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Riscaldamento globale. Raccolta di idee, grandi e piccole

Di fronte al riscaldamento globale occorre fare di tutto. Grandi e piccole cose. Gesti quotidiani e progetti enormi. “Sull’astronave terra non ci sono passeggeri”, ha detto tra gli altri anche Marshall McLuhan: “siamo tutti equipaggio”.

L’innovazione fine a sé stessa, tanto per conquistare un mercato, ha finito il suo ciclo. Oggi vogliamo innovazioni che abbiano senso. E una delle direzioni fondamentali dell’innovazione oggi è che affronti il tema del cambiamento climatico in una chiave di miglioramento della qualità della vita e non di rinuncia. Se non facciamo abbastanza le rinunce saranno drammatiche. Inutile soffermarsi qui sulle terribili conseguenze della nostra eventuale inazione: ci sarà tempo per tornarci sopra. Ora è anche il momento di raccogliere piccoli e grandi suggerimenti per passare all’azione e ottenere risultati.

Fin dal 1972 sappiamo che saremmo arrivati qui. “I limiti dello sviluppo” è il mitico libro del Club di Roma e dell’Mit che ha aperto gli occhi a chi li ha voluti aprire fin dal 1972, appunto. E’ ora di passare all’azione. Cambiando i modelli di produzione, di consumo, di innovazione: per creare una maggiore qualità della vita generalizzata ed evitare un peggioramento delle condizioni di tutti. Ormai la percezione che tutto questo sia importante è diffusa. Deve diventare diffusa e concreta. Per questo dobbiamo connettere alcuni concetti: l’innovazione, la soluzione dei problemi ecologici, il progresso, la felicità. E’ del tutto possibile. Ed è un progetto per il quale vale la pena di dare la vita.

A questo punto, raccogliamo un po’ di idee.

Ne ho una. E con molta umiltà vorrei discuterla con chi ha le competenze giuste per renderla possibile. In sintesi. Stiamo per avere un tale riscaldamento che le Alpi rischiano la siccità: senza neve d’inverno sulle Alpi, i fiumi rischiano di restare a secco d’estate e quindi l’agricoltura e la vita urbana in pianura rischia di collassare: la prospettiva che il deserto nordafricano si allarghi alla sponda nord del Mediterraneo non è esclusa. Ne parla David Wallace-Wells per esempio in “The Uninhabitable Earth”.

Propongo un grande progetto. Macchine alimentate a solare estraggono idrogeno dall’acqua marina e lo mandano in montagna con i tubi del gas metano o altri canali. In montagna d’inverno vengono accesi motori a idrogeno che sparano l’acqua che emettono nelle valli e nei luoghi dove si può accumulare la neve, in quantità enorme. Ovviamente anche sulle piste da sci. A primavera l’acqua si scioglie e ritorna nei fiumi, alimentando la pianura. Teniamo presente che l’idrogeno è tornato all’attenzione degli ingegneri per alimentare i motori del futuro, anche perché i limiti delle batterie sembrano per ora insuperabili. Questa è soltanto un’idea, ma vorrei approfondirla. Vediamo se è possibile.

L’immagine e il grafico sono tratti da “I limiti dello sviluppo“, libro che resta d’ispirazione per tutti. E che dimostra che la scarsa lungimiranza degli umani non è del tutto innocente.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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