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Il confronto tra Google e tutti i giornali del mondo

Google e i giornali? Le notizie su questo argomento appassionano solo gli addetti ai lavori. Ma i fenomeni sottostanti dovrebbero invece interessare tutti. Vediamo perché.

1. Le ultimissime notizie che non appassionano

Il confronto tra Google e i giornali mondiali evolve velocemente. Dopo la strana legge europea sui diritti connessi al copyright, dopo che l’Australia ha pensato di fare una cosa simile, dopo che in Francia un tribunale ha dato ragione agli editori sull’obbligo di arrivare a un accordo che garantisse un qualche pagamento da parte di Google ai giornali, un primo accordo sembra in vista a Parigi. Qualcosa come 25-30 milioni all’anno da Google ai circa 300 editori di giornali francesi alleati nella trattativa con la compagnia americana. E nel frattempo, Google ha annunciato un nuovo prodotto, Google Showcase, che ripubblicherà articoli di una selezione di giornali e li pagherà. (Le Monde e Google)

2. I fenomeni sottostanti sono tutti da conoscere.

Facciamo le debite proporzioni. Tutto il sistema dei giornali del mondo fattura 110 miliardi di dollari. Erano 140 miliardi nel 2010. La maggior parte del fatturato perso è dovuto alla pubblicità persa. Lo calcola Pwc. Google ha fatturato 160 miliardi nel 2019. Erano 74 miliardi nel 2015. La maggior parte dei redditi di Google è pubblicità. Nel corso degli ultimi anni, Google ha avuto un andamento esattamente opposto a quello dei giornali. Ed è diventata molto più grande di tutti i giornali del mondo messi insieme. Da notare che complessivamente il reddito dei giornali dovuto agli acquisti dei lettori non è diminuito dal 2010. È diminuita la pubblicità. Dice Pwc che il totale mondiale del fatturato dovuto alla vendita di giornali era di circa 63 miliardi di dollari nel 2010 ed è circa di 63 miliardi nel 2020; mentre il fatturato pubblicitario degli editori di giornali è passato nello stesso periodo da 76 miliardi di dollari a 57 miliardi. (Pwc, Ibis, Nieman)

3. Conseguenza importante

Se il fatturato proveniente dai lettori in fin dei conti è rimasto e se gli editori di giornali hanno perso essenzialmente la pubblicità, qual è il problema in questo mercato? Stiamo parlando di aggregati globali, naturalmente. Quindi stiamo parlando di quello che succede in India oltre che di quello che succede in Europa. Ma complessivamente il fenomeno è abbastanza chiaro. Si possono colpevolizzare i giornalisti, che non hanno mancato di mostrare una quantità di difetti. Ma i problemi di business sono stati soprattutto causati dalle scelte degli editori che non hanno saputo fare piattaforme abbastanza attraenti per la pubblicità. La sconfitta dei giornali non è la sconfitta del rapporto tra il pubblico e i giornali: a perdere per gli editori di giornali sono state soprattutto le aziende che raccolgono pubblicità. Oggi, puntare sugli abbonamenti per i giornali ha sempre più senso. Puntare sulla pubblicità ha poco senso. Ma a questo punto c’è di più.

4. Ipotesi strategiche

Perché Google non fa un giornale tutto suo? Che cosa ci vuole perché Google decida di fare un giornale globale? Se investisse un miliardo di dollari in un giornale, potrebbe anche riuscire a mettere su il miglior giornale del mondo. Più bello e ricco e fatto bene di qualsiasi giornale che ci sia. Magari raccoglie pure pubblicità, visto che l’azienda sa come fare. E se finisce per raccoglierne tanta, può essere gratuito. Mentre gli altri giornali restano per forza a pagamento. Non diventa il monopolista dell’informazione globale, ovviamente, ma può fare davvero concorrenza ai giornali esistenti. Può metterne in difficoltà molti.

È evidente che Google però non lo farà. Un giornale super grande, quasi unico non è da internet. È una specie di morte di internet. Google non vive di notizie. Vive di internet. Google News Showcase è il modo che Google ha trovato per fare un giornale senza farlo. Compra i pezzi del suo giornale dai giornali che vuole. Li paga un miliardo. In tre anni. Usa la sua piattaforma. E non si preoccupa di distruggere troppo la diversità di internet. Perché assembla diversità. L’idea può anche piacere a qualcuno. Non sembra che ci si possa opporre. Ma è l’ennesima dimostrazione che i giornali devono pensare più grande di come fanno ora. Altrimenti finiranno per essere piccoli. Come il loro pensiero.

5. I giornali del futuro

Non ci sono ancora. Sono fatti con il metodo giornalistico più tradizionale. Il metodo per il quale si può essere orgogliosi di fare il giornalista. Il metodo dell’indipendenza dalle fonti, dell’accuratezza della cronaca, della qualità della documentazione sulla base della quale si scrivono le notizie, della legalità come faro generale: insomma, il lavoro dei giornalisti che hanno in mente prima di tutto di servire il pubblico. Un lavoro che unisce la società perché serve a tutti per sapere come stanno le cose, prima di dividersi su come analizzarle e come correggerle.

I giornali del futuro sono portatori di questa tradizione, spesso tradita. E innovano su tutto il resto. Piattaforme che garantiscono la privacy. Che non raccolgono pubblicità e vivono di abbonamenti o sottoscrizioni a forme diverse di membership. Sistemi di condivisione dei dati personali che servono al pubblico e non ai pubblicitari. Si può andare più a fondo su questo punto. Sarebbe appassionante parlarne. Ma una domanda resta: i giornali del futuro saranno i giornali del passato rinnovati o saranno piattaforme totalmente nuove? Questa è la sfida per chi fa editoria oggi. Lamentarsi di Google non ha senso. Soprattutto dopo aver perso la partita con Google in maniera così clamorosa come è stato fatto negli ultimi dieci anni.

1 Commento

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  • Analisi lucida. Quanta responsabilità è sul lato degli editori e dei giornalisti per il calo dell’attrattività delle news e quindi del fatturato adv?
    In Italia apro sul cell le grandi testate e sono sommerso da
    – pubblicità di tutti i tipi di formato (tralascio la qualità della targetizzazione e e ritargetizzazione)
    – social news già al primo scroll (Il cane che abbaia ma sembra che canti etc)
    – news automatiche (guadagna da casa con le azioni di xyz etc)
    – gossip più che giornalismo (il politico con la compagna in discoteca, o un commento da ultrà del parlamentare alfa, poi l’influencer tizio che pontifica sulla mascherina…etc)
    – poi le promo per abbonamento: per cosa? Quale valore? Qualcuno propone abbonamenti senza vessazione dell’adv ma solo su computer (!)
    La mia offerta da lettore è 9,90 euro/mese per news con poca e mirata pubblicitá. C’è qualcuno la fuori?!…
    In alternativa continuo come ho sempre fatto con le app di Bbc, Russia today, Aljazeera inglese, deutsche welle. Meno male che l’inglese me lo sono imparato 😉

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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