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Intelligenza artificiale e lavoro. Conferenza all’OECD

Erik Brynjolfsson è un economista che si occupa brillantemente delle conseguenze dell’innovazione. La sua produzione scientifica si trova online ed è accessibile. È intervenuto oggi alla conferenza organizzata dall’Ocse sul lavoro del futuro e l’intelligenza artificiale. Ha usato una frase piuttosto efficace. La riassumo: «La tecnologia va più veloce della capacità della società di apprendere a usarla».

Ma questo avviene per più di un motivo. Per il fatto che tutti i sistemi coinvolti attraversano una trasformazione e per il fatto che le conseguenze dell’intelligenza artificiale sono frammentate nei particolari mondi ai quali è applicata. Ecco alcune considerazioni per diversi sistemi:

1. Il sistema educativo non è più corrispondente al sistema delle scuole e delle università. Ciascuno deve imparare la tecnologia, immaginarne le applicazioni, prevenirne le conseguenze, per tutto il tempo della sua vita, perché il dipanarsi delle conseguenze dell’intelligenza artificiale avverrà nel tempo e probabilmente per tutto il corso della vita delle persone che oggi lavorano e che domani lavoreranno; occorrerà un certo tempo prima di assistere a una stabilizzazione.

2. Il mercato del lavoro si deve adattare. Qualunque lavoro sarà un po’ coinvolto nella trasformazione. In parte aumenterà la produttività, in parte si trasformerà, in parte si alleggerirà e semplificherà, in parte si complicherà. La frammentazione delle conseguenze non rende facile l’aggiustamento dei salari e dell’occupazione. Probabilmente entrano in gioco salti di paradigma, distribuiti in modo non omogeneo, che rendono poco paragonabili le diverse situazioni generative di importanti conseguenze.

3. Hollywood è più avanti della realtà, come dice Marc Rotenberg, direttore del Center for AI and Digital Policy del Michael Dukakis Institute. I pregiudizi impliciti nei dati e negli algoritmi genereranno probabili ingiustizie mascherate da “oggettività informatica”. Le differenti capacità di comprendere le opportunità e i rischi dell’applicazione dell’intelligenza artificiale, creano condizioni culturali di polarizzazione e peggioramento delle distanze tra chi ce la fa e chi resta indietro nella società.

L’Ocse ha un’idea precisa in conseguenza: «se vogliamo un mondo umanamente sensato dobbiamo investire nell’educazione delle persone almeno tanto quanto investiamo nelle macchine».

All’Ocse si sta discutendo di tutte queste questioni e con molta attenzione e competenza. International conference on AI in Work, Innovation, Productivity and Skills, 1-5 febbraio 2021. Il tema è posto nel blog sulla policy dell’Ocse: The impact of AI on the labour market: is this time different?

Vedi:

Smart city, smart working, smart company? Il futuro di smart è wise

Il lavoro del futuro. Il libro /1
Il lavoro del futuro. Il libro /2
Il lavoro del futuro. Il libro /3

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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