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Raccogliendo idee illuminanti. Questa è di Gigi Funcis

Quando accade, te ne accorgi subito. Se qualcuno esprime una frase illuminante, una questione oscura diventa improvvisamente comprensibile. Un problema complesso non è banalizzato ma semplificato. Una novità difficile da interpretare trova una metafora calzante. Un’esperienza labirintica trova una via d’uscita. Ogni giorno incontro persone che potenzialmente possono insegnare qualcosa del genere.


L’intelligenza artificiale generativa applicata all’arte. Che è in fondo un aspetto particolarmente avanzato di un tema più generale: l’intelligenza artificiale generativa applicata alle attività delle professioni creative. Si sa, lo si dice spesso, che l’intelligenza artificiale generativa è una sorta di “pappagallo stocastico” che sintetizza, elabora, ripete con parole “sue” quello che hanno creato e registrato gli umani nel tempo. Eppure sempre più spesso l’intelligenza artificiale generativa è usata per produrre testi, immagini, video, in contesti nei quali si produce creatività. Dove porta questo fenomeno? Come influenza l’attività creativa?

Gigi Funcis è un artista e designer. Tra l’altro usa Stable Diffusion – un modello open source – e altri sistemi di intelligenza artificiale per produrre video e altri oggetti artistici. Nel corso di una trasmissione della serie “Il Museo dei Futuri” di Rai Radio 3 gli ho chiesto come sia l’esperienza di lavorare artisticamente con l’intelligenza artificiale: si cerca di ottenere qualcosa che si ha in mente o si si cerca lo stupore di un’idea inattesa per poi aprire un “dialogo”?

«Lavorare con l’intelligenza artificiale è come avere a che fare con i cavalli. Hanno la loro energia. Va governata».

Questa metafora è illuminante. Chiunque abbia guidato una bicicletta e cavalcato un cavallo conosce la differenza. La bici è totalmente sotto controllo. Il cavallo ha una sua intelligenza. In entrambi i casi occorre sapere che cosa si vuole. Ma nel primo caso tutto dipende da questo. Nel secondo caso il risultato dipende dalla relazione tra l’intelligenza umana e l’intelligenza del cavallo. L’intelligenza artificiale ha dunque una sua dimensione di autonomia. Che va governata.

Bello, no?


Foto: “Reading enlightens” by www.ralfsteinberger.com is licensed under CC BY 2.0.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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