Ci possiamo capire qualcosa? Dirk Helbing: la crescita esponenziale di tutto aumenta la complessità

Ci possiamo capire qualcosa? Dirk Helbing: la crescita esponenziale di tutto aumenta la complessità

Nel corso della conferenza organizzata l’altro giorno dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles al Bozar, con Telmo Pievani, Dirk Helbing ha fatto notare che esiste una tendenza poco sottolineata nella relazione tra conoscenza e digitalizzazione. La crescita esponenziale della capacità di elaborazione e della sofisticatezza dei programmi di gestione dei dati è ovviamente importante, ma il suo passo è più lento della crescita esponenziale della quantità di dati elaborabili e gestibili! Significa che aumenta la complessità. E’ un altro modo per dire che la dinamica della conoscenza umana è meno veloce dell’innovazione tecnologica e delle sue conseguenze sul conoscibile.

Lo spiazzamento culturale che deriva dall’accelerazione tecnologica percepita è confermato da un ragionamento matematico e da una sorta di osservazione empirica che peraltro meriterebbe qualche approfondimento.

L’ampliamento del conoscibile non significa una condanna a subire senza capire. Significa pensare che occorre accelerare il progresso del metodo con il quale gestiamo la conoscenza. La prossima grande cosa da fare è innovare l’approccio alla conoscenza per non subire l’effetto quantitativo della tecnologia e indirizzarla verso la qualità dell’informazione. Se ne parlava anche ieri al Mibact commentando il grande Atlante degli archivi di fotografie e audiovisivi digitalizzati voluto dall’M9. E’ un’impresa culturale fondamentale. E un motivo per costruire startup e per innovare le strutture metodologiche delle istituzioni culturali. La sensibilità è ormai diffusa. Il passaggio all’azione appare ancora lento.

Ma la conferenza di Telmo Pievani e Dirk Helbing ha riservato anche un altro punto di vista innovativo. Il contesto del discorso era orientato a comprendere come l’approccio evoluzionistico possa servire a interpretare l’epoca che viviamo e il contributo dinamico della tecnologia. Telmo Pievani ha trovato un modo per dare un’idea sintetica fondamentale: l’evoluzione non è la necessità, ma la possibilità. Non è un percorso segnato dalla necessaria logica della selezione darwiniana ma dall’esplorazione delle possibilità infinite offerte dalla mutabilità – genetica e culturale. Questo è un punto di vista notevole proprio perché offre lo spazio per vedere criticamente ogni approccio ideologico – tipo grande wow o tipo enorme chissenefrega – rivolto all’evoluzione tecnologica. E ci fa andare verso il centro della questione: come riusciamo ad allargare la nostra consapevolezza per pensare la complessità che si sta sviluppando – e possibilmente influire in modo sensato sull’emergere dei fenomeni?

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