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Giornalismo senza pubblicità

Mentre la pubblicità – quella pratica, operativa, quella che ha un ritorno chiaro, quella delle offerte che sconfina con la promozione e la vendita – se ne va sulle piattaforme più adatte a ospitarla come Google e Facebook, la pubblicità di marchio e di prestigio resta una possibilità per molte altre organizzazioni. Spesso le aziende la sviluppano con campagne alla cui creatività sperano di poter pensare in casa. Almeno governando i mezzi (convegni e altro). Ai giornali resta una possibilità. Poche certezze, molto lavoro, qualche speranza. Ma invece i giornali che riescono a farsi...

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Per chi voglia restare in contatto con questo blog e il suo autore, c’è da ieri una newsletter alla quale ci si abbona cliccando qui. Il primo numero si può vedere qui. E il secondo qui. E’ un servizio che molti hanno richiesto e che a questo punto cerco di fare. Spero di avere commenti e consigli dai visitatori di buona volontà.

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Contro Fakebook, per il next journalism

Vale la pena di ricordare oggi il libro di Bill Kovach e Tom Rosenstiel: Blur. How to know what’s true in the age of information overload. È un manuale dedicato ad aumentare la consapevolezza dei giornalisti e del pubblico intorno alle abilità metodologiche che devono essere coltivate da chi cerchi di conoscere come stanno le cose intorno ai fatti di attualità (e non solo). Si tratta di insegnamenti che servono a riconoscere che tipo di informazione si incontra sui media, se è completa, se ha tenuto conto correttamente delle fonti, se è basata su fonti attendibili, se inferisce teorie...

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Un’intuizione di Raffaele Simone sul falso

Scriveva Raffaele Simone, in Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Garzanti 2012: Per questi motivi, alcuni (fra i quali io stesso) ritengono che la simulazione digitale sia sì indispensabile in campi di cui si deve stabilire un contatto con realtà irraggiungibili o non rappresentabili in altro modo, ma costituisce un formidabile movente di de-realizzazione e di distacco dalla realtà per chi lo utilizza per simulare (cioè sostituire) oggetti reali che sarebbero perfettamente accessibili per proprio conto. La digitalizzazione del mondo non costituisce di fatto una crescita...

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Qualità dell’informazione come progetto

Con la vicenda Trump il dibattito sulla disinformazione in rete è diventato imponente. In alcuni post precedenti si sono citati diversi autori che se ne occupano. Le osservazioni più frequenti degli analisti più attenti si concentrano sulla tendenza dei social network a dividere il pubblico in gruppi di persone che si assomigliano rendendo più probabile la diffusione di notizie gradite in quei gruppi, indipendentemente dal fatto che siano vere o false. Molti commentatori meno attenti si limitano a lamentare la disinformazione e a prendersela con internet, il web, la dipendenza dal cellulare...

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La realtà è una sola. Ma vista dalla mediasfera non sembra. È un problema

La realtà è una sola. Per definizione. Ma per gli umani invischiati nel labirinto della mediasfera, dove applicano diversi modi per conoscerla, la realtà è un multiverso o, più pragmaticamente, un insieme di frammenti di realtà. Questo post raccoglie alcune letture in materia. I media c’entrano. Marshall McLuhan ha introdotto un libro sulla seduzione subliminale con un testo importante del 1972 nel quale fa comprendere come i media siano parte della costruzione dell’ambiente culturale nel quale viviamo e dunque contribuiscono alla comunicazione in modo subliminale, osservando che...

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“Documentary proof seems to have lost its power” (New York Times)

Invece di mettere insieme i punti di vista per arrivare a una rappresentazione comune della realtà, viviamo in un multiverso di realtà distinte e separate in base ai diversi punti di vista e sistemi di opinioni. Un pezzo di ieri sul New York Times in proposito va letto. Vi si citano le osservazioni empiriche di Quattrociocchi sulle eco-chamber, non mancano gli studi contrastanti, ma soprattutto si va notare la perdita di importanza delle prove documentali: Documentary proof seems to have lost its power. If the Kennedy conspiracies were rooted in an absence of documentary evidence, the 9/11...

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L’asimmetria della trasparenza. La realtà autoritaria dell’ingiustizia informativa

Catherine Taylor vive in Arkansas. La società ChoicePoint che raccoglie dati sulle persone e li rivende sul mercato della reputazione ha erroneamente registrato un’accusa di traffico di metanfetamine a carico di Catherine Taylor. Immediatamente Catherine ha incontrato difficoltà a ottenere un prestito per comprare una lavatrice. Poco dopo ha trovato impossibile ottenere un lavoro. L’errore nella sua scheda si è diffuso su molti database e per Catherine la vita è diventata impossibile. Ha ottenuto la correzione dell’errore, ma a quel punto troppi archivi lo riportavano a loro...

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Ancora sui robot giornalisti

Si sa che l’intelligenza artificiale è usata anche per scrivere articoli giornalistici. Diverse soluzioni software sono già utilizzate da Associated Press, Forbes e altri per fare articoli automaticamente sulla base dei dati disponibili e di una capacità linguistica automatizzata in continua evoluzione. Ne parla in un pezzo da leggere Andrey Miroshnichenko, autore di Human as media. The emancipation of authorship. Comincia con una gara tra un un umano e un robot. Questo ha vinto per velocità e apparente accuratezza, l’umano ci ha messo un po’ più di metafore. La strategia...

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Eurocopyright: può essere una vittoria della lobby editoriale ma non la salverà

La proposta direttiva sul copyright è controversa (Sole). Le sue componenti qualificanti a quanto pare sono: 1. gli editori hanno nuovi diritti da vendere, per esempio il diritto agli snippets (quelle due righe che un aggregatore usa sotto il link a un articolo per spiegare che cosa contiene) 2. i ricercatori e gli educatori possono usare i materiali soggetti a copyright per fare ricerca ed educazione 3. alla lunga i diritti dei prodotti video dovranno avere un mercato unico europeo (ora si devono comprare stato per stato). La questione degli snippets è chiaramente ridicola. Se Google non li...

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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