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“Active genetics” contro la malaria

Il team di ricerca guidato da Ethan Bier, alla University of California, San Diego, ha sviluppato una nuova strategia per combattere la malaria utilizzando una tecnologia chiamata active genetics. Si tratta di un’applicazione del Crispr-Cas9 pensata per creare mutazioni che vengono poi ereditate da tutti i discendenti. Normalmente, una mutazione si trasmette alla prossima generazione con una probabilità su due, ma con l’active genetics tutti i discendenti hanno quella mutazione. Se per esempio si introducono individui maschi modificati in modo da generare discendenti che non trasportano il parassita portatore della malaria, secondo i calcoli di Bier, in dieci generazioni – cioè in una stagione – non ci sono più zanzare pericolose per gli umani. Finora questi risultati funzionano in laboratorio. Si faranno esperimenti in grandi gabbie con migliaia di individui. Poi si tenterà in aree libere più o meno vaste. Infine, se tutto andrà bene, si tenterà in Africa. Il problema sarà quello di vedere se i maschi modificati riusciranno ad accoppiarsi con le femmine battendo la concorrenza dei maschi indigeni.

Il gruppo di Bier ha anche sviluppato una ulteriore tecnologia che è in grado di eliminare la mutazione introdotta, chiamata simpaticamente Erasr. L’active genetics può essere usata anche per combattere la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici e per altre situazioni particolarmente complesse. Il futuro è segnato dalla genetica. Dopo il sequenziamento del genoma umano e dopo l’invenzione del Crispr-Cas9, che quest’anno ha fruttato il premio Nobel alle sue scopritrici, le applicazioni delle tecnologie di manipolazione genetica si stanno moltiplicando. Gli umani dovranno imparare a guidare lo sviluppo di queste tecnologie in modo saggio. Ethan Bier ha parlato sabato 28 novembre 2020 al Festival della Scienza di Roma.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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