Lloyd e Giugliano. Obiettività come principio ispiratore del giornalismo

Ferdinando Giugliano e John Lloyd hanno scritto Eserciti di carta. Come si fa informazione in Italia, Feltrinelli. Ed è un piacere leggerlo.

libri_lloydCon lucidità e libertà di pensiero garantite anche da una carriera giornalistica sviluppata in Inghilterra, dove il principio dell’obiettività non è considerato ingenuo come in Italia e dove possono vivere al riparo dall’influenza diretta del sistema dell’informazione italiano, Lloyd e Giugliano descrivono i fatti che hanno portato il giornalismo e il pubblico, in Italia, ad accettare l’idea cinica secondo a quale l’informazione è inevitabilmente schierata.

Secondo gli autori, quasi tutti i principali organi di informazione sono più o meno dichiaratamente orientati dal punto di vista politico. E citano la lottizzazione della Rai, la proprietà della Mediaset, le idee dei fondatori di Repubblica e Giornale, per descrivere alcuni dei vincoli che limitano la libertà dei giornalisti.

Ma quel che è peggio, scrivono gli autori, il pubblico è mitridatizzato: perché si è lentamente assuefatto all’idea tossica secondo la quale non è possibile fare giornalismo in modo obiettivo.

Non si tratta di fare una discussione epistemologica sulla possibilità di conoscere la “verità”. Si tratta di ispirarsi ai principi dell’indipendenza di giudizio, della completezza della ricerca, dell’accuratezza del trattamento delle informazioni e dal rispetto per i diritti e i doveri legalmente riconosciuti a chi raccoglie e racconta le informazioni.

Senza una tensione culturale onesta ed empiricamente avvertita verso l’obiettività, i fatti non esistono e vengono coperti dalle opinioni, il che impedisce di vedere la conoscenza su come stanno le cose come un terreno comune per la convivenza. In un contesto come questo i fatti che pure esistono e vengono raccolti non hanno importanza a confronto con le dinamiche della contrapposizione tra le fazioni e i portatori di interessi di parte.

Ma siamo arrivati al limite di questa deriva. Solo il senso civico può rifondare il comportamento di chi decide e di chi partecipa alle decisioni. Solo allargando lo spazio di attenzione dedicato a sapere come stanno le cose si può allargare anche lo spazio nel quale le decisioni vanno a vantaggio di tutti.

L’ecologia ha insegnato che un territorio degradato fa male a tutti e a ciascuno. E che le azioni di tutti e di ciascuno sono importante per migliorare la qualità dell’ambiente. Allo stesso modo, anche nella cultura dell’informazione il comportamento di ciascuno influisce sul benessere di tutti. L’inquinamento dell’informazione è la conseguenza di un’accettazione delle falsità e delle distorsioni della realtà come strumento di lotta politica e come metodo per imporrre particolari interessi economici. L’ecosistema dell’informazione italiano è profondamente inquinato. Ci vorrà molto tempo per ripulirlo. Ma, come nell’ecologia si è arrivati a comprendere che un ambiente di qualità fa bene a tutti e dipende dall’attenzione di ciascuno, così nella mediasfera si arriverà a vedere che un’informazione di qualità fa bene a tutti e dipende dall’attenzione di ciascuno.

libri_journalismI giornalisti possono fare qualcosa per andare in questa direzione. Lloyd e Giugliano, in proposito, citano i principi espressi da Bill Kovach e Tom Rosenstiel nel loro fondamentale The elements of journalism (Three Rivers Press, 2001):

1. Il primo dovere del giornalismo è l’onestà
2. La prima lealtà del giornalismo è con i cittadini
3. La sua essenza è la verifica scrupolosa dei fatti
4. I giornalisti devono mantenersi indipendenti dalle persone a proposito delle quali scrivono
5. Il giornalismo deve servire da monitoraggio indipendente nei confronti del potere
6. Deve fornire uno spazio pubblico comune per il compromesso e la critica
7. Deve fare il possibile per rendere interessante tutto ciò che è importante
8. Deve dare alle notizie il tono e la copertura giusta
9. Ai giornalisti deve essere permesso di scrivere secondo coscienza.

Si può prendere tutto questo con spirito cinico e considerare ingenue queste idee. Ma visto dove il cinismo ha portato il paese si potrebbe anche dedicare un po’ di tempo a riconsiderare questo atteggiamento.

Anche perché, in questa fase storica, una delle cause della crisi dell’editoria giornalistica potrebbe anche essere la perdita di fiducia nel contributo che i giornali possono dare alla costruzione di una comunità che possa fondarsi sulla conoscenza intelligente e critica di come stanno le cose.

I principi ispirano e danno la direzione. La difficoltà della vita quotidiana rende complessa l’applicazione continua e perfetta dei principi. Ma rinunciare ai principi significa perdere la direzione. E impedire a tutti di vedere una prospettiva.

Vedi:
The elements of journalism
Elements of journalism
Essence of journalism

Vedi anche:
Non sono gli avvocati a salvare i giornali
I giornalisti innovatori e lo sviluppo dell’ecosistema dei media
Philippe Kourilsky. Il tempo dell’altruismo
Spazi giornalistici di nuova generazione
Post Industrial Journalism. Anderson, Bell, Shirky
Orgoglio factchecking
Twitter, le agenzie, la rilevanza, i rumors, le verifiche

Comments

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  1. Aggiungo (da giornalista e da persona con idee politiche dichiarate): si può anche, anzi, si deve, fare giornalismo corretto e onesto e non-orientato a prescindere dalle proprie idee politiche. E non è neanche difficile.

  2. A parte rare eccezioni i giornalisti e soprattutto le varie singole testate, sono servi e ignoranti, familisti, capaci solo di far rumore, di puntare alle “emozioni” (memorabile l’assoluta inutilità informativa delle foto di “er pelliccia” che a Roma tirava un estintore) considerate come valore in sé.

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