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Spazi d’impresa cooperativa nell’economia della conoscenza

Il mondo cooperativo cerca le sue nuove vocazioni. Sentendo parlare i protagonisti ci si accorge di una sorta di inquietudine: è possibile che sia connessa a una sorta di disorientamento che i cooperatori sperimentano in un contesto politico nel quale le sponde tradizionali sono venute meno. Ma chi proiettasse la crisi dei partiti tradizionali in una crisi di tutta la sensibilità solidaristica, rischierebbe probabilmente di sbagliare di grosso. Perché proprio mentre si espande il politicamente scorretto, l’egoismo nazionalista e razzista, il pragmatismo anti-ideologico e tecno ingenuo, emergono esigenze del tutto nuove. Che l’approccio cooperativo risolve meglio di altri sistemi imprenditoriali.

Non solo la grande distribuzione, l’edilizia, l’agricoltura e molte altre attività continuano a essere ottimi terreni di cooperazione. Ci si accorge che emergono nuove frontiere per questo sistema che non possono essere ignorate. E che si colgono se si unisce la soluzione cooperativa a uno spirito innovativo vagamente schumpeteriano: non esistono soltanto i mercati conosciuti e non c’è soltanto la concorrenza tra il sistema individualista e quello cooperativo nell’ambito di attività già esistenti; esiste l’innovazione che crea nuovi mercati e che consente a chi la genera di conquistare una posizione dominante fino a quando qualcuno non è in grado di copiare a costi inferiori; ed è chiaro che l’innovazione sociale che le cooperative possono produrre ha tutte le possibilità di condurre con successo una strategia di competizione schumpeteriana. Se impara a collocarsi nel contesto epocale contemporaneo, dal punto di vista tecnologico, organizzativo, culturale.

Ci sono spazi che tutti – ma proprio tutti – vedono come destinati ad essere occupati da forme di cooperazione. Tutti gli specialisti, per esempio, vedono nella cybersecurity un’attività cooperativa. Non ci si difende più dagli attacchi dei criminali digitali – privati o pubblici – costruendo muri solitari intorno alle proprie proprietà elettroniche. Chi si connette in rete sa che le infiltrazioni sono quasi inevitabili: il problema è individuarle prima che facciano danni, migliorare costantemente la conoscenza dei nuovi sistemi di attacco e difesa, sviluppare pratiche di coordinamento per respingere non solo gli attacchi diretti ma anche quelli che possono colpire organizzazioni esterne connessea. La dimensione della cooperazione per la cybersicurezza può essere svolta in modo informale da organizzazioni consapevoli, ma può anche essere gestita e regolata da cooperative? Perché no? Sarebbe un nuovo business da creare per i cooperatori.

Ci sono spazi di cooperazione per i lavoratori della gig economy che lavorano sulla piattaforma ma possono mettere in comune risorse e tempi oppure forme varie di supporto, in attesa di poterle contrattare con le piattaforme; oppure sviluppare le proprie piattaforme estendendo per esempio la strada aperta da Doc Servizi. Le cooperative platforms sono una realtà e possono crescere.

Anche perché il mondo dei beni comuni cresce. Se i dati vengono messi nei nuovi depositi abilitati dalla GDPR o se qualcuno coglie l’opportunità aperta dalla direttiva per far partire nuove piattaforme dotate di una storia di dati già ampia fin dalla partenza si possono formare nuovi luoghi della conoscenza che si possono organizzare in cooperativa. E del resto, a proposito della conoscenza, le forme cooperative di fatto degli scienziati che credono nell’open access potrebbero diventare forme cooperative anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, almeno per la parte di funzioni che richiede la collaborazione tra pari.

Insomma, come le cooperative all’inizio avevano scoperto nuovi spazi di azione economica nei quali si lavorava meglio in cooperativa che da soli o con imprese “padronali” così oggi si possono scoprire altrettanti spazi nuovi. Sono nei grandi ambiti della economia che cresce: l’economia della conoscenza, l’economia della cura e della felicità, l’economia delle piattaforme ripensate non a vantaggio del capitale finanziario ma a vantaggio del capitale sociale e umano. Siamo al livello delle intuizioni: ma i cooperatori sono imprenditori che sanno cogliere le opportunità. A modo loro.

ps. Si può dare un’occhiata a Weople

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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