BookBlogging – Capitale e condivisione

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Il libro di Sergio Bellucci e Marcello Cini è un saggio politico sull’economia della conoscenza. Riparte da Marx (Karl) e dal progetto di ricerca che il pensatore ottocentesco aveva annunciato nei Gründrisse: immaginare lo sviluppo del capitalismo anche oltre la fase dell’industrializzazione. «Marx aveva una visione più estesa di quella descritta ne Il Capitale, che è una sorta di “fotografia del presente”: la visione di un futuro in cui “la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato”, ma dipende invece da quello che chiama general intellect, cioè “dallo stato generale della scienza e del progresso della tecnologia o dall’applicazione di questa scienza alla produzione”». E si sviluppa in una critica del capitalismo per come si è trasformato nell’epoca della conoscenza. Con l’obiettivo di suggerire una nuova prospettiva d’analisi per l’azione dei partiti di sinistra. 
Di certo, con la fine del sistema di produzione fordista, la sinistra tradizionale ha faticato a ritrovare un’analisi adatta all’azione di difesa dei lavoratori. Anche perché il lavoro post-fordista è organizzato in modo tale da mettere i lavoratori (consumatori) in competizione individuale tra loro. Il che rende difficile e obsoleta qualunque strategia basata su forme di mobilitazione che abbiano bisogno del concetto di “classe” per generare la coscienza di un interesse comune.
Ma per Bellucci e Cini, l’economia della conoscenza sta facendo emergere diverse forme di collaborazione e condivisione che si possono interpretare come alternativa almeno potenziale al capitalismo.
Al di là delle radici culturali del saggio e delle sue finalità, la lucidità della ricostruzione delle linee generali del dibattito sull’economia della conoscenza fa del libro una bella lettura anche per chi non sia particolarmente orientato politicamente.
Sta di fatto che il punto politico è rilevante e originale. Di fatto, i partiti di sinistra sembrano un po’ in difficoltà nell’elaborazione di una strategia che li candidi a rappresentare non solo i valori culturali (che tendono ad essere “dati” perché di origine territoriale o soggettiva) ma anche gli interessi di quel nuovo genere di lavoratori che emerge con la smaterializzazione del processo produttivo del valore. Anche perché quegli stessi lavoratori faticano a riconoscere esattamente in che cosa li potrebbe favorire una fazione politica che sembra tradizionalmente orientata a occuparsi dei lavoratori in base al tipo di contratto che hanno più che al tipo di lavoro che fanno, una fazione che pensa al loro status normativo (di dipendenti o professionisti o nei casi più moderni “partite iva”) piuttosto che alla loro identità sociale ed economica più complessa e a quello che potrebbe dare alla società.
Il valore del libro di Bellucci e Cini è nell’intuizione che la collaborazione emergente tra le persone in rete si possa tradurre in una forma di dichiarazione di ciò che i lavoratori dell’economia della conoscenza potrebbero dare alla società. 
Anche se resta da chiarire meglio in base a quale insieme di concetti essi potranno ricreare per se e per il loro entourage la consapevolezza di poter avere qualcosa in comune non solo al livello di community online ma anche nella dimensione territoriale che resta ancora fondamentale per le aggregazioni politiche.
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Che cosa è successo a Roma
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scientifica. E ne condiziona le prospettive.

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Comments

2 Comments so far. Leave a comment below.
  1. Marco,

    A quelle povere Grudrisse si fa proprio dire di tutto, secondo l’estro del momento. Prima Ernst Bloch, poi, dioscampi, Antonio Negri (l’accademico noto anche con il nome di Toni Negri), ora persino l’economia della conoscenza, che Marx avrebbe individuato addirittura prima della nascita dello scientismo e del positivismo: il Nostradamus di Treviri. Il ricorso al Marx romantico è solo un segnale, l’ennesimo, della disperazione teoretica della “sinistra” di fronte al mondo contemporaneo.

  2. Emanuele,

    Poi se ho capito bene l’economia della conoscenza dovrebbe esser quella dell’Allarme che merita risposte, oggi in editoriale del Sole 24 Ore, di pugno a Prandstraller. Finché si cercherà coperture con le modiche più disperate, ora dal termine “compensazioni” invece che esclusive non si stimola niente ma siamo al solito aiutami che t’aiuto. Si parla a gran voce di mentalità imprenditoriale e si loda l’impresa come classe dirigente, poi anche per le professioni che dovrebbero avere il ruolo più dinamico nell’economia si cercano ombrelli.
    Togliere ambiti di competenza alla pubblica amministrazione inefficienti è un buon obiettivo, ma poi rimetterli nella mani dei professionisti in crisi sembra proprio una strategia da canna al gas.

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