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Perché domani, al Salone del Libro, nonostante

Mio padre è stato condannato a morte dai fascisti. Che non sono stati capaci di infliggere effettivamente la pena comminata. Per questo io sono qui. E lo sono i miei figli.

Chi difende il fascismo del manganello, del delitto Matteotti e delle leggi razziali, chi si dichiara fascista, chi ancora oggi minaccia, picchia, mostra intenzioni violente, è un pericolo gravissimo per la convivenza e per la civiltà. I fascisti di oggi approvano il male compiuto da quel regime e progettano di poterlo arrecare ancora all’umanità, qualora se ne presentasse l’occasione storica. È necessario che quell’occasione non si presenti.

L’attualità politica indica chiaramente che che gli spazi per i fascisti rischiano di allargarsi. La polemica sul Salone del Libro nasce dalla presenza di una casa editrice che difende il fascismo. La sensibilità di alcune persone che avrebbero dovuto prendere parte alla manifestazione le ha condotte a decidere di non partecipare. Altri hanno sostenuto che lo spirito liberale impone di lasciare a tutti il diritto di esprimere le loro opinioni e hanno deciso di confermare la loro partecipazione. Certo è che se dovessero vincere le opinioni dei fascisti la loro magnanima decisione verrebbe ripagata con una moneta non altrettanto gentile. In ogni caso, la magistratura è stata avvertita: in effetti, la magistratura deve dire se alcune presenze al Salone commettono reati secondo la legge italiana.

Ma il problema resta: che cosa possiamo fare per impedire che le circostanze favorevoli al fascismo si presentino?

Senza andare troppo a fondo, si può probabilmente dire che le circostanze che favorirebbero il ritorno del fascismo, o l’avvento di una nuova forma di fascismo, sono probabilmente collegate a una condizione di grande incertezza socio-economica, a una diffusa e deflagrante rancorosità nella popolazione, a una perdita di memoria storica e di sensibilità umana. Ogni centimentro di società va preservato dal verificarsi di quelle circostanze. Oggi, purtroppo, ogni centimetro di società rischia di finire nel gorgo: memoria e sensibilità non sono coltivate sistematicamente, il benessere è ancora elevato ma l’incertezza morde tutti i ceti a partire purtroppo da quelli che proprio non se la possono permettere, la litigiosità sembra inarrestabile e capillare. Gli episodi contano. Al Salone del libro se ne sta verificando uno particolarmente simbolico. Perché il libro, la cultura, la riunione pubblica degli intellettuali e del pubblico attivo, colto e partecipe, sono elementi essenziali e dimensioni forti della difesa della convivenza civile. Il rancore purtroppo esiste ovunque arrivino i fascisti. E il Salone si è aperto a questa dinamica. Non avrebbe potuto fare altrimenti, probabilmente. Di fronte a questo va apprezzato il gesto di chi non va, perché manifesta quanto debba essere forte la voce del dissenso nei confronti delle idee fasciste. E va apprezzato il gesto di chi va e non sta zitto: il gesto di chi va per manifestare la libertà di pensiero, la tolleranza e la fiducia nella magistratura. Insomma, il primo obiettivo è tenere uniti gli antifascisti, qualunque sia la loro decisione in materia di partecipazione al Salone.

Quale sarà la mia decisione? Penso che i fascisti non impediranno agli altri di parlare fino a che le circostanze storiche non glielo permetteranno. E quelle circostanze sebbene più vicine di anni fa, oggi non ci sono: e allora la priorità è difendere e aumentare con tutte le proprie forze gli spazi pubblici nei quali prevale la tolleranza e la cultura. Quindi vale la pena di andare al Salone per difenderlo dal rancore.

I fascisti sono notoriamente gradassi quando sono in tanti e silenti quando sono minoritari. Occorre mostrare loro che sono minoritari. Anche al Salone del Libro.

Aggiornamento:

Comune e Regione escludono all’ultimo momento la casa editrice ora indagata per apologia del fascismo

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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