Come siamo finiti in un labirinto nel quale si perdono i fatti

Il libro di Ferdinando Giugliano e John Lloyd sull’”opinionismo” all’italiana denuncia il contributo del giornalismo schierato al blocco della cultura politica e civica del paese. In effetti, una società che non sappia come stanno le cose non può decidere e agire in base a una visione comune. E tende a coltivare una litigiosità paralizzante.

Ma dove abbiamo perso la strada? Viene in mente che all’avvento della repubblica, in Italia è mancato un momento catartico come il processo di Norimberga. Per cui non abbiamo fatto i conti con il fascismo e i suoi crimini. Vengono in mente le conseguenze della guerra Fredda per l’Italia, percorsa da forze estranee alla nostra vita civile. Vengono in mente la corruzione, il familismo amorale, gli accordi sottobanco tra i partiti, la mafia…

Tutti fenomeni che hanno abituato gli italiani a pensare che i fatti erano sempre una sorta di verità apparente, mentre “dietro” c’era altro.

Tangentopoli è stata un grande momento catartico che ha unificato la popolazione, ma è stato distrutto nel tempo dalla propaganda che ha tentato – riuscendoci – di trasformare quei fatti giudiziari nelle opinioni di alcuni esponenti della magistratura. Anche la prima fase del governo Monti ha dato l’idea che si potesse sapere qualcosa sullo stato delle cose – finanziarie – italiane e decidere di conseguenza; ma poi la “verità” dell’economia italiana è stata trascinata nuovamente nell’ideologia populista.

Se le indagini della magistratura non sono fatti ma opinioni, se i dati dell’economia non sono fatti ma opinioni, se ogni passaggio della recente storia d’Italia è considerato apparenza interessata e non realtà fattuale, se tutto quello che sappiamo è un minestrone di disattenzione, disinformazione, dietrologia, la prospettiva comune si disperde in una società che non si sente cittadinanza.

Gli italiani hanno bisogno di sapere come stanno le cose. Un giornalismo fattuale, non programmaticamente “opinionato”, sarebbe un passaggio fondamentale per il benessere del paese. Per potere andare avanti, ammettendo che la nostra storia non è stata certo perfetta ma cominciando a costruirne una nuova.

La distanza della popolazione dal ceto politico è la distanza tra i fatti percepiti e le opinioni gridate o suggerite.

I media civici sono una leva per coinvolgere persone orientate alla ricerca dei fatti secondo una metodologia standard che consenta di costruire un consenso intorno a ciò che sappiamo su come stanno le cose.

Comments

12 Comments so far. Leave a comment below.
  1. enrico,

    Sono d’accordo su tutto.
    Volevo solo farti notare un errore di battitura all’inizio del 4° paragrafo: “ha unificato”, manca l’acca.
    Essendo questo il principale scopo del commento, questo potrebbe essere direttamente scartato.

  2. maura,

    “grande momento catartico che a unificato la popolazione”: errori (voglio supporre si tratti di svista) che guastano la lettura di un articolo interessante e condivisibile.

  3. Giuseppe,

    Buonasera De Biase, complimenti per l’articolo interessante.
    Secondo me si può trovare qualcosa di più, nella frase citata dai due attenti lettori, di un errore ortografico.
    Non mi sento d’accordo con lei quando dice che Tangentopoli sia stato un momento catartico che poi è stato distrutto nel tempo da una certa propaganda. Per me anche questa sua frase, mi perdoni l’impertinenza (dopo tutto sono solo un commentatore) è propaganda. Insomma, non è che ci sia qualcosa di male nella propaganda in sé, però l’argomento merita un maggiore approfondimento, specialmente quando si sollecita la sensibilità degli altri su un tema complesso come quello della memoria dei fatti. Mi è venuto in mente quanto ho letto in un libro intervista a Giovanni Pellegrino e sono riuscito a ritrovare il passo che dice che quello di Tangentopoli “era il Parlamento degli inquisiti, non dei condannati. Se qualcuno si prendesse la briga di andare a vedere quanti di quei parlamentari inquisiti vennero poi effettivamente condannati, si renderebbe conto che moltissime furono le esecuzioni sommarie. In quel clima da gogna bastava un semplice avviso di garanzia per distruggere una carriera e in qualche caso, purtroppo, anche una vita. Quel Parlamento chiedeva solo di durare, nella speranza che la bufera si placasse, molte situazioni si chiarissero e che la portata di Mani Pulite si ridimensionasse” (cit. La Guerra Civile, Fasanella-Pellegrino, Bur 2005). Anche questi fatti forse non andrebbero persi nel labirinto.
    Un saluto cordiale e un augurio.

  4. giuseppe mele,

    ma allora de biase dovrebbe mettere di scrivere lei per primo

  5. giuseppe mele,

    ma allora de biase dovrebbe smettere di scrivere lei per primo

  6. imbimbo,

    Si potrebbe dire che viviamo un’età nietzscheana: non esistono fatti ma solo opinioni e ovviamente la verità non esiste, è una chimera

  7. Bello il titolo e condivisibile l’idea che sta alla base.
    Putroppo è difficile trovare qualche settore della nostra società che riesca a salvarsi dal “minestrone di disattenzione, disinformazione, dietrologia”.
    Se a questo aggiungiamo fiumi di retorica, ci ritroviamo un Paese bloccato culturalmente, socialmente ed economicamente e in realtà anche diviso in due con una parte evoluta che corre veloce e un’altra che sta ferma a guardare e si nutre del labirinto di opinioni dei suoi “amici”.
    Per fortuna adesso risolveremo il problema dei “giovani”, che ancora non si è capito precisamente quali sono però (18-24? fino ai 30? ai 35?), tanto per restare in tema di opinioni.

  8. giul,

    Mi si scusi la provocazione. Al di là delle sue opinioni, i fatti che dimostrerebbero quanto asserisce? I responsabili? I nomi?

  9. @giul
    il fatto che tu scriva quelle cose dimostra quanto asserisce l’autore.

  10. andrea61,

    Forse rileggeno Pirandello potremmo giungere alla conclusione che siamo messi peggio di quanto si creda: agli italiani non interessa la veritá ma la propria veritá personale.

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