TTIP in mezzo all’Atlantico. Che cosa è segreto. Che cosa si sa. Di che cosa si dovrebbe discutere

TTIP in mezzo all’Atlantico. Che cosa è segreto. Che cosa si sa. Di che cosa si dovrebbe discutere

La trattativa segreta tra Ue e Usa per il nuovo trattato di libero scambio chiamato TTIP alimenta polemiche, sospetti, preoccupazioni, speranze lobbistiche. Ma soprattutto disinteresse. Ed è questo il problema.

Il TTIP non si occupa molto di dazi, visto che di questi ne sono rimasti pochi. Si occupa di omogeneizzare le regole degli stati, quelle che vengono interpretate come freni al libero commercio e che possono rendere più o meno sicuro il quadro normativo per chi investe oltre Atlantico. E istituisce una procedurq attraverso la quale le multinazionali che si sentono discriminate in una delle due economie possono arrivare a una definizione delle controversie; la procedura prevede anche una sorta di corte speciale. Il TTIP quindi può avere implicazioni importanti sulla società e l’economia.

Invece di stare sul sospetto o sulla fideistica attesa del risultato delle trattative, la nostra società dovrebbe conoscere e discutere il contenuto del trattato. I più ambiziosi vorrebbero più partecipazione democratica alla sua elaborazione. I pragmatici vorrebbero, almeno, una maggiore informazione per consentire alla nostra società e alla nostra economia di prepararsi alla sua eventuale entrata in funzione.

L’argomento appassiona la società ma è sottovalutato nel dibattito pubblico italiano. Un modesto post di qualche giorno fa ha suscitato interesse soprattutto perché è uscito in un contesto nel quale sono rare le informazioni e le discussioni in materia. Eppure, il caso delle decisioni sul bail-in delle banche – che hanno finito per sorprendere gli italiani, in modo negativo – è un precedente: non se n’è discusso quando si prendevano le decisioni e ci si trova in difficoltà quando ne vengono fuori le conseguenze.

Il TTIP può essere molto positivo per l’Italia se, per esempio:
– favorisce gli investimenti americani in Italia
– favorisce le esportazioni italiane in America
– non favorisce un abbassamento delle garanzie per i prodotti italiani di qualità.

Il TTIP può essere molto negativo per l’Italia se, per esempio:
– centralizza su Bruxelles e Washington le regole sulle qualità dei prodotti che possono circolare tra le due sponde dell’Atlantico
– impedisce agli stati nazionali di legiferare liberamente e innovativamente in materia di copyright, ambiente, lavoro, e così via.

Quello che si sa è meno del necessario.

Le informazioni ufficiali sono di parte. Si trovano soprattutto le posizioni di partenza di americani ed europei, le loro richieste, i rispettivi punti di vista. Non si trovano facilmente i punti di compromesso sui quali stanno lavorando.

Le informazioni americane sono su ustr.gov. Le informazioni europee sono su europa.eu.

Le posizioni sostenute in modo trasparente dal governo americano e dalla commissione europea sono molto distanti.

Gli americani sono partiti sostenendo di volere, per esempio (riassumo e traduco; l’originale appunto è qui):
– abbattere le tariffe sui prodotti alimentari che potrebbero esportare in Europa
– eliminare barriere non tariffarie su restrizioni sanitarie e fitosanitarie “non basate sulla scienza”
– rendere compatibili le regole sulla salvaguardia dell’ambiente, eliminando le differenze non necessarie
– armonizzare e qualificare le regole a garanzia dell’origine dei prodotti
– garantire imparzialità commerciale nei settori nei quali operano aziende di proprietà statale
– impedire “ingiustificate” barriere all’offerta di prodotti digitali
– aiutare gli investitori con procedure giuridiche più veloci e sicure
– garantire pari opportunità per gli acquisti nel settore pubblico
– regole del lavoro che garantiscano i diritti dei lavoratori in modo coerente con le “priorità e gli obiettivi americani”
– trovare obiettivi ambientali di mutuo interesse
– regole del copyright che garantiscano la proprietà intellettuale in modo coerente con le “priorità e gli obiettivi americani”
– regole più trasparenti per la lotta alla corruzione
– procedura più chiara e veloce per la soluzione delle dispute

Gli europei affermano di sostenere invece che, per esempio (riassumo e traduco; l’originale appunto è qui)
– le regole a garanzia degli investimenti non inficeranno il diritto degli stati di legiferare nei loro territori per ottenere obiettivi legittimi in tema di salute, ambiente, protezione dei consumatori e protezione della diversità culturale (pdf)
– introduzione di un sistema speciale per risolvere le dispute legali chiamato Investment court system (europa.eu)
– garanzie per un alto livello di protezione dei lavoratori (pdf)

La documentazione disponibile è vastissima e la sua quantità può sembrare tale da oscurare il senso delle trattative specifiche. Che come si vede partono da posizioni non troppo simili, in alcuni aspetti. Il segreto su come stanno andando le trattative, al di là dei punti di partenza americani ed europei, non è però dissolto da tutta questa informazione.

Le informazioni giornalistiche in materia non mancano, bisogna dire. Non bucano nel dibattito, però. Da vedere, tra l’altro:
Che cos’è il TTIP, spiegato bene
L’accordo commerciale Usa-Europa favorirà davvero lavoro e sviluppo? #TTIP
What is TTIP and why should we be angry about it?
TTIP: the key to freer trade, or corporate greed?
TTIP: EU negotiators appear to break environmental pledge in leaked draft
I’ve seen the secrets of TTIP, and it is built for corporations not citizens
The TTIP of the spear
TTIP could block Governments from cracking down on tax avoidance, study warns
Libero scambio, rivoluzione in corso
Il nodo dei marchi sulla strada del Ttip
Ttip, Malmstrom: obiettivo raggiungere accordo Ue-Usa entro fine 2016

In particolare, scrive il Sole 24 Ore, va notato il precedente dell’accorto TTP tra Usa e paesi del Pacifico, analogo a quello che si sta tentando di realizzare sulle due sponde dell’Atlantico (Sole):

Gli impegni sottoscritti dagli Usa e gli altri 11 Paesi partner nel Tpp – che in Asia includono il Giappone ma non (ancora) Cina e Corea – vanno molto oltre le tipiche materie commerciali per coprire servizi come telecom, e-commerce, proprietà intellettuale, appalti pubblici, concorrenza con imprese a capitale pubblico, diritti sindacali e del lavoro, ambiente, contenzioso imprese private-Stati nazionali.

Difficile pensare che, nonostante le diverse posizioni espresse da europei e americani sui loro siti relativi al TTIP, queste questioni approvate nel TPP non vengano portate anche nel TTIP.

Vedi anche:
Il segreto del TTIP è paradossale. Il disinteresse italiano ancora di più
3 milioni di firme contro il TTIP
TTIP: chiarimenti europei, buone intenzioni. Vedremo che dicono gli americani
TTIP e TPPA. Controversi by design
Il segreto non aiuta il TTIP
Politico: sinistra europea divisa su TTIP
Per capire che cos’è questo TTIP, il trattato atlantico tanto controverso
TTIP se ne sa ancora poco
Inizia oggi nuovo round di trattative del TTIP. Proteste in Germania

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4 Commenti su “TTIP in mezzo all’Atlantico. Che cosa è segreto. Che cosa si sa. Di che cosa si dovrebbe discutere

  1. Positivo se limita impedisce agli stati di legiferare liberamente?!???
    Ma stiamo delirando o vogliamo propagandare un governo mondiale che serva solo a dare altro potere alle solite multinazionali?!??
    Roba da matti

  2. Grazie per il tuo lavoro di informazione. Per fortuna anche in Italia oltre 300 associazioni, sindacati, comitati locali, dalle città piccolissime a grandi capoluoghi come Milano, Roma, Napoli, da Bolzano a Catania a Cagliari, si sono organizzate insieme alle reti europee per approfondire i dettagli del trattato e manifestare la propria preoccupazione. Sul sito http://www.stop-ttip-italia.net pubblichiamo regolarmente tutti gli aggiornamenti sul negoziato, i testi, le posizioni pro e contro, gli incontri istituzionali e pubblici che organizziamo in Italia e in Europa. Chi vuole può dare vita ad un comitato, o impegnarsi per sostenerne uno che esiste. L’Italia è più viva di come viene raccontata, per fortuna, e abbiamo deciso di assumerci la responsabilità di farlo in prima persona, insieme.

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