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“Cambiare il mondo”/3. Oltre lo scenario di crisi

I nostri politici dicono che la crisi è quasi risolta. Anche perché sanno che il primo fattore che può agire a favore del suo superamento è il recupero di una certa fiducia nel futuro. Se si ha fiducia, le famiglie possono consumare invece di lottare per risparmiare qualcosa; e le aziende possono investire invece di pensare solo a tagliare. 

Ma la fiducia può essere basata su un abbaglio, una manipolazione della realtà o su dati di fatto. E se è un abbaglio o una manipolazione della realtà, una volta smascherato provoca sfiducia ancora più profonda. Il famoso cinismo-scetticismo italiano, in fondo, è anche il risultato di una lunga serie di illusioni e delusioni, abbagli e manipolazioni.
L’approccio dovrebbe essere orientato a rigenerare la fiducia in base a dati di fatto e concentrato sulla costruzione di un racconto del futuro capace di far leva sull’esperienza vera delle persone, di provocare negli spiriti attivi la voglia di rimboccarsi le maniche e raggiungere un obiettivo. Dire solo che tutto va già di nuovo bene non basta.
Parlare di scenario e di strategia.
1. Scenario. La crisi non è per nulla superata. Il miglioramento fondamentale che è stato raggiunto consiste nel fatto che le banche hanno di nuovo fiato per prestarsi denaro tra loro e per prestarne alle aziende. Ma quel denaro deriva dal governo americano (e un po’ di altri paesi). E quel denaro provocherà distorsioni come: inflazione, aumento del debito pubblico, sviluppo delle attività imprenditoriali basate sulla spesa pubblica. In pratica i disastrosi comportamenti dei banchieri saranno pagati da: consumatori, risparmiatori, generazioni future, imprenditori che sanno stare sul mercato e si troveranno superati dagli imprenditori che sanno stare nelle anticamere dei politici. 
L’Economist sostiene che il recente recupero delle borse è probabilmente ingannevole. Un aumento – anche del 20% – della borsa può avvenire anche nel corso di una durissima recessione. Perché se i bistecchieri della borsa raccontano una storia positiva, trovano qualcuno del parco buoi che li ascolta e investe, solo per scontrarsi dopo un po’ con la realtà. E’ già successo diverse volte nel corso di questa recessione. E sta di succedendo ancora.
Piaccia o non piaccia, è interessante il discorso di Jacques Attali, in La crisi e poi?: dice che il mercato è capace di molte cose salvo che di darsi delle regole. E per conseguenza il fallimento recente del mercato, in assenza di una strategia democratica sufficiente a governarlo, è stato molto profondo. Anche se ci sono segnali di miglioramento, la recessione o la crisi sarà lunga. Solo un approccio strategico può servire a uscirne migliori.
2. Strategia. L’innovazione, radicale o moderata che sia, è l’unica strada che possono seguire le persone che non stanno ad aspettare che i governi o che i capitalisti diventino saggi. Sono le persone che non si concentrano sulla spartizione delle risorse che ci sono ma sulla creazione di nuove risorse. Che non combattono per la suddivisione del territorio che c’è ma vanno alla ricerca di nuovi territori e di nuove frontiere. Scientifiche, tecnologiche, creative.
(Nelle retrovie possono e devono arrivare buone notizie. Ma non ci si deve illudere che nelle retrovie succedano cose decisive. Si può ammettere che l’approccio di Marchionne è un esempio positivo. E che certe decisioni di prudenza di bilancio italiane siano state un sollievo. Ma non cambiamo il mondo aspettando che questo genere di buone notizie ci riempiano i telegiornali). 
Questo è il senso identitario che condividono le persone che percorrono le tante diverse vie dell’innovazione. I commenti e i contributi alla ricerca si continuano ad arricchire.

dai, pecco un po’ di immodestia 🙂

innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
http://www.romaeuropa.org

un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l’approccio alla proprietà intellettuale.

Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell’anno della creatività e dell’innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.

In tutto questo, l’ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.

A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.

Nel frattempo il concorso “originario” ha cambiato la sua policy sul diritto d’autore 🙂

per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della “Law Art”. In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la “legge perfetta” sul diritto d’autore. 🙂

innovate! ciaociao

Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l’agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell’utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch’esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c’è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall’alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima “asta creativa” su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.

ecco i link:
www.rmgconnect.it
www.youtube.com/rmgconnectitalia

Vorrei commentare due cose veloci:

1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro inizi
ative “innovative” di non essere troppo “markettari”. Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l’effetto di scacciarmi dai vostri URL 🙂

2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non “sprecare” questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più… organico.

3. Se fate il “solito” evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online… (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

c’è il 21 con l’ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il ‘solito’ evento…

E’ bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l’attività di business che stiamo svolgendo è “In-Nova Compliant” bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell’eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all’uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l’interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate… essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita… chi vuole appartenervi?

H-Farm è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l’obiettivo di scovare idee innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.

Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un “evento” online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una discussione sull’innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione… facendo innovazione 🙂
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta cerchia italiana.

Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono “dov’è l’innovazione in Italia”? L’innovazione c’è sicuramente, il problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo dimostra l’alta considerazione che all’estero hanno di noi, sia tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.

Fammi sapere se l’idea dell’evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più 🙂

Bella l’idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento “aperitivo innovativo” dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e ne discutono. L’evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da casa.

(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)

che ne pensate?

Credo che quela di Simone sia un’idea bellissima e con molte potenzialita’.

Sono d’accordo con chi dice che l’innovazione, o meglio gli innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere. Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di risorse) nella “dispersione” e nell’isolamento in cui molte iniziative di innovazione avvengono.

Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?

L’innovazione e’ una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.
Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi per lo piu’ alla produzione bellica e non si e’ evoluta da essa. 
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale. 
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi” almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e produzione? 
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola. 
A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”, l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.
L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’ creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”, dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 
Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. 
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane.

mah…io avrei un po’ di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non mi sento un innovatore, però l’unica cosa che mi sembra di aver capito è che l’innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a quest’iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post, così ho capito dall’economista Schumpeter quando parla di “Distruzione Creativa”. Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione. IMHO

Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta’, il collegamento a internet quando i providers erano solo quelli dell’universita’.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all’innovazione…. o e’ solo smisurata autostima?

Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. EUbuntista approva.

Intanto

se ti interessa l’innovazione nell’ambito dell’impresa sociale a settembre organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su www.irisnetwork.it, ciao

Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.

Ecco i commenti:

Dario Salvelli

Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.

Giuliana Guazzaroni

Segnalo il ning “Innovatori”, potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/

Vittorio

anch’io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di amministratore pubblico nella municipalità di marghera

Elvira

Volevo segnalarti l’iniziativa “Premio FORUM PA Protagonisti dell’innovazione”, alla sua seconda edizione 
http://www.innovatori.forumpa.it/

Un carissimo saluto
Elvira

Andrea

Ciao, 
ti segnalo il premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente, promosso da circa 8 anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti, 
Andrea

Simone Brunozzi

Luca, io vedo l’innovazione come un “semplice” processo di miglioramento radicale.
E’ difficile “scovare” esempi in Italia perchè si parla poco di innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.

Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani all’estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l’hanno potuta attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o all’estero, con cui sono entrati in contatto.

antonio savarese

ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo “Cercasi innovatori” chi dovrebbe cercare gli innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per scontato che esistano, ne sei davvero certo? 
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso….
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo che tu già lo conosca e rappresenta bene l’assioma innovazione =business l’altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw , questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

Emanuele

Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos’è, almeno è quello che si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria, ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c’è. L’esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per un valore di circa 500.000 €. E’ un progetto innovativo in Italia che rientra nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava i punti cardine dell’impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se c’è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.

Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi. 
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell’ICT ma anche nei settori ad alta creatività come la moda per esempio. 
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per l’editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal supermercato per averli veramente.

Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare analisi strategica di scenario. E’un progetto molto interessante perché i software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati con panel di esperti, magari proprio sull’innovazione. E magari per ridurre un pò la complessità.

http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

Marco

John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un innovatore.

cristianmazz

ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business club: www.romagnabusinessclub.com

il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni dei tuoi colleghi:

Corporate and Business Web Forum – Il web per la PMI

http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/

L’obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business. Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l’utilizzo del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante romagnola…..

Marco

Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione e innovazione rispose semplicemente “I just look out the window and see what’s visible – but not yet seen.”
L’innovatore per me è questo. E’ un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro settore o ambiente. 
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile di stimoli.

Nicola

Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi piace molto:http://www.librino.org/ (peccato per il sito in flash)… Cito dalla presentazione:

Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un’utopia. In questa “città-satellite” di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l’ideatore di Fiumara d’arte, “il sognatore che realizza i propri sogni”- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev – coltiva l’utopia della bellezza e dell’arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d’investire sull’arte ritenendola occasione di riscatto, d’incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.

Guardati la Porta della Bellezza che è l’opera c
he stanno mettendo in piedi in questi giorni…

Nicola

Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O

Laura

Luca,
Io penso di essere da sempre un’innovatrice, ma dipendente. Per noi è estremamente difficile farci notare. Si lavora nell’ombra e i risultati vengono visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono. Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

Mauro

Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende decisioni per te te lo impedirà… credo che in Italia ci siano innovatori ma, spesso, purtroppo chi decide non lo è.

Asa

Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione delle reali innovazioni, per distinguerle da “invenzioni” fine a se stesse. 
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili. 
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

Aldo de Rossi

Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella decorazione.

La metallurgia inizio’ con il martellare il rame all’interno di collane e altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e di bronzo.

La formazione di leghe metalliche inizio’ nell’ambito della gioielleria e della scultura che della produzione economica e militare.

La ruota inizio’ ad essere usata in modo “frivolo”; le ruote piu’ antiche a noi conosciute erano parti di giocattoli.

L’idraulica, la meccanic
a ed altre manifestazioni del genio umano furono sviluppate all’inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.

Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella creazione dei cancelli dei palazzi.

L’industria chimica si sviluppo’ dal bisogno di colorare o decolorare i tessuti ed il vetro.

La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per conquistare lo spazio con i razzi.

La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.

La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell’avorio.

Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e di carbonio prima degli aeroeplani.

I videogiochi al computer hanno preceduto l’uso giornaliero dei computer nello spazio lavorativo.

Il riscaldamento con i pannelli solari e’ iniziato come un hobby per appassionati di fai da te.

Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu’ di apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.

 

 

da facebook:

 

Patrizia Filippetti alle 13.14 del 21 aprile

bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html

 

Dario De Judicibus alle 13.19 del 21 aprile

Per essere innovatori sono necessarie due condizioni: bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.

 

Patrizia Filippetti alle 13.22 del 21 aprile

@dario la seconda credo che sia molto sensata

 

Titti Ruberto alle 13.29 del 21 aprile

a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono messi nella condizione di.

 

Patrizia Filippetti alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che qualche neurone sia rimasto…forse manca altro

 

Romeo Bassoli alle 13.34 del 21 aprile

Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente. E’ una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o … Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare lobbing politica. Alla fine l’innovazione arriva, e come. Ma questa modalità risponde alla tua domanda?

 

Claudio Andrea Vinco alle 13.38 del 21 aprile

imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in inglese, in italiano solo ripetono.

 

Arianna Geith alle 13.40 del 21 aprile

forse c’è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche all’interno delle scuole. chiedo troppo?

 

Salvatore Iaconesi alle 13.42 del 21 aprile

In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità operative, che sono assai lontane dal “non ti consentono di innovare”. Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla. 
Probabilmente ci sono molti “innovatori”, ma pochi “imprenditori innovatori”.
Chessò: io … Visualizza altromi ci mantengo a far venire “strane idee” agli imprenditori. E così una fascia di “giovani” che “fanno cose”. E che, magari, non si sentono (giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all’aspettare che “qualcuno te le faccia fare”.

 

Patrizia Filippetti alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari internazionali, a volte l’idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche devono passare per…e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo…quindi speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta cambiando ma nella giusta direzione. A presto

 

Lucia Montauti alle 13.52 del 21 aprile

vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?

 

Lucia Montauti alle 13.55 del 21 aprile

sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere cosa ne esce … tu che puoi, che hai mille contatti!

 

Lucia Montauti alle 13.59 del 21 aprile

scusa … 1903 contatti 🙂

 

Piersergio Trapani alle 14.00 del 21 aprile

@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo: chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell’innovazinoe tantomeno di internet!

 

Lucia Montauti alle 14.02 del 21 aprile

@ persergio … però se chi non ha cultura è costretto dagli eventi … magari sono troppo ottimista eh?

 

Salvatore Iaconesi alle 14.08 del 21 aprile

è limitante pensare al modello “chi decide e chi ha i soldi non ha cultura dell’innovazione tantomeno di internet”.
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C’è troppo la ri… Visualizza altrocerca della “svolta” e di “qualcuno che te le faccia fare”. Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano. (magari non in italia.. ma in italia non c’è nemmeno il venture capital…)

 

Roberto Marchionni alle 14.34 del 21 aprile

Mi trova perfettamente d’accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale

 

Lucia Predolin alle 14.41 del 21 aprile

alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere premiati!http://www.startup2.eu/

 

Riccardo Sorrentino alle 14.43 del 21 aprile

Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi “Distruzione creatrice”, “Progresso tecnico” e “Rottura radicale”? O la continuità del progresso, quindi, o la discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L’innovazione non può essere semplicemente intepretata come “differenza” (ovviamente qualificata, non superficiale)?
La … Visualizza altrocultura dell’innovazione non è “semplicemente” – ma mai semplicità fu così complessa – la cultura della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?

 

Elvira Zollerano alle 15.15 del 21 aprile

posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/

 

Romeo Bassoli alle 15.16 del 21 aprile

@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo innovatori…

 

Patrizia Filippetti alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in altri settori …ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare 😉 innovativo potrebbe essere l’incontro: la nuova società del sapere.a presto

 

Dario De Judicibus alle 17.00 del 21 aprile

@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che vuoi, ma senza banche d’affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.

 

Dario De Judicibus alle 17.01 del 21 aprile

@Elvira Ci vediamo al Forum PA… dove terrò una lecture sui mondi virtuali, allora.

 

Dario De Judicibus alle 17.06 del 21 aprile

Recentemente in un convegno a cui ero invitato come relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica un’innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino tre condizioni:

1. qualcuno deve avre un’idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente evolutiva
2. l’idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che inevitabilmente comporta un’idea davvero innovativa… Visualizza altro

Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l’alluminio e il kevlar. Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro tempo.

 

Dario De Judicibus alle 17.09 del 21 aprile

@Lucia Tre anni fa sviluppai un’idea detta città accessibile che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche modo «siamo tutti disabili… Visualizza altro». Da lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo…

 

Elvira Zollerano alle 17.27 del 21 aprile

@Dario: sicuramente 🙂

Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile

–>Dario: … è ovvio che mi serva la banca d’affari o il capitalista col cilindro, no? Come è ovvio che il venture capital in italia sia merce più che rara. quello che non è ovvio è: perchè st’ostinazione con l’Italia?
io sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono implementate da ‘ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad sudiare opportunità… e, tra l’altro, ho sempre trovato anche un sacco di stupendi italiani felici di essere stati “innovativi” all’estero 😉

 

twitter

Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?

update da facebook

Simona Vogliano loro sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all’estero mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su un’idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare dighe, esondare fiumi…
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276

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  • Premessa
    Innovazione potrebbe essere definita come quella particolare capacità di individuare rapide risposte al rapido mutare delle condizioni di ambiente.
    L’innovatore ha una naturale predisposizione a guardare avanti.
    L’innovazione non è in sé un valore. Possiamo considerarla un modus che riguarda i comportamenti.
    Il modus dell’innovazione viene poi “sottomesso” a fini economici, sociali, politici,relazionali.
    Potremo pensare all’atto dell’innovazione come un atto di equilibrio, un’attività continua di “registrazione” nel senso di messa a punto dei nostri “registri”.
    Quel rapporto/latenza che fa stare in equilibrio le nostre caratteristiche, capacità competenze aspirazioni con il dinamico e complesso ambiente.
    Il mio contesto.
    Insieme ad altri 18 soci abbiamo costruito una cooperativa che si occupa di sw e processi.
    Nel mondo delle imprese la complessità delle risposte richiede sforzo nella produzione sociale della conoscenza
    Proprio in questi giorni sto cercando di mettere intorno ad un tavolo un gruppetto di imprese con l’unico obiettivo di dialogare, discutendo ognuno delle proprie buone pratiche.
    Impresa difficile.
    Sto cercando anche di stimolare un pò di dibattito sul nostro sito.
    Uno stralcio dell’ultimo post pubblicato sul nostro sito.
    Vendere e produrre dopo aver “inventato” qualcosa: in estrema sintesi sono le cose che fanno le imprese.
    Ne parlavo qualche settimana fa un imprenditore nostro cliente che non cito per diritto di privacy. Se vuole lo farà lui commentando questo post.
    1. Vendere.
    Sul fronte commerciale le singole imprese che possono permetterselo fanno qualcosa,spesso da sole.
    Dal nostro piccolo osservatorio notiamo un piccolo boom del commercio elettronico.
    Le imprese si affidano al Web cercando di aprire un nuovo canale per incrementare le vendite, la qualità dei propri processi interni ed il servizio al cliente.
    Sul fronte commerciale mi è capitato di imbattermi in iniziative di collaborazione per mettere fattor comune le risorse commerciali (genericamente intese).
    Fare qualcosa in collaborazione ad altri imprese per “vendere di più”.
    Rimane una domanda.
    Lo sforzo per “vendere insieme” trova un paragonabile impegno per “inventare insieme” qualcosa e poi “produrre insieme” ?
    In fondo i nostri clienti ci chiedono innovazione!
    2. Innovazione e produzione
    Qui, le cose non vanno meno bene.
    Se ogni tanto si riscontrano sforzi consortili per vendere è difficile trovare idee per fare “innovazione condivisa” .
    Lo spirito di innovare non manca alla PMI.
    Manca invece l’idea che sia utile “rinunciare” ad un pezzo di proprietà di un prodotto o di una tecnologia per acquistare innovazione e valore per il cliente.
    Non so quanti sono a conoscenza del fatto che la Fiat 500 e la Ford Kaa sono costruite nello stesso stabilimento ed hanno il 90% delle componenti in comune.
    Pensate al vantaggio della ricerca e sviluppo!!
    Se le imprese talvolta provano a collaborare per vendere, quasi mai ci provano per “produrre”. Le PMI dovrebbero fare qualche sforzo in più per abbandonare la cultura della proprietà pensando ai bisogni dei propri clienti condividendo investimenti in ricerca e sviluppo.
    La crisi può essere un opportunità per ripensare i nostri vecchi modelli culturali?
    L’imprenditore di cui sopra pensa che nelle imprese vi siamo ancora troppi imprenditori con la cultura del padrone!

  • Io sono un ottimista ma non credo che il mercato, come detto nell’articolo, si possa regolare da solo e scordiamoci i governi, che contano come il 2 di picche. Finirà male, amici miei, molto male…ma nel frattempo la orchestra continuerà a suonare come sul Titanic.

  • Ilya Prigogine, Nobel per la Chimica nel 1977 per la scoperta delle strutture termodinamiche dissipative, ha dimostrato come nessun sistema sia stabile rispetto a tutte le trasformazioni, e come esistano fluttuazioni (sviluppatesi spesso in zone periferiche) capaci di invadere tutto il sistema, invece di smorzarsi e esserne riassorbite…Il suo pensiero (espresso nel volume “La nuova alleanza” con la Stengers), insieme a quello di Edgar Morin, che lo ha sviluppato in chiave filosofica, non sono ancora stati approfonditi quanto dovrebbero…
    Innoviamo, gente, creiamo fluttuazioni, e chissà….

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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