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In ogni epoca, l’apprendimento è un progetto che interpreta la matrice culturale e tecnologica fondamentale

Secondo appuntamento, ieri, della nuova serie di incontri sulla trasformazione digitale all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. Quest’anno il titolo è “Make digital right”. Gli incontri tra ricercatori che si occupano di filosofia e scienza si svolgono al Bozar, alle 19:30. Ieri era la volta di Stefano Moriggi, filosofo che insegna a Brescia, Parma e Milano, e di Carey Jewitt, professore di apprendimento e tecnologia a University College di Londra. Il titolo della serata era: “Learning in the digital age”.

Stefano Moriggi ha definito il campo di lavoro. La “digital age” è un periodo storico plasmato dalla diffusione di tecnologie digitali. Hanno cambiato il modo di comunicare, di lavorare, di studiare, di amare. Ci sono rischi e opportuità. Uscirne bene non è un tema tecnologico ma culturale.

Moriggi insegna che la tecnologia non è neutrale. Non è semplicemente usata bene o male a seconda di quello che vogliono gli umani. La scrittura – una tecnologia che ha dato forma al pensiero occidentale – non è neutrale. Organizza il pensiero. Per capire il pensiero dobbiamo analizzare la tecnologia che lo rende possibile. La conoscenza è sempre condivisa. Per essere condivisa ha bisogno di strumenti. Ogni modello di conoscenza ha la sua matrice tecnologica. Dobbiamo analizzare la natura della tecnologia che rende possibile la conoscenza.

Tim Berners-Lee ha creato il web per rispondere alla domanda di due fisici che gli chiedevano strumenti per lavorare meglio insieme. Il web nasce dalla matrice culturale della comunità scientifica. L’apprendimento nel web – che nasce da una matrice scientifica – assomiglia alla ricerca.

Noi non pensiamo al di fuori del contesto tecnologico che usiamo come matrice per generare conoscenza condivisa.

La cultura è tecnologia. La tecnologia è cultura.

Occorre una nuova filosofia della tecnologia, che pensa con la tecnologia.

Carey Jewitt ha risposto portando gli esempi delle sue ricerche nell’ambito dell’educazione nel mondo digitale. Ha fatto quattro osservazioni:
1. il digitale genera una trasformazione dirompente nella struttura dell’apprendimento e per esempio distrugge lo spazio tradizionale della classe, come distrugge la struttura di potere che è tipica della vita in classe
2. con il digitale si assiste sempre a un guadagno e a una perdita; osservando i disegni dei bambini che usano la carta e quelli che usano l’iPad si vede che ci sono diverse interpretazioni creative, con gesti più lunghi e forme di comunicazione più attive per chi usa l’iPad
3. il digitale, con le mappe e altre applicazioni, è uno strumento fantastico per approfondire la stratificazione di esperienze storiche in un luogo
4. il digitale cambia il “paesaggio” nel quale avviene l’apprendimento e spinge costantemente a progettare tecnologie che ancora non esistono.

Sta di fatto che Tim Berners-Lee ha detto che il web lo ha deluso. La matrice culturale, la matrice scientifica del web, non è stata sufficiente a salvare questo spazio di condivisione dall’ipersfruttamento finanziario. Ma Tim Berners-Lee non si ferma al lamento. E passa al contrattacco proponendo un nuovo progetto che possa rigenerare la matrice originaria: Solid.

Vedi la prima puntata di questa serie:
L’estetica e l’intelligenza artificiale: aumentare e amputare le capacità umane

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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