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Il governo della transizione /2 – Innovazione incrementale e radicale

Dicevamo. Lo scopo del nuovo governo è scrivere e avviare il piano per l’investimento delle risorse per Next Generation Eu mentre continua a gestire l’emergenza sanitaria.

Fare bene il piano per il Next Generation Eu richiede:

1. la comprensione delle specifiche stabilite dall’Europa (innovare soprattutto con il digitale per andare verso la sostenibilità, avviare un modello di sviluppo inclusivo, mantenere la stabilità finanziaria)

2. un’interpretazione forte delle specificità del sistema economico italiano (il presidente Mario Draghi lo ha studiato dal Tesoro prima e dalla Banca d’Italia poi e lo conosce molto bene)

3. un approccio strategico che ci consenta di dare priorità agli investimenti che se hanno successo creano le condizioni per avviare una spirale positiva che porti a un flusso di investimenti ulteriore dopo l’esaurimento del programma europeo (infrastrutture abilitanti, rimozione degli ostacoli più gravi all’attività economica innovativa, attrazione di talenti)

4. una competenza critica e realistica sull’innovazione per avviare processi di rinnovamento incrementale (a questo punto l’innovazione incrementale è nel solco di quanto già fatto, per esempio nelle energie rinnovabili, nell’aumento della disponibilità di banda larga, nell’adesione agli standard per il cloud di Gaia-X e nell’investimento in datacenter pubblici e privati adatti alle esigenze di efficienza resilienza e sicurezza del paese, nelle soluzioni che favoriscono la modernizzazione della pubblica amministrazione come Spid e forse Io, e così via)

5. una grande visione in grado di lanciare anche qualche salto di innovazione radicale sulle grandi sfide della società che affronta una lunga ricostruzione dopo il covid-19:
a. riconcettualizzazione del sistema sanitario (attualmente il paese – non solo il nostro – è ostaggio di un’idea del sistema sanitario che di fronte alle crisi sistemiche si dimostra fallimentare per la concentrazione in pochi ospedali di ogni genere di cura; c’è bisogno di medicina di territorio, di medici di famiglia, di una rete di pronto soccorso più capillare, di forme intelligenti di utilizzo massiccio della telemedicina, diagnostica a distanza, collaborazione delle reti di farmacie e centri diagnostici, e così via; altro che fascicolo sanitario nazionale: il digitale diventa una delle dimensioni nelle quali si svolge il servizio sanitario);
b. riconcettualizzazione della scuola (l’insegnamento ibrido in presenza e online dovrà diventare non una soluzione di emergenza ma uno strumento per avviare il completo rinnovamento del servizio che a questo punto non serve più soltanto a una fascia giovanile ma diventa l’educazione per tutte le età e richiede una forte integrazione con la comunità; le qualità didattiche e sociali della scuola in presenza che non vanno mai più messe in dubbio devono essere integrate con le opportunità offerte dal digitale in termini di accesso a fonti di conoscenza da utilizzare a fondo per l’accesso al sapere, per il networking con altre realtà, per i test e il miglioramento continuo dei risultati; il servizio per i genitori che lavorano non deve mai più essere messo in discussione da forme emergenziali di chiusura, le soluzioni vanno preparate e offerte);
c. riconcettualizzazione della mobilità in città e tra città e borghi (con massiccio ricorso a elettricità ed elettronica, con abbassamento degli spostamenti routinari a favore degli spostamenti destinati all’arricchimento creativo del lavoro, con sistemi di delivery di merci fondati su soluzioni a valore aggiunto; liberalizzazione di aree specifiche per la sperimentazione dei veicoli autonomi destinati a scopi di valore socio-economico eccezionale, anche in funzione della leadership italiana in alcune delle tecnologie fondamentali per il passaggio ai veicoli autonomi);
d. riconcettualizzazione delle grandi reti infrastrutturali (per l’intermodalità, la transizione ecologica, la digitalizzazione, e tutto ciò che è abilitante);
e. modernizzazione dei servizi pubblici abilitanti dalla pubblica amministrazione alla magistratura;
f. educazione ai diritti umani e all’innovazione sociale per creare condizioni di migliore rispetto dei diritti stessi;
g. ricorso generalizzato al pre-commercial procurement e a tutte le forme di investimento visionarie che possono sostenere l’ecosistema dell’innovazione; e così via.

6. una forte competenza nella scrittura e nella messa in opera dei progetti europei (è un mestiere non banale fare i progetti per l’Europa ed è un mestiere non banale spendere bene i soldi; il rischio è grande: si possono spendere male e non avere i rimborsi europei, col risultato di aumentare il debito pubblico e spendere male i soldi e perdere un’occasione di modernizzazione)

Certo, tutte queste sono suggestioni scritte senza competenza, ma con grande solidarietà per il compito difficile che attende chi dovrà fare il lavoro di definizione di tutte queste policy.

(Continua: Il governo della transizione /3 – Uno stile di comunicazione)

Vedi:
La ragione di Draghi. Next Generation Eu non è solo soldi: è riforme
Il governo della transizione /1 – Una struttura di governo da capire
Il governo della transizione /2 – Innovazione incrementale e radicale
Il governo della transizione /3 – Uno stile di comunicazione

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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