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Exxon in Russia. Trump-l’œil è una fabbrica di conflitti d’interesse

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Qualche giorno fa, la Exxon ha chiesto di essere esentata dalle restrizioni al commercio con la Russia imposte dal governo americano in seguito alla decisione delle sanzioni contro il governo di Putin. Vuole poter trivellare l’Artico. Il gigante petrolifero chiede questa esenzione al ministro dell’economia: che è stato ceo della Exxon fino al momento in cui Trump l’ha chiamato al governo (AP).

È un problema di equilibrio ecologico. È un problema di coerenza politica. È un altro fronte di conflittualità tra l’amministrazione di Trump e i servizi di sicurezza: se l’esenzione fosse accordata e Putin ne traesse come ovvio vantaggio economico si tratterebbe di un via libera alla Russia per intervenire senza timore di punizioni nella politica interna di chiunque, come si dice abbia fatto durante la campagna elettorale americana. Ma è anche un insanabile elemento della fabbrica di conflitti d’interesse messa in piedi in quattro e quattr’otto da Trump. 

In effetti, se non fosse serio sarebbe comico, questo argomento. Trump sta assumendo lobbisti per occuparsi delle attività governative in merito alle quali facevano lobby. È micidiale. Lo mostra ProPublica: Trump’s Watered-Down Ethics Rules Let a Lobbyist Help Run an Agency He Lobbied; Trump is Hiring Lobbyists and Top Ethics Official Says ‘There’s No Transparency’.

Potrebbe servire a chi sogna l’impeachment, prima o poi?

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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