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Il dibattito civico come missione di tutti

E dunque ieri l’Italia ha presentato il suo Piano per la ripresa e la resilienza. È più importante la sua logica di quanto non sia la somma di euro che mette in campo. A ben vedere, quella cifra equivale più o meno a un aumento della spesa pubblica del 5% all’anno per i prossimi cinque anni. Insomma, dal punto di vista quantitativo non è impressionante. Ma dal punto di vista qualitativo sì.

Primo. Invece di continuare a ridurre la spesa pubblica, con il Piano l’Italia ripende ad accrescere le risorse per la sua policy
Secondo. Invece di pensare a “spese” del pubblico, l’Italia progetta “investimenti” pubblici che devono fruttare
Terzo. Perché gli investimenti pubblici fruttino, devono essere tali da abilitare l’iniziativa privata e accelerare l’innovazione
Quarto. Il coinvolgimento dei privati non avviene nella forma degli aiuti pubblici: avviene nel quadro di una leadership pubblica, che stabilisce la linea: transizione ecologica e transizione digitale
Quinto. Il senso è che il paese intero si coordina: ha le sue missioni, deve raggiungerle nei tempi e modi stabiliti, non può perdersi nei veti incrociati e nelle prebende lottizzate.

Sono cambiamenti importanti. E il paese ha deciso di scommettere sulla propria capacità di farcela.

Supponiamo che questo sia chiaro. A questo punto nasce un secondo ordine di problemi: il paese deve stare unito per andare nella direzione scelta, ma per farlo deve fingere che non ci siano conflitti oppure può permettersi la critica? La microconflittualità condotta con lo stillicidio delle battute da social media, il confronto tra partiti e all’interno dei partiti sulle posizioni più comode per alimentare il consenso, l’erosione della fiducia con il metodo del sospetto e della demagogia, non possono che essere distruttivi. Il pensiero unico, il conformismo del consenso generico, la fiducia aprioristica in ciò che fa il governo e il potere, a loro volta, non possono tenere sul piano della credibilità.

Abbiamo visto nel corso della nostra vita o di quella dei nostri genitori una serie di momenti istruttivi. La guerra e la ricostruzione. Il miracolo economico e le lotte operaie. Gli anni del terrorismo e della strategia della tensione, seguiti da quelli del consenso finanziato con la corruzione. La distruzione dei partiti tradizionali e la convergenza sul progetto di entrata nell’euro. Il consenso pubblicitiario-consumista e la retorica dell’odio per gli avversari politici. L’alternativa distruttiva tra populismo e tecnocrazia rigida e il rinnovamento dell’unione per il piano di uscita dalla pandemia. Un’oscillazione paurosa tra conformismo e distruttività che non ha lasciato forza al dibattito vero, quello nel quale si soppesano le alternative e si cerca un terreno comune.

Manca un equilibrio. Manca una fermezza sulle questioni che interessano tutti e fanno vincere tutti, in equilibrio con un’informazione qualificata su ciò che invece è dubbio e controverso. Manca il dibattito aperto e costruttivo sui temi della progettazione più difficile, emozionante, valoriale. Manca il rispetto e l’orientamento al compromesso costruttivo. Perché non ci può essere anche questo?

Se gli italiani riuscissero ad aprire luoghi intergenerazionali, interdisciplinari, interculturali destinati al dibattito civico, con lo scopo di trovare il terreno comune (non di generare la prevalenza ideologico di una parte sulle altre) farebbero un passo avanti epocale.

Vedi (dieci anni):
2021 – Sandel. Critica della ragione meritocratica
2021 – La critica, il conflitto e la possibile vittoria
2011 – The case for an Italian rebellion. Why it doesn’t happen. And what could happen
2011 – Perché gli italiani non si ribellano. Che altro possono fare

Vedi anche:
Luca De Biase, Media civici, Apogeo 2013

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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