Cyber insicurezza, post-verità, maleducazione: il salto culturale ispirato dalla cybersicurezza

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E dunque un articolo del Washington Post ha fatto sapere che, secondo fonti che volevano restare anonime, la Cia ha scoperto che i russi hanno volutamente influenzato le elezioni americane per far vincere Donald Trump, usando Wikileaks e altri sistemi per far filtrare documenti inbarazzanti per l’entourage di Hillary Clinton (Washington Post). Trump ha detto che non è vero. Julian Assange ha detto che i russi non sono la fonte dei documenti. L’Fbi è intervenuta pesantemente nella campagna dichiarando quando Clinton era in testa con largo margine a pochi giorni dal voto che era riaperta l’indagine su di lei, solo per dire poi che non c’era nulla da indagare quando era troppo tardi. Gli altri servizi del governo di Barack Obama non hanno potuto fare molto per non sembrare favorevoli a Clinton. E la possibilità di sapere come stanno le cose sfugge ai cittadini: fonti anonime, piattaforme anonimizzatrici, candidati senza scrupoli, servizi segreti che fanno politica. Così, anche per mancanza di tempo, si affidano ai commentatori che hanno infuocato le opinioni precostituite senza aggiungere una virgola critica a ciò che si sa, o non si sa.

Tutto questo avviene anche in Europa e in Italia. E non c’è giorno che questo non abbia il modo di pesare. Ci perdono soprattutto i cittadini onesti, le persone rispettose degli altri e della verità. La società si frammenta e il dibattito perde di intelligenza.

Il caso della cybersicurezza, peraltro, indica la strada per uscire da questa condizione insostenibile. Non si tratta di costruire un muro contro gli attacchi, perché a quanto pare ogni muro viene aggirato. Si tratta di imparare a gestire le intrusioni, ad accorgersi presto di quando qualcosa di anomalo viene fatto da qualcuno che potrebbe non essere preposto a farlo, a collaborare per capire come sono le cose e a indagare presto sul ciò che è accaduto per imparare a prevenirlo la prossima volta. Si tratta di costruire un sistema resiliente più che un sistema inattaccabile. Come direbbe Nassim Taleb occorre combattere la fragilità intrinseca nei sistemi rigidi e introdurre sistemi di anti-fragilità. Il che implica un salto culturale.

Un percorso di azione e riflessione che ispira ed esemplifica, almeno da un certo punto di vista, il salto culturale che serve per il sistema delle relazioni civiche nel suo complesso. Invece di difendere rigidamente le posizioni preconcette sulla “verità”, occorre passare a sviluppare una condizione di conoscenze resilienti, che possano riconoscere presto le anomalie delle bufale ed espellerle dal dibattito, come un sistema di anticorpi o come avviene in un sano ecosistema dotato di sufficiente biodiversità. È la necessità di un salto culturale di fronte all’enorme complessità emergente.

Collegamenti

La cybersicurezza è una materia di azione e di riflessione densa di senso. In Italia è diventata più importante con l’introduzione del “framework” all’inizio del 2016 e con l’assegnazione dei possibili iperammortamenti per gli investimenti delle aziende nel quadro di “industria 4.0″. Ma prima di tutto è necessaria una nuova consapevolezza. La sicurezza nel mondo digitale non è in un firewall ma in un insieme di pratiche e di pensieri che appartiene necessariamente al dominio della cultura.

Se la cultura della cybersicurezza può essere d’ispirazione vale la pena di leggere: Beyond Cybersecurity: Protecting Your Digital Business, di James M. Kaplan, Tucker Bailey, Derek O’Halloran, Alan Marcus, Chris Rezek. Ma sul cambio di passo culturale va letto: Antifragile, di Nassim Taleb.

Vedi anche:
CYBERSECURITY FRAMEWORK
Regarding the Report of the Presidential Commission on Enhancing National Cybersecurity…

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2 Commenti su “Cyber insicurezza, post-verità, maleducazione: il salto culturale ispirato dalla cybersicurezza

  1. Grande introduzione e secondo paragrafo.
    Bravo un bel concentrato.
    Non sono d’accordo sulla cyber security. Una bolla colossale.
    Virus e antivirus esiste da sempre. è una dinamica sempre esistita bisogna puntare all’anima di internet che incarcna la vita e la sua diversità Il crowdsourcing, il saper vivere insieme open access open source open minded… QUesto è il futuro. Non lo pseudo crowdsourcing, l’eslcusività, l’estrazione. La cultura dell’allarme e della guerra e del terrorismo, baggianate pazzesche.

    CyberSEC è una grande bolla finanziaria che si affiancherà a quella delle Private military companies che esiste da prima del 2001.

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