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update/2 – “cambiare il mondo”

Ecco lo stato dei commenti alla ricerca del senso dell’innovazione…

Ho l’impressione che stiamo vivendo un cambiamento profondo che dà senso a idee che sembravano non averne e fa perdere senso a idee che sembravano averne… Questo è l’effetto più evidente di un cambio di paradigma.

(Un piccolo esempio: parlavo prima con Stefano Venturi… Lui diceva della telepresenza come una cosa che ora ha più senso che in passato… Non solo per risparmio, ma anche per qualità della vita… Guerci non aveva mai capito perché le teleconferenze non decollavano: ho l’impressione che non fossero abbastanza divertenti e gratificanti.. Oggi può essere diverso perché è diverso il contesto culturale… Ma è solo un esempio molto molto particolare)

H-Farm
è una realtà innovatva ve sè stessa, che ha l’obiettivo di scovare idee
innovative per aiutarle a svilupparsi e produrre nuovi business.

Luca,
secondo me potresti organizzare una cosa del genere: un “evento”
online, della durata di due ore, su Friendfeed/twitter, dedicato ad una
discussione sull’innovazione in Italia.
Primo, sarebbe un buon segno per dimostrare che si parla di innovazione… facendo innovazione 🙂
Secondo, potresti raccogliere molti contributi da gente diversa.
Terzo: sarebbe ottimo creare un evento parallelo, o successivo, in
lingua inglese, coinvolgendo persone anche al di fuori della ristretta
cerchia italiana.

Ultimo breve commento: sono stufo di sentire persone che si chiedono
“dov’è l’innovazione in Italia”? L’innovazione c’è sicuramente, il
problema è che semmai non ha gli strumenti per essere realizzata. Lo
dimostra l’alta considerazione che all’estero hanno di noi, sia
tecnicamente che in termini di inventiva e iniziativa.

Fammi sapere se l’idea dell’evento online ti sembra intelligente.
Ripeto questo commento sul mio blog, spero porti qualche visita e contributo in più 🙂

Bella
l’idea di un incontro! Sarebbe interessante creare un evento “aperitivo
innovativo” dove persone interessate ad esserlo ne incontrano altre e
ne discutono. L’evento potrebbe essere trasmesso in streaming, con un
sistema di chat o FriendFeed per le persone che lo vogliono seguire da
casa.

(2gg fa si è verificato la stessa cosa ad un lancio di un portale
tripwolf a cui ho partecipato, ma la cosa è stata involontaria)

che ne pensate?

Credo che quela di Simone sia un’idea bellissima e con molte potenzialita’.

Sono d’accordo con chi dice che l’innovazione, o meglio gli
innovatori, in Italia ci sono ma (purtroppo) non riescono ad emergere.
Io credo che il problema sia (ancor prima che nella mancanza di
risorse) nella “dispersione” e nell’isolamento in cui molte iniziative
di innovazione avvengono.

Quindi un evento del genere potrebbe diventare un catalizzatore di attenzione e relazioni tra gli innovatori, no?

L’innovazione
e’ una scintilla che provocano crescita tecnologica ed economica.
Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in
economie cittadine vibranti, spesso riescono a sviluppare nuove idee
che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano
motori di sviluppo economico.
Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del
Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle
dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.
Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi
pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica,
si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca
nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi per lo piu’ alla
produzione bellica e non si e’ evoluta da essa.
Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si
ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente
interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato
o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande
multinazionale.
Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che
l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in
parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da
persone che sanno applicare idee a pratica.
Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come
spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi”
almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e
produzione?
San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di
innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali
imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari
nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e
di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage,
e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google
mentre erano ancora a scuola.
A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove
inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per
partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con
micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni
di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero
diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival
è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”,
l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di
artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot
sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte
motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).
Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri
circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro
razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi
parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno
partecipato ad un simile evento in Texas.
L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare
quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo
il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società
editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru
della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che
cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di
informazioni e nella collaborazione tra Internauti.
I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non
sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets
ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono
essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia
macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un
aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si
collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’
creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.
Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi
informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e
wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi
inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”,
dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo
modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente
espandendo in altri campi.
Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività.
Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso
permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion,
che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione
funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico.
Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni
genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane.

mah…io
avrei un po’ di soggezione ad (ab)usare il termine di innovazione. Non
mi sento un innovatore, però l’unica cosa che mi sembra di aver capito
è che l’innovazione si catalizza quanto più è distribuita nel numero
delle persone coinvolte.
Pertanto, vorrei essere della partita, magari ai margini, ma vorrei
prima osservare e poi se ci riesco, un giorno partecipare a
quest’iniziativa. Ma se potremo innovare lo scopriremo solo ex-post,
così ho capito dall’economista Schumpeter quando parla di “Distruzione
Creativa”. Se ci fermiamo prima potremmo vedere solo la distruzione.
IMHO

Se comprasti il primo personal ( Vic 20 della Commodore) negli Stati Uniti 2 mesi prima che venisse commercializzato in Italia.
Se ti sei presentato a chiedere, primo nella tua citta’, il
collegamento a internet quando i providers erano solo quelli
dell’universita’.
Se hai messo sul tetto della tua casetta 15 pannelli fotovoltaici, e lo hai fatto 3 anni fa.
Hai diritto a considerarti una persona attenta al futuro e quindi all’innovazione…. o e’ solo smisurata autostima?

Antonio Santangelo vede un buon segno nella partecipazione finora emersa. E Ubuntista approva.

Intanto

se
ti interessa l’innovazione nell’ambito dell’impresa sociale a settembre
organizziamo un workshop sul tema.. materiali e info su
www.irisnetwork.it, ciao

Le prime reazioni: 17 commenti sul blog, 27 commenti su Facebook, un Tweet, un solo link (grazie a Torino Valley) e 0 commenti su FriendFeed.

Ecco i commenti:

Dario
Salvelli

Potresti spulciare tra gli spin-off di tutta Italia, anche con la differenza
tra chi innova e chi invece si parcheggia in attesa di meglio.

Giuliana Guazzaroni

Segnalo il ning “Innovatori”, potrebbe essere utile: http://innovatori.ning.com/

Vittorio

anch’io ti segnalo http://innovatori.ning.com
e ritengo di essere un innovatore, penso a quanto ho realizzato negli 8 anni di
amministratore pubblico nella municipalità di marghera

Elvira

Volevo segnalarti l’iniziativa “Premio FORUM PA Protagonisti
dell’innovazione”, alla sua seconda edizione
http://www.innovatori.forumpa.it/

Un carissimo saluto
Elvira

Andrea

Ciao,
ti segnalo il premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente, promosso da circa 8
anni da Legambiente e Regione Lombardia. Ci sono diversi casi interessanti, questo
è il sito:
www.premioinnovazione.legambiente.org
Saluti,
Andrea

Simone Brunozzi

Luca, io vedo l’innovazione come un “semplice” processo di
miglioramento radicale.
E’ difficile “scovare” esempi in Italia perchè si parla poco di
innovazione, e molte delle parole spese in giro sono forse troppo esagerate.

Un piccolo aiuto, però, mi sento di dartelo: se chiedi agli italiani
all’estero che fanno innovazione, loro sapranno dirti perchè non l’hanno potuta
attuare in Italia, e forse ti potranno segnalare altri innovatori, in Italia o
all’estero, con cui sono entrati in contatto.

antonio savarese

ciao Luca
il tuo post è intrigante e mi spinge a fare alcune riflessioni:
comincio dal titolo “Cercasi innovatori” chi dovrebbe cercare gli
innovatori dovrebbe essere lo stato italiano dando il via finalmente ad una
sera politica che premi il merito e la capacità di innovare.
Inoltre tu asserisci che il problema sia trovare gli innovatori dando per
scontato che esistano, ne sei davvero certo?
Il vero punto è perchè innovano? secondo me chi lo fa, lo fa solo in virtù di
un possibile busines, si è perso del tutto lo spirito che ha contraddistinto
nel passato tante scoperte fatte quasi sempre per caso….
Infine ti segnalo due innovatori, uno è Fabrizio Capobianco di Funambol e credo
che tu già lo conosca e rappresenta bene l’assioma innovazione =business
l’altro è un mio collega Vincenzo che oggi a tavola mi raccontava che stava
progettando un antifurto per la sua nuova casa basato su nuove tecnologie sw ,
questo rappresenta bene la mia idea di innovazione ovvero usare le competenze
acquisite e reinventarle per creare qualcosa di nuovo.

Emanuele

Sono venuto a Perugia mosso dalla stessa problematica, ti accennai che
sarebbe stato interessante, oltre che entusiasmante, poter organizzare una
serie di incontri che elicitassero la consapevolezza del tema. Con un pò di
sarcasmo ti dissi che tutti ne parlano ma nessuno sa cos’è, almeno è quello che
si nota in molte imprese nel tessuto di Macerata.
Per quadrare il cerchio di valutare i fabbisogni competitivi con Confindustria,
ho proposto di partire da un tracciato che facesse emergere quali fossero i
driver informativi per innovare, i bisogni di conoscenza quindi e mi modi per
sopperirli. Questo per togliere il preconcetto che omologa innovazione a
tecnologia, mentre questa è un fattore strategico insieme a tanti altri: i
modelli di business, organizzativi, le conoscenze dei trend, ma tutti in fondo
ancillari alle idee e alla cultura che queste presuppongono per la soluzione di
un problemi o il miglioramento di un beneficio se la soluzione già c’è.
L’esempio portante di quanto il problema sia preminentemente di ordine
culturale, lo dimostra una grossa azienda che per correttezza non cito. Le
viene presentato un progetto che per costi/benefici sarebbe stata una manna dal
ciele per qualsiasi investimento. Otteneva dal partner, una società di
trasposti locali, una concessione a costo 0 dei propri spazi pubblicitari per
un valore di circa 500.000 €. E’ un progetto innovativo in Italia che rientra
nella Corporate Social Responsability (solo Tesco anche se in maniera divrsa lo
ha portato avanti), ma in questo caso il deterrente non è stata la novità. In
consiglio di amministrazione si è eccepito che la mission del progetto toccava
i punti cardine dell’impresa, che ironia della sorte sono identici, come dire
non si può esternalizzare una mission perché toglie titolarità. Quindi anche se
c’è innovazione, profitto e beneficio collettivo, una strategia del genere
andava a ledere il modello culturale ma non per defferenza ma perché è analogo.

Per tornare al tuo quesito Luca, credo che la cultura del futuro degli
innovatori sia così intrisa di complessità che è facile perdersi.
Personalmente credo sia un mix di conoscenza umanistica e scientifico. Una sociologia
economica della conoscenza che osserva i progressi scientifici ma li tocca con
le mani delle persone comuni.
Ovviamente quegli occhi dovrebbero sapere leggere le informazioni salienti e
non il tumulto di nuovi prodotti che sono solo dadi comunicativi.
La distruzione creatrice a là Shumpeter credo non esista più da molti anni, è
tutto interdipendete e intersettoriale non solo nell’ICT ma anche nei settori
ad alta creatività come la moda per esempio.
Il progesso credo sia collegare cose e conoscenze esistenti per bisogni
esistenti e non nuovi. I micropagamenti di cui si parla a parlare anche per
l’editoria potrebbe esser un esempio. Ogni famiglia italiana ha un fidelity
card e ogni insegna ha un operatore mobile virtuale ormai. Un euro di costo promozionale
potrebbe oltre che esser sostenibile avvantaggiare tutti. Ogni famiglia si
trova nella Sim, a sua volta fedelity card, le notizie al costo del quotidiano
e se le scarica a casa in famiglia. Il giornale della sera, dove tutti felici e
contenti commentano le notizie prima del tg. Ruggiero in Telecom hanni fa
diceva che aveva 60 milioni di punti vendita. Forse tocca passare dal
supermercato per averli veramente.

Linko un pensatoio dove mettono a disposizione strumenti software per fare
analisi strategica di scenario. E’un progetto molto interessante perché i
software permettono analisi multistakeholder che potrebbero esser utilizzati
con panel di esperti, magari proprio sull’innovazione. E magari per ridurre un
pò la complessità.

http://www.3ie.fr/lipsor/lipsor_uk/index_uk.htm

Marco

John Elkann, capo del capo del mio capo in una pregressa avventura
editorial-pazzesca e persona squisita, da oggi pomeriggio è sicuramente un
innovatore.

cristianmazz

ciao luca,
noi qui in romagna ci stiamo provando, il progetto si chiama romagna business
club: www.romagnabusinessclub.com

il 23 di aprile abbiamo un evento a cui ti invito e a cui partecipano alcuni
dei tuoi colleghi:

Corporate and Business Web
Forum – Il web per la PMI

http://www.romagnabusinessclub.com/featured-articles/23-aprile-2009-corporate-and-business-web-forum-il-web-per-la-pmi/

L’obiettivo è creare una vera e propria impresa quindi a fine di business.
Come?
fondamentalmente creando eventi per ora e diffondere la conoscenza e l’utilizzo
del web ma soprattutto la nuova cultura fondendola con quella ruspante
romagnola…..

Marco

Quando consegnarono la medaglia presidenziale al professor Peter F. Drucker
per i suoi studi di management e per le sue riconosciute capacità di predizione
e innovazione rispose semplicemente “I just look out the window and see
what’s visible – but not yet seen.”
L’innovatore per me è questo. E’ un qualcuno che vede e realizza oggi ciò che
per altri nemmeno è da considerare.
Intorno a noi, nella nostra vita di tutti i giorni, nel lavoro incontriamo
spesso degli innovatori e a volte nemmeno ce ne accorgiamo.
Peter Drucker (http://www.druckerinstitute.com/) è un innovatore e in sua
memoria è stato anche istituito un riconoscimento che premia quelle attività
no-profit che si sono distinte per la capacità di anticipare e innovare il loro
settore o ambiente.
Nel mio lavoro mi è capitato di incontrare persone che hanno questa dote. Uno
di questi è Christian Carniato, fondatore di TSW, che più di 10 anni fa ha
visto nel Search Engine Marketing il futuro del web. Scommessa vinta. Ma è
interessante vedere cosa sta combinando nel frattempo. Una fonte inesauribile
di stimoli.

Nicola

Di primo acchitto, mi viene di rispondere con un link a un progetto che mi
piace molto: http://www.librino.org/
(peccato per il sito in flash)… Cito dalla presentazione:

Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un’utopia. In questa “città-satellite”
di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di
infrastrutture e di servizi, l’ideatore di Fiumara d’arte, “il sognatore
che realizza i propri sogni”- come lo ha definito lo scrittore israeliano
Meir Shalev – coltiva l’utopia della bellezza e dell’arte come forza etica. In
questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi
abitanti, ha scelto d’investire sull’arte ritenendola occasione di riscatto,
d’incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.

Guardati la Porta della Bellezza che è l’opera che stanno mettendo in piedi
in questi giorni…

Nicola

Agli innovatori piace usare reti neutrali (World of ends) :-O

Laura

Luca,
Io penso di essere da sempre un’innovatrice, ma dipendente. Per noi è
estremamente difficile farci notare. Si lavora nell’ombra e i risultati vengono
visti come quelli delle organizzazioni da cui dipendiamo. Ma ci siamo, ci sono.
Personalmente penso di aver fatto molto, nonostante si debbano sempre fare le
nozze coi fichi secchi, e anche bene. Ma nessuno mi conosce. Altri, liberi e
non dipendenti, possono farsi notare di più.
Ma anche noi, a libro paga di qualcuno, innoviamo.

Mauro

Il commento di Laura ha tutta la mia approvazione (e solidarietà) per essere
innovatori devi essere indipendente o qualcuno non innovatore che prende
decisioni per te te lo impedirà… credo che in Italia ci siano innovatori ma,
spesso, purtroppo chi decide non lo è.

Asa

Il tema è affascinante. Personalmente trovo che una cosa su cui siamo
carenti in Italia è la capacità di associare innovazione e
sostenibilità/modello di business, e più in generale percorsi di selezione
delle reali innovazioni, per distinguerle da “invenzioni” fine a se
stesse.
Credo che nòva stia facendo del suo per segnalare percorsi possibili.
Quanto alle persone, il problema è riuscire ad avere le competenze per
valutarne le potenzialità, e non è sempre facile.
Ti girerò una mail in proposito che potrebbe esserti utile

Aldo de Rossi

Le radici delle innovazioni stanno generalmente nel gioco e nella
decorazione.

La metallurgia inizio’ con il martellare il rame all’interno di collane e
altri ornamenti molto prima che fosse utilizzata per coltelli ed armi di rame e
di bronzo.

La formazione di leghe metalliche inizio’ nell’ambito della gioielleria e
della scultura che della produzione economica e militare.

La ruota inizio’ ad essere usata in modo “frivolo”; le ruote piu’ antiche a
noi conosciute erano parti di giocattoli.

L’idraulica, la meccanica ed altre manifestazioni del genio umano furono
sviluppate all’inizio per costruire giocattoli o come forme di intrattenimento.

Il ferro battuto fu inizalmente utilizzato per scopi decorativi nella
creazione dei cancelli dei palazzi.

L’industria chimica si sviluppo’ dal bisogno di colorare o decolorare i
tessuti ed il vetro.

La polvere da sparo venne utilizzata prima come forma di intrattenimento per
i fuochi artificiali molto prima che fosse utilizzata per scopi militare o per
conquistare lo spazio con i razzi.

La prima ferrovia al mondo fu creata come forma di intratenimento a Londra.

La plastica venne dapprima utilizzata per i giocattoli e per i tasti del
pianoforte come rimpiazzo a basso costo dell’avorio.

Le racchette da tennis, le mazze da golf sperimentarono le fibre di vetro e
di carbonio prima degli aeroeplani.

I videogiochi al computer hanno preceduto l’uso giornaliero dei computer
nello spazio lavorativo.

Il riscaldamento con i pannelli solari e’ iniziato come un hobby per
appassionati di fai da te.

Tutte le cose grandi nascono da cose piccole, ma le nuove piccole cose
vengono sono distrutte a meno che non siano valorizzate per ragioni piu’ di
apprezzamento estetico che di utilita’ pratica.

 

 

da facebook:

 

Patrizia
Filippetti
alle 13.14 del 21 aprile

bellissima domanda!
stavo appunto leggendo questo:
http://blog.debiase.com/2009/04/cercasi-innovatori.html

 

Dario
De Judicibus
alle 13.19 del 21 aprile

Per essere innovatori sono necessarie due condizioni:
bisogna esserlo e bisogna che te lo facciano fare. In Italia la seconda manca.

 

Patrizia
Filippetti
alle 13.22 del 21 aprile

@dario la seconda credo che sia molto sensata

 

Titti
Ruberto
alle 13.29 del 21 aprile

a mio avviso Luca non ce ne sono. O se ci sono, non sono
messi nella condizione di.

 

Patrizia
Filippetti
alle 13.34 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@titti benchè tutto sia possibile, si spera almeno che
qualche neurone sia rimasto…forse manca altro

 

Romeo
Bassoli
alle 13.34 del 21 aprile

Io lavoro con i fisici delle particelle. Che vivono di
progetti e innovazione, di utopie, di idee apparentementemegalomani e
tecnologie che non esistono ancora. Ma non ha senso parlarne individualmente.
E’ una impresa giocoforza collettiva, di gruppo: sono gruppi di innovatori che
trovano sponde in strutture più grandi (nazionali o europee o Visualizza altrocomunque internazionali) che a loro volta riescono a fare
lobbing politica. Alla fine l’innovazione arriva, e come. Ma questa modalità
risponde alla tua domanda?

 

Claudio
Andrea Vinco
alle 13.38 del 21 aprile

imho: sono quelli che stanno zitti, e se parlano lo fanno in
inglese, in italiano solo ripetono.

 

Arianna
Geith
alle 13.40 del 21 aprile

forse c’è bisogno proprio di recuperare il valore dei sogni
e delle utopie e se possibile di trovare uno spazio per questo anche
all’interno delle scuole. chiedo troppo?

 

Salvatore
Iaconesi
alle 13.42 del 21 aprile

In realtà molti ambiti, tipo il design e la rete, offrono
tantetante opportunità. Che si possono cogliere, però, assumendo nuove modalità
operative, che sono assai lontane dal “non ti consentono di
innovare”. Perchè in realtà nessuno ti deve consentire nulla.
Probabilmente ci sono molti “innovatori”, ma pochi “imprenditori
innovatori”.
Chessò: io Visualizza
altro
mi ci mantengo a far venire
“strane idee” agli imprenditori. E così una fascia di
“giovani” che “fanno cose”. E che, magari, non si sentono
(giustamente) vincolate ad una certa nazione per farle, o all’aspettare che
“qualcuno te le faccia fare”.

 

Patrizia
Filippetti
alle 13.48 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo giusto appunto i grandi progetti seguono itinerari
internazionali, a volte l’idea e il progetto nascono qui ma per strane dinamiche
devono passare per…e dopo anni ritornare qui ..discorso lungo…quindi
speriamo che si trovi presto un però , un forse per poter dire che qualcosa sta
cambiando ma nella giusta direzione. A presto

 

Lucia
Montauti
alle 13.52 del 21 aprile

vanno cercati nei vicoli del web, chi ha veramente stoffa fa
poco rumore .. almeno io la vedo così, voi?

 

Lucia
Montauti
alle 13.55 del 21 aprile

sai cosa sarebbe carino? far incontrare: imprenditore del
web+ un creativo + un economista che pensa a nuovi modelli di business e vedere
cosa ne esce … tu che puoi, che hai mille contatti!

 

Lucia
Montauti
alle 13.59 del 21 aprile

scusa … 1903 contatti 🙂

 

Piersergio
Trapani
alle 14.00 del 21 aprile

@ patrizia, secondo me non cambia nulla per un semplice motivo:
chi decide e chi ha soldi non ha cultura dell’innovazinoe tantomeno di
internet!

 

Lucia
Montauti
alle 14.02 del 21 aprile

@ persergio … però se chi non ha cultura è costretto dagli
eventi … magari sono troppo ottimista eh?

 

Salvatore
Iaconesi
alle 14.08 del 21 aprile

è limitante pensare al modello “chi decide e chi ha i
soldi non ha cultura dell’innovazione tantomeno di internet”.
Non è vero. Ovvero: è vero parzialmente in Italia e in pochi altri posti. Manca
la cultura di chi deve presentare la propria idea con un business plan, con un
piano di marketing, con un piano di sviluppo e produzione. C’è troppo la riVisualizza altrocerca della “svolta” e di “qualcuno che te
le faccia fare”. Se si fanno le cose decenti, gli ascoltatori si trovano.
(magari non in italia.. ma in italia non c’è nemmeno il venture capital…)

 

Roberto
Marchionni
alle 14.34 del 21 aprile

Mi trova perfettamente d’accordo.
limitando il mio contributo alla pubblicità, leggete questo link:http://adage.com/agencynews/article?article_id=135438
Advertising Age è la bibbia della pubblicità mondiale

 

Lucia
Predolin
alle 14.41 del 21 aprile

alcuni del mio settore saranno a Bilbao questo venerdì per essere
premiati!http://www.startup2.eu/

 

Riccardo
Sorrentino
alle 14.43 del 21 aprile

Luca, perché quando parli di innovazione, come esempi citi
“Distruzione creatrice”, “Progresso tecnico” e
“Rottura radicale”? O la continuità del progresso, quindi, o la
discontinuità, il salto in qualche modo violento e brusco. L’innovazione non
può essere semplicemente intepretata come “differenza” (ovviamente
qualificata, non superficiale)?
La Visualizza
altro
cultura dell’innovazione non è
“semplicemente” – ma mai semplicità fu così complessa – la cultura
della differenza (anche nel senso filosofico del termine)?

 

Elvira
Zollerano
alle 15.15 del 21 aprile

posso segnalarti questa iniziativa di FORUM PA, alla sua
seconda edizione?
http://www.innovatori.forumpa.it/

 

Romeo
Bassoli
alle 15.16 del 21 aprile

@patrizia. I percorsi di sviluppo dei progetti hanno strade
che spesso sono obbligate dalle dimensioni. Una macchina per studiare delle
particelle chiamate mesoni costa qualche milione di euro. Ma poi si fa. E si
porta dietro una enorme innovazione dei dispositivi più vari, da quelli
elettronici a quelli ottici, dal software per il trattamento dati alla molatura
di lenti e cristalli. I protaginisti di questi prcessi io li chiamo
innovatori…

 

Patrizia
Filippetti
alle 16.59 del 21 aprile tramite Facebook Mobile

@romeo certo che si per fortuna! In ambito scientifico e in
altri settori …ma credo che la domanda di luca vada cercando altre risposte.a
presto @lucia mi è piaciuta la tua risposta, sarebbe davvero interessante
vedere come diverse professionalità riescano a wikicooperare e partecipare 😉
innovativo potrebbe essere l’incontro: la nuova società del sapere.a presto

 

Dario
De Judicibus
alle 17.00 del 21 aprile

@Salvatore Puoi fare anche il business plan più robusto che
vuoi, ma senza banche d’affari che ti trovano i finanziatori è tempo perso. Da
noi questo meccanismo manca, mentre invece esiste negli USA.

 

Dario
De Judicibus
alle 17.01 del 21 aprile

@Elvira Ci vediamo al Forum PA… dove terrò una lecture sui
mondi virtuali, allora.

 

Dario
De Judicibus
alle 17.06 del 21 aprile

Recentemente in un convegno a cui ero invitato come
relatore, si è parlato di innovazione. A chi mi ha chiesto quando si verifica
un’innovazione in una società, ho risposto che sono necessarie si realizzino
tre condizioni:

1. qualcuno deve avre un’idea (davvero) innovativa, ovvero non semplicemente
evolutiva
2. l’idea deve essere fattibile sia sul piano realizzativo che su quello
economico
3. la società deve essere disposta ad accettare il cambiamento culturale che
inevitabilmente comporta un’idea davvero innovativa
Visualizza altro

Ad esempio, le ali di Leonardo avrebbero potuto
forse funzionare con i materiali leggeri giusti, come l’alluminio e il kevlar.
Analogamente, molte idee sono rimaste nel cassetto perché, seppure
realizzabili, imponevano un cambiamento concettuale non realizzabile al loro
tempo.

 

Dario
De Judicibus
alle 17.09 del 21 aprile

@Lucia Tre anni fa sviluppai un’idea detta città accessibile
che partiva da un concetto che molti hanno osteggiato, e cioè che in qualche
modo «siamo tutti disabiliVisualizza altro». Da
lì avevo sviluppato una visione di una città che si comportasse come un enorme
computer vivente, ovvero con il quale si potesse interagire come un avatar fa
con un mondo virtuale. Da qualche mese stiamo lavorando a una prima
architettura per realizzarla ma non abbiamo trovato ancora il comune disposto a
fare da pilota. Forse potremo riuscirci a Vicenza, ma ne dobbiamo parlare a
Settembre. Come vedi ci si prova a fare innovazione ma devi mettere intorno a
un tavolo troppe teste perché si decida qualcosa. Ci vuole tempo…

 

Elvira
Zollerano
alle 17.27 del 21 aprile

@Dario: sicuramente 🙂

Salvatore Iaconesi alle 9.45 del 24 aprile

–>Dario: … è
ovvio che mi serva la banca d’affari o il capitalista col cilindro, no?
Come è ovvio che il venture capital in italia sia merce più che rara.
quello che non è ovvio è: perchè st’ostinazione con l’Italia?
io
sostenevo proprio il contrario: via da qui, che è un postaccio! Anche
le cose più innvative assumono un tono grottesco quando vengono
implementate da ‘ste parti.
Fuori, in più di un posto, son stato
sempre assai meglio: tirato su imprese, trovato persone pronte ad
sudiare opportunità… e, tra l’altro, ho sempre trovato anche un sacco
di stupendi italiani felici di essere stati “innovativi” all’estero 😉

 

twitter

Aless_Zaccuri@lucadebiase innovazioni strettamente
tecnologiche? o di qualsiasi altro tipo?

update da facebook

Simona Vogliano
loro
sono innovatori, italiani e stanno facendo cose pazzesche all’estero
mentre in italia le amministarzioni decidono se è il caso di puntare su
un’idea vincente e lasciano bruciare boschi, franare montagne, crollare
dighe, esondare fiumi…
http://www.ireport.com/docs/DOC-247276

7 Commenti

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  • dai, pecco un po’ di immodestia 🙂
    innovatori? RomaEuropaFAKEFactory!
    http://www.romaeuropa.org
    un concorso creato detournando un altro concorso, per criticarne l’approccio alla proprietà intellettuale.
    Il FAKEFactory, presentato in senato il 20 Marzo 2009, è diventato un evento ufficiale dell’anno della creatività e dell’innovazione della comunità europea e, adesso, si accinge a diventare lo stimolo che porterà alla creazione di un tavolo per le culture digitali presso la commissione cultura del senato.
    In tutto questo, l’ecosistema che si è creato attorno al concorso si è autonomamente attivato a sperimentare diversi modelli economici basati sulla rete, per la gioia degli oramai 70+ partner a livello globale.
    A maggio un grande evento a Roma, e a Ottobre un evento in contemporanea tra Roma, Londra e New York.
    Nel frattempo il concorso “originario” ha cambiato la sua policy sul diritto d’autore 🙂
    per chi fosse interessato: il concorso ha anche una sezione assai particolare, quella della “Law Art”. In questa, avvocati, giuristi e appassionati di proprietà intellettuale sono invitati a realizzare opere creative remixando testi giuridici, col fine di creare la “legge perfetta” sul diritto d’autore. 🙂
    innovate! ciaociao

  • Ciao Luca, mi permetto di segnalarti il nuovo sito che abbiamo ideato per l’agenzia di comunicazione di cui sono direttore creativo associato interactive, si tratta del primo esempio italiano dell’utilizzo di Facebook Connect per il sito di un agenzia di comunicazione relazionale. Sul nostro canale youtube, anch’esso accessibile dal sito, troverai inoltre alcune case history video di progetti di comunicazione innovativi ideati e realizzati per i nostri clienti negli ultimi 3 anni. Tra questi c’è il primo esempio di viral marketing italiano che abbiamo ideato per il brand Simmenthal, il blog più alto del mondo tenuto in tempo reale dall’alpinista estremo Simone Moro durante le sue missioni over 8000 ideato per Canon, le prime operazioni italiane social media su MySpace per Regione Trentino e Sony Ericsson, il primo facebook social game italiano per Wilkinson, la prima “asta creativa” su eBay e molti altri. Alcune di queste operazioni hanno anche ottenuto riconoscimenti a concorsi creativi internazionali come il New York Festivals ma purtoppo non hanno avuto visibilità oltre i canali mediatici di settore. Nel nostro ambito speriamo dunque di aver portato innovazione e ogni giorno cerchiamo di portare la comunicazione e la creatività italiana un passo oltre.
    ecco i link:
    http://www.rmgconnect.it
    http://www.youtube.com/rmgconnectitalia

  • c’è il 21 con l’ExperienceCamp e il 22 e il 23 Maggio come occasioni utile per fare il ‘solito’ evento…

  • Vorrei commentare due cose veloci:
    1. Suggerisco ai tanti che segnalano le loro iniziative “innovative” di non essere troppo “markettari”. Da lettore interessato alla conversazione mi sto scocciando, e purtroppo ottenete l’effetto di scacciarmi dai vostri URL 🙂
    2. Luca, la conversazione ha bisogno di essere organizzata in qualche modo. Immagino che per il momento tu ti stia limitando a riportare quanto detto finora (che è già utile, piuttosto che spulciarsi tre/quattro post), ma secondo me, per non “sprecare” questa energia che si è creata, dovrei darti subito da fare per canalizzare tutto in un modo più… organico.
    3. Se fate il “solito” evento a Milano per parlarne, fate in modo che ci sia davvero modo di partecipare anche online… (oppure fatelo il 7 maggio sera, così ci sono anche io :-P).

  • E’ bellissimo perchè sembriamo tutti alla ricerca del Santo Graal.
    Alcuni di noi si sentono perfino una sorta di Templari, io per primo, ben inteso!
    Ma se alla fine riflettiamo senza tentare di dimostrare che l’attività di business che stiamo svolgendo è “In-Nova Compliant” bensì crediamo semplicemente che il mondo non debba adeguarsi eternamente a certe regole, usi e costumi che non sempre hanno creato valore ma in certi casi hanno generato catastrofi (banalmente, il periodo di emme che stiamo vivendo ora), allora molte idee che fino ad oggi rimangono nella sfera dell’eresia, potrebbero finalmente concretizzarsi e migliorare certamente molti aspetti della nostra vita quotidiana. Chi ad esempio non crede che certe aree della nostra penisola siano tenute volutamente oscurate dalla banda larga con fini ben precisi? Provate ad uscire dai grandi centri urbani e dalle aree industriali e provate ad utilizzare i vostri strumenti per accedere alla Rete. Riscoprirete il fascino di navigare solo su siti web puramente testuali. Innovare significa in questo caso abbattare definitivamente il digital divide attingendo senza remore a tutte le risorse già ampiamente testate e pronte all’uso. Peccato che in virtù dei costi di struttura che nessuno vorrebbe assumersi, ci sia ancora tanta gente che viene tenuta lontana da questo blog e dai miliardi di informazioni in Rete.
    Innovare significa non temere ripercussioni del mondo finanziario qualora una scoperta possa migliorare la qualità della vita: le auto elettriche o a idrogeno, progetti rigorosamente rallentati per non stravolgere delicatissimi equilibri di cui tutti siamo ben consci.
    Innovare significa anche cambiare le proprie abitudini e lasciarsi aiutare senza grandi esitazioni dalla tecnologia: la video conference è un esempio su tutti. Vogliamo provare a mettere insieme il valore economico di un solo giorno di trasporto nel mondo per recarsi ad appuntamenti/riunioni fuori sede? Della video conferenza si parla da tanti anni ma assistiamo inermi ad uno scarso utilizzo.
    Innovare vuol dire anche cambiare i paradigmi di comunicazione e avere il coraggio, ad esempio, di confrontarsi con il pubblico in maniera aperta; aprirsi ai suggerimenti dei consumatori, accettare le critiche come se fossero parte integrante al costante miglioramento del prodotto. Neanche l’interattività di Internet ad oggi è stata al centro di questo cambiamento epocale.
    Insomma, per innovare in prima istanza occorre una predisposizione personale ad accettare grandi trasformazioni e grandi cambiamenti di abitudini consolidate… essere innovatore, innovabile o già innovato fa parte di uno stile di vita… chi vuole appartenervi?

  • Per cambiare il mondo bisogna cominciare a porsi le giuste domende. Ma quali domande non trovano mai risposta ?
    Leggendo blue ocean strategy riflettevo su un paradigma: l’unico modo per battere la concorrenza è smettere di cercare di battere la concorrenza.
    Ma come?
    Definendo una curva del valore indice di innovazione, focalizzata, divergente e semplice da spiegare anche con una tagline di poche parole.
    La logica richiede di concentrarsi sull’obiettivo di neutralizzare non di battere la concorrenza offrendo un aumento significativo del valore aprendo uno spazio di mercato nuovo e incontestato. Essa è divergente perché non si basa sul benchmarking dei concorrenti, ma piuttosto analizza le alternative.
    Nei mercati maturi e competitivi i confini di settore sono definiti e accettati da tutti, i prezzi tendono verso il basso e le regole del gioco sono note, con il risultato di trasformare prodotti e servizi in commodity, nello spazio della non competizione i clienti compiono le loro scelte guardando al di la dei confini di settore. Nella competizione si creano mercati di nicchia segmentando la clientela, nello spazio della non competizione si cercano i punti in comune tra tutti i clienti.
    Le intuizioni derivano raramente dalle proiezioni relative al trend, piuttosto emergono dalla comprensione di come il trend cambierà la percezione del valore da parte dei clienti e influenzerà il modello di business dell’azienda.
    La value innovation confuta uno dei dogmi della strategia basata sulla concorrenza: il trade off tra costo e valore, infatti persegue allo stesso tempo l’obiettivo della differenziazione e quello del contenimento dei costi. Per creare una nuova curva del valore bisogna rispondere a quattro domande fondamentali:
    Tra i fattori che l’industria dà per scontati, quali andrebbero eliminati?
    Quali fattori andrebbero ridotti ben al di sotto dello standard di settore?
    Quali fattori andrebbero aumentati ben al di sopra dello standard di settore?
    Quali fattori, mai offerti dal settore, dovrebbero essere creati?
    Per evitare il rischio di una visione tradizionale della concorrenza che conduce ad una convergenza competitiva bisogna analizzare trasversalmente i settori alternativi, i diversi gruppi strategici, i gruppi di acquisto e l’offerta di prodotti e servizi complementari .Spostando il focus dalla concorrenza attuale alle alternative e ai non- clienti si arriva finalmente a capire come ridefinire il problema su cui è focalizzato il settore, e quindi come ridefinire gli elementi del potere d’acquisto che giacciono al di fuori dei confini di settore.
    Nel mondo della non concorrenza le domande sono aperte le risposte sono molto meno precise.
    La sfida e’ mettere in discussione la parte mancante del quadro, l’osservazione richiede una mente aperta e il coraggio di avventurarsi su un terreno sconosciuto.
    Quali sono stati in passato i nostri punto ciechi?
    Quali segnali importanti stiamo allontanando razionalmente?
    Che cosa pensano veramente i clienti periferici?
    Chi sono i non-clienti ?
    Esiste uno scenario impensabile?
    Quali piccoli cambiamenti attraversò la contagiosità possono avere grandi effetti?
    Quando tutto può cambiare all’improvviso?
    Forse le risposte devono combinare una ricerca condotta in una direzione precisa e una ricerca priva di direzione. Comunque e’ importante acquisire prospettive molteplici in modo da effettuare una triangolazione sulle stesse domande in modi da separare i segnali interessanti, deboli ma ricorrenti, dal rumore di sottofondo.
    In realtà’ se non ci si sorprende significa che non ci stiamo ponendo le giuste domande.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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