Rivoluzione industriale: Jeremy Rifkin ne fa una questione di numeri ordinali

Jeremy Rifkin se la prende con chi parla di Quarta Rivoluzione Industriale (HuffPost). E secondo me non ha tutti i torti. In pratica secondo quelli che dicono che siamo nella Quarta Rivoluzione Industriale le prime tre sono state: il vapore, l’elettricità, il digitale. E oggi? Si parla di internet, genetica… Ma non è sempre il digitale, chiede Rifkin? Risponde di sì. E poi non è che una rivoluzione industriale duri poco, di solito ci mette decenni se non un secolo a dipanarsi… I cinquanta/sessant’anni della rivoluzione digitale sono in pieno svolgimento.

In realtà, vale la pena di notare che ogni periodizzazione storica è discutibile. Rifkin stesso parla dell’economia a costo marginale zero come caratteristica del mondo attuale. In questo c’è un dato in più da discutere. Il costo marginale è vicino allo zero in relazione a una struttura che si basa tanto sul capitale da rendere a un certo punto possibile aumentare la produzione senza aumentare il costo variabile. E le piattaforme digitali sono spesso di questo tipo.

Questo capitale può essere finanziario o umano.

La domanda è se l’economia attuale, basata sul capitale che ha costruito le grandi piattaforme sia necessariamente un luogo del costo marginale zero perché tende a sostituire l’umano con la macchina, oppure se sia un luogo dal costo marginale zero perché la rete come bene comune ha reso possibile aumentare drasticamente la produttività del capitale umano.

Lascio la domanda aperta, per ulteriori riflessioni. Mi pare che la prima risposta sia evidentemente valida per molte piattaforme private mentre la net neutrality appare come il fondamento di ogni possibilità di rispondere dicendo che vale anche la seconda.

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