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Democrazia aumentata: il dibattito, l’informazione, la votazione. E gli algoritmi

César Hidalgo, fisico all’Mit Media Lab, se n’è uscito con una proposta per il rinvigorimento della democrazia che merita una menzione: A bold idea to replace politicians. Non è la democrazia diretta e neppure una forma rielaborata di democrazia rappresentativa. Hidalgo parte dalla considerazione secondo la quale la disaffezione sempre più evidente per la partecipazione democratica discende dalla scarsa credibilità del sistema della democrazia rappresentativa. Ma osserva che la democrazia diretta richiederebbe che tutti prendessero posizione su tutto informandosi su ogni cosa. Per aiutare tutti a lavorare per il gioco democratico, Hidalgo immagina che si possa fare una sorta di gemello digitale di ciascuno, un’intelligenza artificiale che sappia da un lato imparare esattamente quali sono le preferenze di ciascuno e dall’altro possa informarsi molto bene su tutti gli argomenti, per aiutare ogni cittadino a decidere su tutto. Magari dice Hidalgo si potrebbe cominciare a usare questo sistema per comunità minori, come il condominio e il quartiere, ma alla lunga si potrebbe usare questa tecnologia anche per problemi più generali.

Jamie Susskind, autore di “Future Politics”, ammette che non si può fare a meno di pensare a come la tecnologia possa aiutare a migliorare il lavoro della democrazia. E le possibilità sono davvero gigantesche. Ma nello stesso tempo invita a pensare quanta concentrazione di potere a quel punto si manifesterebbe a favore di coloro che sanno scrivere gli algoritmi e che possiedono le piattaforme che servono il gioco democratico aumentato.

Se quelle piattaforme e algoritmi sono segreti e chiusi probabilmente si prestano a una nuova forma di autoritarismo, altro che democrazia, come osserva Frank Pasquale nel suo “The black box society“.

Algoritmi e piattaforme serviranno certamente. Dovranno essere aperti e trasparenti. Non chiusi e proprietari. Il rischio del “bias”, cioè del pregiudizio implicito in un algoritmo, è sempre dietro l’angolo e si può contenere soltanto se molti occhi sono in grado di valutarlo criticamente. Ma algoritmi e piattaforme dovranno anche essere disegnati in modo da favorire non soltanto la fase della democrazia che si concentra nelle votazioni, ma tutto il processo a 360° gradi. Il gioco democratico funziona se i cittadini sono informati, se le deliberazioni riescono a richiamare la partecipazione di tutti coloro che sanno bene come funziona la materia sulla quale si decide e tutti coloro che sono coinvolti nelle conseguenze delle decisioni e, fatte le prime due, se le votazioni sono sicure, facili, intelligenti (non necessariamente “sì-no”, magari anche “non ho capito” come nella piattaforma che Ahref aveva fatto grazie al contributo di Pietro Speroni di Fenizio e altri).

Vedi:
Democrazia diretta, innovazione, repubblica
Italia: l’offerta politica in discussione

ps. Come giustamente fa notare Antonio Nicita i valori di una persona – il gemello digitale di Hidalgo dovrebbe riprodurre con la sua intelligenza artificiale – sono solo in parte individuali, in realtà coevolvono con lo sviluppo della comunità nella quale la persona è inserita e mutano in molti modi, rendendo probabilmente il gemello digitale poco fedele all’originale.

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  • Da vedere se preferenze e valori, con tutte le sfumature e tutte le eccezioni dei casi individuali, possano davvero essere rappresentate da un algoritmo.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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