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Attenzione media innovazione

Autori, editori, piattaforme

La crisi dei giornali tradizionali si sente meno oscura se ci si concentra sulle opportunità che contemporaneamente stanno venendo fuori su internet. E al Festival del giornalismo ieri c’è stata una dimostrazione di questo nel corso di un panel con Julio Alonso e John Byrne.

La soluzione, in effetti, è anche nel modo in cui si pone il problema. 
Il problema è che la rete ha separato funzioni che prima erano verticalmente integrate in un sistema industriale lineare: autori, editori, piattaforme. Il problema è che i media tradizionali resistono a questo cambiamento, talvolta senza pensare a come trasformarsi di fronte a esso.
Una visione emergente si può delineare.
Le piattaforme evolvono velocemente e offrono sempre nuove opportunità di espressione e riconoscimento per le persone. Dai siti tradizionali, con le loro applicazioni, ai blog e ai social network, l’innovazione nei linguaggi dell’informazione è accelerata e potenzialmente liberatoria.
Il senso viene dagli autori. Che sono i professionisti e i non professionisti dell’informazione. Il pubblico attivo e le persone che si dedicano a tempo pieno a produrre informazione sono insieme nella produzione di notizie, interpretazioni, selezioni…
Il modello di business viene dagli imprenditori, gli editori in un certo senso. quelli che devono creare le condizioni perché gli autori possano vivere del loro contributo all’informazione.
La visione è lontana dall’essere realizzata. L’arretratezza degli editori, la difficoltà di adattamento degli autori, la velocità di innovazione delle piattaforme, sono fenomeni che nel male e nel bene frenano la maturazione di un nuovo ecosistema dell’informazione.
Ma il bisogno di informazione è grande. E la soluzione può venire fuori. Certo, non si potrà che passare attraverso un certo insieme di sofferenze. Ma solo guardando avanti, con una visione, se ne può venire fuori migliori. Non certo con i luoghi comuni denunciati da Sergio.
Perseguire i modelli emergenti, provare diverse strade, ricercare le soluzioni. L’approccio giusto è probabilmente quello sperimentale. Solo con una forte apertura alla sperimentazione si potranno provare le molte soluzioni che le opportunità della rete offrono. E le iniziative non mancano, anzi abbondano. Le migliori emergeranno. Il mondo si può cambiare. Ma, come a detto Seymour Hersh non lo cambieranno i politici: lo cambieremo noi, con accuratezza, umiltà, pazienza e coraggio.

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  • Ero ai convegni di sabato: il primo sul rapporto con le aziende e il giornalismo, il successivo con la “famiglia – in conflitto d’interessi- di Nova”. Ho notato la notevole differenza di linguaggi e atteggiamenti. Dal primo, il cui si dibatteva del giornalismo dei media classici, ne è uscita una sorta di pessimismo e un senso d’impossibilità di cambiamento: degli autori e dei loro contenuti, ingessati dagli editori e dalle piattaforme, una crisi stagnante impossibile da mutare. Ho notato poi, al contrario, nel secondo convegno, l’estrema libertà di essere, dire, fare e pensare al futuro del gionalismo sul web: degli autori, degli editori, delle piattaforme in continuo mutamento. Benvengano i cambiamenti. Da ogni crisi ne nasce un’opportunità!
    Nota personale lontana dell’immaterialità del web: sono felicissima di aver dato un volto, e una materialità alla famiglia di Nova: Vi leggo da sempre e siete fonte di ispirazione e rinnovamento continuo. Grazie a voi, e grazie al Festival del Giornalismo che ha reso questa città piena di sole culturale! Cresceranno buoni frutti!

  • E’ stato veramente interessante il panel di ieri. Mi ha molto colpito la sperimentazione del Business Week per lo sforzo messo in campo. Curioso che negli anni 70 andavano di moda le analisi di scenario, la Shell se ne fece artefice. Andò presto in disuso per l’aumentata complessità dell’ambiente, ma la potenza di elaborazione dei software attuali e la semplicità di effettuare panel da remoto l’ha fatta tornare alla ribalta. Anche se non è una riscoperta mossa dalla recente crisi perché il fiorire della letteratura risale al 1998, un vero boom da pre dot.com. Uno degli ultimi testi usciti è Peripheral Vison di Day George S. e Schoemaker Paul J. nel 2008. Certo, come dicevi ieri ironicamente, pensare al futuro mette in chiaro il livello di aspettative, un pò come i sogni, onesti dal momento che li si definisce tali. Poi nell’economia delle idee e degli spazi di attenzione non so quale (e quanta) intelligenza integrata in un applicativo possa servire.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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