Ecologia dei media. A Camogli

Ecologia dei media. A Camogli

Un programma notevole. Orientato a fare ricerca intorno alle conseguenze culturali della
comunicazione digitale. Il festival di Camogli si conclude oggi.

Ho parlato ecologia dei media. Ho tentato di dire che si può smettere di lamentare le fake news e cominciare a lavorare per migliorare la situazione. Con un approccio “ecologista”.

Ecco gli appunti per oggi.

Che cosa sappiamo?

1. Nell’economia dei dati, il denaro è una forma di informazione (Bill Gates) e l’informazione è una fonte di denaro. Esiste una crescente asimmetria nel controllo e nell’elaborazione dei dati. Il modo principale oggi per fare soldi con l’informazione è conquistare il tempo e l’attenzione per vendere servizi pubblicitari. Il valore per tutti gli utenti è grande. Ma le esternalità negative non mancano. Perché esistono forti incentivi per la conquista dell’attenzione, in ogni caso incentivi superiori a quelli che riguardano la salvaguardia della qualità dell’informazione (essendo l’informazione di qualità definita come quella che è prodotta con un metodo di qualità, basato sulla qualità della documentazione e del rapporto tra ipotesi e verifiche).

2. I media danno forma alla nostra conoscenza dell’ambiente. E tanto più nell’epoca dell’internet mobile. La tecnologia evolve con la cultura umana costruendo nicchie eco-culturali alle quali gli umani si adattano prima di crearne di nuove e così facendo modificano l’ambiente e l’umanità. L’approccio ecologico ai media non è semplicemente una metafora.

3. Il funzionamento dei media digitali è orientato alla gestione dell’informazione e offre un servizio di governo dell’information overload a base di algoritmi relativamente semplici. Che tendono a favorire per ciascun utente ciò che in passato ha dimostrato di gradire.

4. Il sistema industriale dei media attuali genera esternalità negative che attualmente chiamiamo fake news e comunque una certa indistinguibilità dell’informazione in termini di qualità.

Perché è importante?

1. Si formano echo-chamber: la gente passa molto tempo all’interno di spazi mediatici nei quali tutti condividono le stesse opinioni o interessi, gratificandosi di trovare consenso intorno alle proprie idee.
2. Si riduce il senso critico: si pensa che una informazione sia valida perché viene ripetuta o perché arriva da una cerca fonte, si passa meno tempo a verificare la qualità dell’informazione in termini di metodo.
3. Si riduce lo spazio civico: si passa più tempo e si dedica più attenzione alla propria “tribù culturale” e si lascia poco spazio all’incontro con chi non necessariamente ci piace ma convive nel nostro stesso “territorio”.
4. Questo rischia di ridurre le probabilità che si svolga una deliberazione informata su questioni piccole e grandi che riguardano l’evoluzione umana e le sue conseguenze sull’ambiente.

Che cosa possiamo fare?

1. Qualcuno propone un approccio basato sull’intervento statale. Si rischierebbe il ministero della verità ufficiale? Si rischierebbe il Grande Fratello? Si rischierebbe probabilmente una vera e propria limitazione della libertà di espressione e di conseguenza della democrazia.
2. Qualcuno propone un approccio basato sulle contraddizioni interne delle aziende che, in seguito all’estendersi della consapevolezza delle esternalità negative del loro attuale modello, rischiano di perdere valore. Queste finirebbero per attrezzarsi a contrastare i fake con l’aiuto di terze parti e con gli utenti o addirittura con collaboratori diretti. Difficile che trovino la forza per bloccare tutte le fake. Può essere anche un sistema da sperimentare. Di certo la resposabilizzazione delle piattaforme avrebbe conseguenze di varia natura, comprese quelle positive. Ma il sistema degli incentivi resterebbe quello descritto sopra.
3. Qualcuno propone un approccio basato sul design dell’interfaccia. Nuove piattaforme nelle quali ogni informazione viaggia normalmente accompagnate da altre informazioni sullo stesso tema ma provenienti da fonti diverse, dunque da punti di vista e tribù culturali diverse. Potrebbe servire a limitare gli effetti delle echo-chamber. Potrebbe coltivare la diversità delle informazioni e delle opinioni. Non sarebbe ancora un forte incentivo al metodo di qualità nella ricerca delle informazioni.
4. Occorre in tutti i casi una crescente consapevolezza ecologica per la salvaguardia del valore e della qualità dell’ecosistema dei media. Un percorso di maturazione simile a quello che l’Occidente ha conosciuto per quanto riguarda le esternalità negative dell’industria tradizionale. Una maturazione ecologica nel contesto dei media è possibile. Non solo in base agli allarmi degli ultimi tempi, ma anche in base alla crescente consapevolezza del fatto che il vantaggio individuale è connesso alla qualità dell’insieme e la qualità dell’insieme discende dal gesto di ciascun individuo. Imho.

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