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Un nuovo inizio nel 2021. E la formazione di una comunità informata /2 – Scenari

Buon anno nuovo a tutti, dunque. Si diceva dei buoni propositi. Ieri è uscita la prima puntata di questa serie sul rapporto tra le strutture dell’informazione e la formazione della comunità. La puntata di oggi vuole razionalizzare. Ma comincia da un messaggio appena ricevuto.

La comunità si sviluppa intorno a risorse comuni. Materiali e oggi sempre più spesso immateriali. Il che significa, spesso, essenzialmente umane. Intorno alla comunità, composta da persone che si regolano per gestire e sviluppare quelle risorse comuni in modo che portino vantaggio a tutti i partecipanti, cresce un’economia spesso resiliente e un sistema di informazioni tipicamente autentico: lo scopo di quest’ultimo non è l’accumulazione di notorietà, la ricerca dell’attenzione, la manipolazione delle coscienze, ma la semplice condivisione di conoscenze necessarie a far funzionare e a tenere insieme la comunità. Un messaggio ricevuto da questo blog dopo la pubblicazione del primo post di questa serie riguarda la storia di Agitu Gudeta, allevatrice e imprenditrice casearia etiope immigrata nel 2010 in Trentino (vedi Il Post). Agitu è stata assassinata nella sua casa di Frassolongo, dove è stata trovata il 29 dicembre 2020. Il dolore impedisce al messaggero di parlare diffusamente di Agitu. Ma sa dire che cosa ha visto. Ha visto una comunità di migliaia di persone crescere intorno al lavoro di Agitu Gudeta, alla sua storia, alla cura che aveva per l’ambiente e il paesaggio. L’informazione che promanava da quella comunità era necessaria e autentica, faceva  funzionare il sistema di relazioni economiche, solidali, produttive, e riempiva di senso l’esperienza dei partecipanti. Chi voglia notizie di quella storia dovrà cercare documenti di prima mano e persone che l’hanno conosciuta, prima che il tempo distorca la memoria. E dovrà farsi largo nelle cortine fumogene generate dalla sarabanda informativa di chi oggi racconta Agitu non allo scopo di far conoscere la sua storia ma per interessi ideologici o mediatici, non con un metodo documentale ma autoreferenziale. La circolazione delle notizie può essere usata per servire chi ne fruisce o chi le emette. L’autoreferenzialità è alla radice dei grandi pericoli che corre l’informazione. In questa puntata si tenta una razionalizzazione. Invitando, nello stesso tempo, a riconoscere l’importanza fondamentale dell’autenticità che si nasconde nel silenzio, che vive nell’esistenza e nella memoria delle persone, che si manifesta nella loro comunità.

Il problema informativo delle intenzioni

Chiosando quanto si scriveva ieri: le rivoluzioni agricola e industriale sono state soprattutto grandi accelerazioni della produzione di beni fisici: la rivoluzione della conoscenza è soprattutto un’accelerazione culturale. E in ogni caso, nell’economia della conoscenza il valore si concentra sull’immateriale, dalla ricerca al design, dall’organizzazione alla motivazione, e una dimensione fondamentale di questo valore è, ancora una volta, la qualità dell’informazione.

Le difficoltà incontrate negli ultimi trent’anni dai vecchi sistemi di produzione dell’informazione e i progetti che possono definirne il futuro, sono dunque un elemento di riflessione strategico.

Che cosa è successo e che cosa succederà dunque all’informazione? In un sistema complesso non si può che vedere come gli elementi in gioco siano molti: le dinamiche sociali ed economiche; le aperture e i limiti della cultura di chi produce la tecnologia; le capacità delle imprese editoriali; il contributo creativo degli autori e dei professionisti; la consapevolezza delle relazioni tra la forma del sistema dell’informazione e la forma della comunità emergente.

Non è il caso di tentare di scrivere un trattato. Alcuni punti di riferimento possono essere citati. 

Le domande cui rispondere sono molte:

A quale obiettivo è votato il sistema dell’informazione? Quali forze sociali ed economiche ne definiscono il modello di sviluppo? Quali conseguenze ha un modello di informazione sulla forma della società emergente?

Per mettere ordine nei dati che possono portare a delle risposte si può usare la struttura dello scenario. Le variabili potrebbero essere queste:

1. Modello di discernimento: il sistema che seleziona l’informazione, la conoscenza e i messaggi che arrivano alla comunità può essere orientato ad avvantaggiare chi produce l’informazione o chi ne fruisce. La variabile è l’autoreferenzialità del sistema di selezione oppure la sua vocazione al servizio.

2. Modello di organizzazione: il sistema che garantisce la continuità del servizio di informazione può essere orientato al vantaggio economico e politico di chi lo possiede o all’accesso inclusivo e alla condivisione solidale dell’informazione e degli strumenti per fare informazione, per favorire tutti nella vita sociale. La variabile è la dinamica dell’accumulazione o distribuzione delle risorse informative.

Ecco i quattro scenari che ne vengono fuori:

  1. Tycoon. Autoreferenziale ed Esclusivo. Una forma di fabbrica del consenso al servizio del potere. Poco digitale. Molto corporativo. Concentrazione del controllo del sistema di informazione. Anche se perde soldi, questo sistema è utile per il potere. Dura quanto il sistema di potere al quale è dedicato. Società emergente è controllata da una gerarchia più o meno esplicitamente autoritaria.
  2. Specialist. Esclusivo di servizio. Pochi fanno informazione, ma la fanno per far funzionare una macchina. È un modello votato a garantire l’efficienza di un sistema funzionale mantenendo il controllo dell’autorità che definisce la qualità della conoscenza. Società emergente orientata all’efficienza più che alla resilienza.
  3. Influencer. Autoreferenziale inclusivo. Adotta tecniche di coinvolgimento e ingaggio che moltiplicano le voci nel sistema dell’informazione, ma suggerisce comportamenti che avvantaggiano chi parla più che chi ascolta. Qualunque argomento sia messo in circolazione va bene purché generi notorietà in chi lo emette. Società emergente frammentata in una molteplicità di poli governati da influencer di ogni genere. Quindici minuti di notorietà non si negano a nessuno. Ma il potere si concentra nel controllo delle piattaforme tecnologiche.
  4. Researcher. Inclusivo di servizio. Una comunità che condivide valori e metodi di generazione dell’informazione si mantiene efficiente e resiliente condividendo la conoscenza su come stanno le cose attraverso una partecipazione diffusa. Società emergente capace di fare progetti e portarli avanti come insieme.

Si direbbe che le dinamiche degli ultimi quarant’anni abbiano privilegiato un grande passaggio dalla prevalenza del Tycoon a quella dell’Influencer. Ma le possibilità che si aprono per il futuro, anche in relazione ai fallimenti dei precedenti sistemi, sembrano piuttosto orientate a privilegiare l’alternativa tra lo Specialist e il Researcher. Almeno se si considera che nel contesto delle grandi sfide globali, a partire dalla pandemia e dal climate change, dopo tanta comunicazione di potere ora la comunità potrebbe chiedere e tentare di costruire una comunicazione che serva a risolvere i problemi.

Ma l’eredità del passato non sarà facile da superare. Perché ha lasciato un impronta sulla cultura, specialmente occidentale, particolarmente profonda.

Ancora tanti, tanti auguri! Nella prossima puntata: quali modelli di business per il sistema dell’informazione?

La serie:
Formazione di una comunità informata.
Puntate:
Introduzione
Scenari
Economia
Editoria
Strategie

 

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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