente quello che si cerca di fare con il riconoscimento di pattern (modelli di comportamento riconoscibili in grandi quantità di dati che possono descrivere fenomeni emergenti nei sistemi complessi) anche a base di deep learning (tecnologia che consente di applicare un po’ di intelligenza artificiale anche al riconoscimento di pattern) è fare previsioni. Se si riconosce un pattern, si pensa che si ripeta. E si ripete: a meno che non cambi il contesto, il paradigma. Una sorta di pattern si riconosce nella tipica parabola del potere in un paese come l’Italia. E per il particolare momento...

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Joi Ito e Singularity: i limiti dell’esponenziale

Una delle discussioni più appassionanti degli ultimi tempi è quella che oppone la Singularity University al Media Lab del Mit guidato da Joi Ito. E per quanto mi riguarda, sto con Joi (Nòva). Da molto tempo, la Singularity appare troppo orientata a sfruttare l’intuizione intellettuale che deriva dall’osservazione della crescita esponenziale della capacità di elaborazione dei chip e troppo poco intenta a sviluppare il senso critico intorno a quell’intuizione. Insomma: l’idea esponenziale rischia di diventare un dogma. E per questo la sua scienza rischia di diventare una religione. Scientology...

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Banalità autoritaria

“Big Brother does not watch us, by his choice. We watch him, by ours. There is no need for wardens or gates or Ministries of Truth. When a population becomes distracted by trivia, when cultural life is redefined as a perpetual round of entertainments, when serious public conversation becomes a form of baby-talk, when, in short, a people become an audience and their public business a vaudeville act, then a nation finds itself at risk; a culture-death is a clear possibility”. Neil Postman, Amusing Ourselves to Death: Discourse in the Age of Show Business “Il Grande Fratello non ci guarda...

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Solidarietà con Barabasi e gli ungheresi liberi

Figyelő è una rivista ungherese un tempo considerata autorevole oggi acquistata dal gruppo editoriale di Maria Schmidt che riesce a riempirla con pubblicità del governo o delle aziende di stato dell’Ungheria guidata da Viktor Orban. La rivista ha pubblicato una lista di persone che, secondo l’articolista, erano coloro che Orban aveva in mente quando ha accusato il miliardario ungherese-americano George Soros di pagare mercenari intellettuali per indebolire il suo governo e aprire l’Ungheria agli immigrati. Nella lista ci sono circa 200 persone: con esponenti di Amnesty International e...

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«Senator…» Facebook è leggermente ingovernabile

La testimonianza di Mark Zuckerberg al Senato americano ha messo in luce una profonda difficoltà. È chiaro che Zuc si assume le sue responsabilità. Non è chiaro che cosa possa fare per rimediare. In parte non può e non vuole controllare troppo i suoi utenti. In parte non sa proprio come evitare certi abusi. Investirà in persone che supervisionano e forse in tecnologie che non esistono ancora per controllare l’uso dei dati raccolti da Facebook dopo che sono usciti dai suoi server. Ci vorrà tempo perché davvero «non succeda più» come promette Zuc. I senatori non hanno dimostrato di avere idee...

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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