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Un grande balzo di paradigma. State of the net 2015

L’apparizione del testo scritto è considerata tradizionalmente lo spartiacque tra la preistoria e la storia. In questo nuovo millennio, mentre si assiste a una grande trasformazione delle condizioni della vita quotidiana, si stanno anche ponendo le basi per un nuovo passaggio di paradigma.

Il testo scritto su pergamena, papiro, cera o carta, per sua natura, richiede un sapere specifico, avviene attraverso un impegno volontario, impiega risorse scarse e impone una scelta intorno alla qualità di ciò che va scritto: sicché la storia è scritta in modo che resti ciò che è considerato importante. Con le tecnologie digitali però lo sforzo di registrare tende ad annullarsi, le risorse richieste sono molto limitate e non occorre alcuna scelta in merito a ciò che diventa un testo permanentemente registrato. Sicché si registra tutto senza distinguere tra ciò che è importante e ciò che non lo è. Secondo Martin Hilbert, ricercatore all’università di California, la proporzione di informazioni registrate su un supporto digitale tra il 2000 e il 2013 è passata dal 25% al 98%: non solo per il relativo declino dell’uso di supporti scarsi come la carta e la plastica, ma anche è soprattutto per l’enorme crescita della registrazione di ciò che prima non si registrava. Oggi non si sceglie che cosa registrare, si memorizza semplicemente quasi tutto quello che avviene: ogni spostamento dei corpi delle persone è registrato da telecamere, Gps e telefoni collegati alle reti mobili; la gran parte delle transazioni economiche è registrata da carte di credito, bancomat, trading floors finanziari e monete digitali; qualunque comunicazione tra amici e conoscenti può essere trascritta in sms, social network, telefonate; foto e video personali si moltiplicano riprendendo ogni gesto quotidiano, che viene a sua volta molto spesso pubblicato; molte decisioni sono precedute dalla consultazione di qualche applicazione che si trova in rete, ogni curiosità, ogni buco di memoria, ogni notizia e ogni bufala passano sul web o sul cellulare. E ciascuna di queste informazioni resta in memoria, viene elaborata, diventa a sua volta parte dell’organizzazione della vita quotidiana di miliardi di persone e viene utilizzata dalle compagnie che gestiscono le infrastrutture di comunicazione, dalle istituzioni finanziarie e fiscali che vogliono conoscere l’andamento dell’economia, dalle agenzie per la sicurezza nazionale che devono controllare i gruppi che la minacciano, dalle aziende che si mantengono suggerendo all’attenzione degli utenti qualche nuovo oggetto di consumo. E così via.

Se la storia si distingue dalla preistoria per via dell’apparizione del testo che registra ciò che viene considerato abbastanza importante da essere scritto, l’epoca che si profila all’orizzonte ha qualcosa di diverso. La storia del mondo connesso in digitale sembra sciogliersi in una sorta di “iperstoria” nella quale quasi tutto è scritto, indipendentemente dalla sua importanza. E il filtro avviene casomai a posteriori. Il che accelera le possibilità alternative, moltiplica le scale di priorità accettabili e concentra grande potere nelle mani di chi gestisce le piattaforme per lo scambio e la registrazione di conoscenze. Il potere passa da chi decide che cosa vada scritto, ai sistemi che gestiscono l’accesso, l’elaborazione, la memorizzazione di tutto ciò che avviene nella vita quotidiana degli umani. In attesa che tutto questo, con l’internet delle cose, si estenda a piante, animali, oggetti dotati di sensori e connessioni alla rete.

Queste erano alcune delle considerazioni che saranno pubblicate da Nuova Antologia prossimamente. Quelli che seguono sono gli appunti per proseguire il discorso in occasione di State of the net 2015.

Le domande che emergono in questo passaggio di paradigma sono più numerose delle risposte:
Come si distingue tra ciò che è importante e ciò che non è importante?
Come si trasforma il potere di stabilire ciò che è importante e ciò che non lo è?
Che cos’è di conseguenza la libertà in un mondo nel quale tutto è scritto?

Un tempo si diceva che “verba volant scripta manent” ora si può dire che lo scritto è nel flusso mentre la piattaforma resta. Il potere è controllare la piattaforma e gli algoritmi che influenzano le probabilità di certi comportamenti e convinzioni. E la libertà è continuare ad alimentare di innovazioni il sistema delle piattaforme, come forma di critica del potere, in nome della qualità del tempo delle persone, della loro attenzione e della loro capacità di riconoscere la rilevanza delle informazioni.

La dinamica del potere e della libertà si sposta verso la dinamica della cultura, fonte della consapevolezza delle conseguenze. La leadership culturale diventa più importante del potere. L’educazione diventa la base dell’equilibrio degli ecosistemi dell’innovazione. La maturazione di una ricerca sulle digital humanities si fa urgente.

Questo è, tra l’altro, il senso dell’elaborazione delle dichiarazioni dei diritti in internet. Un lavoro che si sta facendo globale, al quale partecipa anche l’Italia, che sicuramente non è compiuto.

La nuova idea di giustizia comincia con la redistribuzione della conoscenza.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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