Un’intuizione di Raffaele Simone sul falso

libro-simoneScriveva Raffaele Simone, in Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Garzanti 2012:

Per questi motivi, alcuni (fra i quali io stesso) ritengono che la simulazione digitale sia sì indispensabile in campi di cui si deve stabilire un contatto con realtà irraggiungibili o non rappresentabili in altro modo, ma costituisce un formidabile movente di de-realizzazione e di distacco dalla realtà per chi lo utilizza per simulare (cioè sostituire) oggetti reali che sarebbero perfettamente accessibili per proprio conto. La digitalizzazione del mondo non costituisce di fatto una crescita dell’esperienza e della vita, ma al contrario è destinata a essere, e in parte già è, la sostituzione di un mondo reale con un mondo tecnicamente falso. […] ci convertiremo gradualmente in una moltitudine di Truman, incapace di distinguere il reale dall’irreale, e forse anche desiderosa (a differenza di Truman) di rimanere nel mondo irreale.

Truman Show, Matrix, persino Blade Runner, si ponevano questi problemi. Dimostravano che la fiction era un ottimo percorso di ricerca della verità, o almeno della critica del falso. Il discorso di Raffaele Simone però è anche suggestivo di un approccio “dietetico” al computer: usarlo per quello che fa bene e non usarlo per ciò che non sa fare, nonostante il computer stesso ci inviti a usarlo sempre di più acriticamente. Come un hamburger di una catena di fast food. L’obesità mentale che ne deriva è come l’obesità corporale.

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