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Domani e dopodomani

Roy Amara, un tempo presidente dell’Institute for the Future, ha espresso una grande verità non ovvia (attribuita anche ad altri ma sua): “Tendiamo a sovrastimare gli effetti a breve termine di una tecnologia e a sottostimare i suoi effetti nel lungo termine” (“We tend to overestimate the effect of a technology in the short run and underestimate the effect in the long run”).

Gli umani sembrano disegnati meglio per reagire ma sanno anche pianificare. L’osservazione di Daniel Kahneman secondo la quale nella maggior parte dei casi gli umani decidono in base all’intuizione e raramente in base al ragionamento controllato spiega la prevalenza della tattica sulla strategia. Gli umani sono attenti a ciò che li mette in allarme, sono in ansia per mantenere il mondo che conoscono in funzione, come animali della foresta, e così passano la maggior parte del loro tempo: ma alcuni di loro, o in alcuni momenti della vita, da qualche parte della loro mente stanno preparando la prossima mossa, immaginando uno scenario nel quale quella mossa avrà successo.

L’epica della strategia è più importante di quella della tattica. La libertà, la saggezza, persino l’educazione, sono ambiti connessi alla lungimiranza. Chi è pienamente dentro un mondo nel quale deve soltanto reagire agli stimoli, evitare gli attacchi altrui, aderire agli inviti di aggregazione degli altri, tatticamente, non è libero e difficilmente matura una sua saggezza. Chi non fa che reagire è schiavo delle circostanze. La lungimiranza è un enorme valore per la qualità dell’esperienza umana.

E allora perché è tanto sottovalutata?

Il peggio è che è meno sottovalutata nel privato che nel pubblico. Eppure è proprio nel pubblico che si costruiscono le condizioni per uno sviluppo di qualità anche per l’insieme dei molti privati possibili.

Il cervello è allenato a reagire a ipotesi standard di futuro immediato e meno a costruire una visione originale del futuro a lungo termine. Siamo immersi in un enorme insieme di stimoli – tra l’altro in quantità crescente – che il cervello tenta di decodificare tutti dando priorità all’analisi del pericolo e del vantaggio immediato e dedicando meno attenzione all’interpretazione delle loro conseguenze di lunga durata.

L'”urgenza” è più coinvolgente dell'”importanza”.

Passiamo più tempo a districarci nel presente che a cercare la strada del futuro. Non ce la caviamo senza fare allenamento. Ma le piattaforme mediatiche che stiamo adottando per la maggior parte del nostro tempo sono fatte di un enorme presente e non ispirano nessuna visione di prospettiva. Sono disegnate per aderire immediatamente alla struttura dell’urgenza e non per rispondere all’esigenza di allenare la lungimiranza.

La struttura dell’interfaccia delle piattaforme che usiamo per vivere nell’ambiente mediatico, i sistemi di incentivi impliciti nelle loro regole, i role model che emergono al loro interno e le forme di aggregazione che facilitano sono altrettante precondizioni per lo sviluppo o l’inibizione di una maggiore capacità di lungimiranza.

Se le piattaforme attuali non si occupano di tutto questo occorre fare nuove piattaforme.

Nel frattempo, per chi voglia, come ogni anno si stanno scatenando le previsioni su come sarà l’anno prossimo. Dalle proiezioni economiche alle intuizioni fatte di ragionevolezza, dall’ideologia alla mera astrologia. L’Italia con ogni probabilità continuerà a crescere, forse meno di quest’anno che è stato eccezionale: esportazioni arrivate a 450miliardi e tasso di occupazione oltre il 58%, con investimenti e produzione industriale in forte crescita hanno generato un 2017 ottimo; l’anno prossimo sarà buono, dicono le previsioni. Eppure gli elettori voteranno in funzione di altre cose, tralasciando (a quanto si stima nei sondaggi attuali) di considerare razionalmente i risultati economici ottenuti dai governi degli anni scorsi, per farsi trascinare in argomentazioni più orientate alla morale e alla stima nei confronti delle persone cui affidano il potere, in modo tanto irragionevole da finire col votare in pochi (come peraltro è nel loro diritto). Il resto del mondo continuerà a crescere di più. E a vivere il presente con ottimismo: 6 abitanti della Terra su 10 si dichiarano felici, uno si dichiara infelice (in Italia 5 sono felici e uno infelice), dice Doxa.

Di tutto questo ci facciamo poco se non inseriamo nel nostro ragionamento una dimensione seriamente orientata a farci un’idea del futuro. Considerando pienamente il fatto che il futuro è la conseguenza di quello che facciamo e sarebbe liberatorio avere almeno un poco pensato a quelle conseguenze.

È tempo di avviare con calma, umiltà ed energia, un’attività di “future studies” in Italia. Non sarà certo nulla di decisivo. Ma ce n’è bisogno.

In alto, foto di Amanda Sandlin, offerta su Unsplash.

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  • Grazie Luca per questo articolo,

    Mi dispiace per il mio Italiano, non sono ancora fluente ma ho capito il messaggio che vuoi condividere con questo articolo.

    Posso chiedere,

    “Tendiamo a sovrastimare gli effetti a breve termine di una tecnologia e a sottostimare i suoi effetti nel lungo termine”

    Capisco veramente la prima meta di questa frase. Per esempio, con il “blockchain technology” vedo oggi che i gente sovrastimano la valore di Bitcoin, Ripple, Ethereum,… e questo ha come conseguenza di prezzi molto alti in breve tempo.

    Ma come puoi spiegare che le gente sottostimano le effetti de “blockchain” nel lungo termine?

    Buon weekend,

    Ray

    (“We tend to overestimate the effect of a technology in the short run and underestimate the effect in the long run”).

    • la difficoltà non è tanto quella di capire se una tecnologia si farà notare nel breve termine, ma se avrà un impatto sistemico nel lungo termine… e per esperienza è più facile sbagliarsi esagerando l’importanza di una tecnologia nel breve termine e non riuscendo a vedere l’impatto strutturale nel lungo termine, di quanto non sia sbagliarsi non vedendo l’impatto di breve e prevedendo correttamente l’impatto di lungo termine.. non so se mi sono spiegato o se ho fatto più confusione.. 🙂

Luca De Biase

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