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Il destino comune della rete umana

Corea e Singapore hanno controllato bene il contagio riducendo al minimo il pericolo per la maggior parte delle persone senza distruggere l’economia. Ma poiché altri paesi non sono stati altrettanto efficaci, ora il contagio torna a farsi sentire anche da quelle parti. Indubbiamente saranno ancora efficaci. Ma il fatto è questo: nessuno si salva da solo davvero. La logica della rete impone agli umani una cultura della comunità. E questo evento catastrofico potrebbe essere il motivo per un salto di qualità nella consapevolezza umana su questo punto essenziale. Siamo individui, siamo collettività e siamo comunità, contemporaneamente: siamo plurali.

Per chi ha un po’ di tempo, invito a leggere questi pezzi che non riassumo ma consiglio: Barabàsi spiega il rapporto tra la logica della rete e la prosecuzione del contagio, Science approfondisce l’esperienza coreana e segnala come nuovi focolai non cessino di manifestarsi, mentre il Wall Street Journal racconta il ritorno di contagi nei paesi che erano già riusciti a contenere con grande efficacia l’epidemia. Ecco i link: Barabàsi, Science, seconda ondata a Singapore, Hong Konk e Taiwan

Questo non significa che ciascun paese non possa cercare di trovare i suoi equilibri e di sperimentare le sue vie per rispondere all’emergenza. Sappiamo che in un sistema complesso ogni elemento è connesso con ogni altro e che quasi nulla si riesce a ridurre a relazioni lineari, ma ogni scelta ha conseguenze immediate e meno immediate. Occorre vedere i fenomeni a un buon livello di astrazione. Il trade off tra sanità e tenuta dell’economia è, per esempio, ben poco convincente: se si distrugge l’economia, probabilmente, la povertà diventerà a sua volta un rischio sanitario; e probabilmente se si salva l’economia si potrà investire in una nuova resilienza ospedaliera… Del resto, proprio per il fatto che le connessioni sono enormemente sviluppate nel mondo, la chiusura delle frontiere potrebbe risultare meno efficace della condivisione dei dati e della solidarietà nelle scelte politiche. E nella competizione tra stati, è possibile che, inopinatamente, i sistemi economici che fingono di non avere problemi sanitari per tenere alte esportazioni e turismo siano alla fine smentiti dai fatti e perdano credibilità ancora più degli altri.

Questa crisi può portare a una crisi ancora più grave nel momento in cui i vari paesi decideranno di fare da soli per tener conto soltanto dei sistemi di consenso interni. In quel caso verrà fuori davvero un disastro epocale. Se invece si capirà che il vantaggio comune corrisponde al vantaggio dei singoli allora questa crisi non sarà stata inutile. E probabilmente si supererà di slancio. Ma questa volta occorre unità d’intenti. Le premesse, per ora, non sono del tutto positive purtroppo: ma stiamo osservando repentini cambiamenti nelle politiche e nelle prese di posizione dei leader. Non chiudiamo la porta alla speranza. E, come popolo, come comunità, se possiamo e se riusciamo, sosteniamo la trasparenza, la non-violenza, la cooperazione.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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