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Speculazione. La bolla anomala che non scoppia mai, fino a quando è troppo tardi

Se le quotazioni di borsa continuano a crescere durante una crisi economica reale così profonda come quella che quasi tutto il mondo ha attraversato nel 2020, c’è qualcosa che non va.

I giornali attenti non cessano di avvertire i lettori. C’è il pericolo che le quotazioni di borsa siano gonfiate. C’è il pericolo che la bolla scoppi. Come nel 2000. E in un modo diverso come nel 2007-8. Ma sta di fatto che non scoppia mai.

I “bistecchieri” lo sapranno quando uscire e vendere. Il “parco buoi” ci resterà sotto. Come sempre.

Ma almeno cerchiamo di sapere che cosa sta succedendo. Dice il Financial Times che Absolute Strategy Research ha stilato una lista di “indicatori di bolla” secondo i quali i valori finanziari attuali sono paragonabili alla bolla giapponese degli anni Ottanta, alla bolla delle dot-com di fine Novecento, alla bolla delle commodity del primo decennio del 2000. Gli indicatori sono: bassi tassi di interesse, capitalizzazioni enormemente superiori ai profitti, speculazione senza limiti nel trading, volatilità nei corsi azionari. Più del 10% delle blue chip americane vale il 40% in più della media degli ultimi 200 giorni (un fenomeno che si è verificato soltanto quattro volte negli ultimi 35 anni). I valori sono anomali. Le capitalizzazioni delle aziende tecnologiche quotate in America sono arrivate a sei volte i fatturati (Vedi “Investor anxiety mounts over prospects of stock market bubble”, Financial Times, per leggerlo si può copiare in Google il titolo esatto).

Se scoppia, quando scoppia questa bolla? La risposta dipende da che cosa spiega questa bolla.

La spiegazione del fenomeno, che è ovviamente speculativo, non è però soltanto speculativo come avvenuto in altre occasioni. Perché i soldi non sono soltanto quelli del “parco buoi”. La maggior parte dei soldi sono quelli delle banche centrali. Una quantità di soldi inimmaginabile e inesauribile. Il Guardian sviluppa la relazione tra il denaro delle banche centrali e i corsi azionari. Il pezzo è da leggere. Perché aiuta anche a capire come, in questa situazione, la bolla anomala riesca a durare e a giustificarsi facilmente. Insomma: i soldi ci sono, non hanno sbocchi reali, non generano inflazione, potrebbero essere anche il motivo per cui ci sarà una grande ripresa dopo la pandemia, e quindi per adesso vengono usati dove è più facile… La bolla anomala continua, ancora un po’.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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