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Coronacrisi economica. Leggere il futuro che vogliamo e costruirlo

Come si uscirà dalla crisi economica? Con la consueta flemma gli economisti si stanno dando da fare per immaginare gli scenari più probabili. Un punto di partenza per ogni ragionamento è chiaro: ci sarà una forte recessione, un calo del Pil generalizzato. Le domande su ciò che è meno chiaro sono invece molto numerose: alcuni paesi andranno meglio e altri peggio? Per quali ragioni? Si può far qualcosa per essere nel novero dei paesi che vanno un po’ meglio?

L’incertezza regna sovrana sul piano biologico. Innanzitutto, non sappiamo molto del virus di per sé? Avrà un rallentamento in estate (nell’emisfero Nord) e un ritorno di fiamma in autunno? Quanto dura l’immunità acquisita da chi lo ha superato? L’incertezza regna sovranista sul piano politico: un po’ dappertutto nel mondo ci sono regimi autoritari che lo diventano ancora di più, regimi democratici che diventano autoritari (come in Ungheria), regimi democratici che abbandonano diritti fondamentali come la privacy di fronte all’emergenza (Israele ma non solo). Un pezzo del New York Times in proposito è istruttivo: For Autocrats, and Others, Coronavirus Is a Chance to Grab Even More Power.

Il più grande motivo di incertezza è relativo al modo con cui i governi utilizzeranno le enormi risorse che si stanno prendendo per rispondere alla recessione. Quasi tutti avranno mezzi che fino all’anno scorso non potevano sognarsi di avere. Li dovranno usare in paesi che si saranno bloccati per mesi, con Pil diminuiti di un quarto, forse più forse meno. E potranno pensare in termini orientati a ripristinare la situazione precedente o a costruire qualcosa di meglio.

Di certo, anche ripristinare la siguazione precedente non sarà facile. Nella crisi del 2008 ci sono stati paesi che hanno reagito velocemente, altri che hanno reagito lentamente e altri ancora che non si sono mai ripresi. Ecco come gli economisti Philipp Carlsson-Szlezak, Martin Reeves e Paul Swartz, su Harvard Business Review, ricordano l’andamento di Canada, Usa e Grecia di fronte alla crisi del 2008 (Understanding the Economic Shock of Coronavirus).

Il Canada ha evitato subito la crisi delle banche e ha ripreso il suo andamento di crescita decennale in poco tempo. Gli Usa hanno lasciato che la crisi bancaria assumesse contorni pesanti, sono riusciti a riprendere il tasso di crescita precedente ma senza recuperare il livello che avevano perduto. La Grecia non è mai tornata ai suoi tassi di crescita precedenti.

I paesi reagiscono in modi diversi.

Ma quella del 2008 era una crisi finanziaria. Ha fatto perdere la fiducia in un sistema che era comunque bacato: la finanza dei debiti facili non poteva durare.

Anche oggi occorre subito un’iniezione finanziaria. Salvare la liquidità delle aziende perché continuino a pagare gli stipendi e non chiudano appare una scelta ragionevole. Ma c’è di più.

Gli scenari negativi sono profondi. La crisi attuale è una crisi esogena al sistema dell’economia reale, ma si manifesta con il blocco totale di molte attività reali. Alcune aziende non riusciranno comunque a sopravvivere e saranno comprate a basso prezzo da entità più dotate di capitali. Altre sopravviveranno solo grazie agli aiuti pubblici, ai quali dovranno in certi paesi restituire il favore. La fiducia nel sistema economico reale sarà scossa, perché molti smetteranno di comportarsi in modo affidabile, trovando ogni scusa per non pagare le fatture, altri cercheranno di ricostruire le filiere di subfornitura sulla base di ipotesi di credibilità tutte da ricostruire. Le solidarietà interrotte per l’eccesso di egocentrismo saranno tutte da ridiscutere.

Gli scenari positivi esistono. Ma vanno pensati e voluti. Le dinamiche spontanee, questa volta, rischiano di non essere quelle preferibili.

I paesi che ne usciranno meglio saranno quelli che si arroccheranno sui loro interessi particolari o quelli che troveranno la forza di aprirsi? La Svezia sarà un test fondamentale. La Cina cerca di costruire un softpower che non aveva. Gli Usa lo stanno perdendo.

La generosità ci salverà. Ma rafforzerà l’immagine e la credibilità di chi saprà esprimerla e riconoscerla. Servirà come motore di una strategia più grande. Chi saprà riconoscere in questa crisi l’occasione per buttare quello che prima non andava e innovare innestando nel sistema qualcosa che prima era difficile sognare sarà favorito. L’obiettivo non è recuperare soltanto quello che c’era prima: l’obiettivo è migliorare.

Il nostro compito, nell’ora in cui piangiamo i nostri morti, è leggere il futuro che vogliamo e muoverci per costruirlo.

Dove posso imparare quello che serve per contribuire alla realizzazione di questo compito? Cerco, ovunque, persone e idee che mi rispondano.

Vedi:
Thomas Piketty: ‘Inheritance for all’
Manuel Castells: Después de la guerra
Mario Draghi: we face a war against coronavirus and must mobilise accordingly | Free to read
What will the world be like after coronavirus? Four possible futures

In questa serie:
Geopolitica di internet. Attacco alla rete. Se l’Europa ci fosse potrebbe difendere il network e sé stessa
Coronavirus. Sta per arrivare un fiume di denaro pubblico? Chi lo gestirà? E con quale visione?
Coronavirus. Come ne esce l’economia
Solo la generosità ci salverà
Il destino comune della rete umana
Studi sul futuro e resilienza
Dopo la crisi: resilienza
Sembra un film di scarsa qualità
Coronavirus. Crisi economica: il privato è politico

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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