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Un nuovo inizio nel 2021. E la formazione di una comunità informata /5 – Strategie

Riflessioni e progetti non finiscono mai. Ma una serie deve finire. Tra la fine del 2020 e il principio del 2021 sono uscite la prima, la seconda, la terza e la quarta puntata di questa serie sul rapporto tra le strutture dell’informazione e la formazione della comunità. Questa quinta e ultima – per ora – puntata parla di alcuni aspetti strategici del problema. E comincia da un tema che sintetizza l’urgenza e l’importanza di tutta questa questione.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha spiegato bene che cosa sia l’infodemia. Nel 2020 alla pandemia si è sovrapposta un’epidemia informativa, una infodemia: una sovrabbondanza di informazioni, alcune accurate e altre non accurate, che si verifica durante un’epidemia; può portare a confusione e sfiducia nei governi e nelle autorità sanitarie; può diminuire l’efficacia delle contromisure che servono a contenere l’epidemia. La lotta alla pandemia si è potuta giovare di un sistema dell’informazione diffuso e capillare. Ma ha dovuto fronteggiare anche la circolazione di una quantità di informazioni false e, in vario modo, tossiche, tali da indurre a comportamenti sbagliati e penalizzare la risposta alla malattia delle autorità sanitarie. «Misinformation costs lives. Without the appropriate trust and correct information, diagnostic tests go unused, immunization campaigns (or campaigns to promote effective vaccines) will not meet their targets, and the virus will continue to thrive. Furthermore, disinformation is polarizing public debate on topics related to COVID-19; amplifying hate speech; heightening the risk of conflict, violence and human rights violations; and threatening long-terms prospects for advancing democracy, human rights and social cohesion» (Who). Ovviamente, la libertà di espressione è un diritto che va bilanciato con altri diritti ma non certo messo in discussione. La comunità si può difendere soltanto adottando una strategia soprattutto basata sulla consapevolezza dei cittadini e sulla diffusione di informazioni  di qualità (Who).

La prossima grande innovazione per la qualità dell’informazione

La bellezza di internet sta nel fatto che abilita un processo innovativo inarrestabile. Una volta individuata una categoria nuova di servizi si mette in modo una quantità di iniziative che prima o poi generano una trasformazione importante. Come sono state create le condizioni per una ridefinizione dell’accesso alla conoscenza e per una riorganizzazione della comunicazione tra le persone, come si sono create piattaforme per il mercato delle stanze sfitte nelle case private o per la logistica dei pasti che connette i ristoranti e le case private, così si possono dare nuove piattaforme che mettano in modo processi di qualificazione dell’informazione disponibile. Le nuove narrative emergenti non devono necessariamente essere banalizzanti, manipolatorie, tossiche. Possono benissimo essere profonde, generative, liberatorie. Si tratta di investire nella direzione giusta, mettere in piedi sistemi incentivanti adeguati, lanciare narrative intelligenti. Non sarà facile. Ma è ovviamente possibile. Soprattutto ora che l’Europa ha compreso bene il problema è si è data strategie importanti per garantire i diritti umani in modo proattivo, responsabilizzare le piattaforme e facilitare quelle che si impegnano seriamente per la qualità del loro contributo alla comunità (cfr. per esempio Commissione Europea).

Una dinamica di qualità della conoscenza può partire da esperienze significative riorganizzate per il nuovo contesto. Le opportunità per i musei, le biblioteche, gli archivi e persino i giornali sono significative. Possibile che dalle mille grandi cose fatte da queste istituzioni negli ultimi anni non possa nascere una nuova piattaforma in grado di soddisfare il bisogno di qualità nell’accesso alla conoscenza? Ovviamente altro può venire da startup e istituzioni innovative. Nello stesso tempo – e in alleanza con tutto questo – le comunità si doteranno di strategie per la formazione continua, che non può non tener conto di quanto appena detto, e che riqualificherà il lavoro di scuole e università in collaborazione con aziende e organizzazioni in grado di dare conoscenza. L’apprendimento non è più l’attività che si svolge nei primi anni di vita ma, per fronteggiare la trasformazione profonda e accelerata alla quale le società si dovranno adattare, diventa un’attività che si svolge per tutta la vita. E dunque non può essere fatta solo a scuola ma va fatta sul luogo di lavoro o negli altri posti che si frequentano nel corso della vita. L’esperienza degli educatori sarà essenziale anche se non tutto dovranno e potranno fare loro. In tutto questo la qualità dell’informazione troverà un nuovo spazio di domanda. E chi saprà servirlo avrà un ruolo importante. Ma il punto di partenza va cercato non nel riciclaggio delle strutture che oggi informano: va cercato nel bisogno di sapere storicamente emergente nella comunità.

Del resto, i professionisti della conoscenza e dell’informazione saranno molto più numerosi. Nell’epoca della conoscenza, il valore si concentra sull’immateriale: ricerca, design, organizzazione, immagine, informazione, senso. I beni fisici non cessano di essere importanti perché “trasportano” il valore immateriale. Dunque gli oggetti sono “media” in un certo senso. E i professionisti dell’informazione scrivono nel tempo delle persone attraverso tutti i media possibili, purché servano alla comunità.

Le comunità non scalano, ha detto in un’intervista Jimmy Wales. Ma gli strumenti a loro disposizione possono essere disegnati per scalare, cioè per dare alle comunità la possibilità di avere un grande impatto (Nòva). Le prossime grandi piattaforme possono essere dotate di un modello di business, di un’interfaccia, si un senso che faciliti e favorisca la qualità dell’informazione, invece del suo contrario. Non sappiamo come saranno quelle piattaforme. Ma è giusto che fioriscano e che si presentino alla comunità perché ne adotti qualcuna e cambi il corso della storia. L’infodiversità è la ricchezza dell’ecologia dei media. L’alleanza di coloro che preferiscono la conoscenza di qualità è più grande della sarabanda di coloro che partecipano alla insostenibile rincorsa per l’attenzione ad ogni costo. È un nuovo inizio. Non è facile. Ma è possibile. E forse persino probabile.

La serie:
Formazione di una comunità informata.
Puntate:
Introduzione
Scenari
Economia
Editoria
Strategie

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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