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La retorica dell’apertura di internet come mascheramento della sua chiusura. Net neutrality a rischio

La Commissione europea difende il principio dell’open internet, anche quando tenta di introdurre regole che consentono alle compagnie telefoniche di creare sistemi per dare priorità a una parte del traffico. La Fcc americana usa lo stesso linguaggio nel corso della discussione che la condurrà verso metà maggio a consentire alle compagnie telefoniche di discriminare il traffico a favore dei servizi che pagano di più. La stessa discussione al NetMundial, su questo punto si è arenata: il meeting brasiliano non è riuscito a inserire la net neutrality tra i principi base della governance di internet anche se tutti si sono trovati d’accordo sull’idea dell’open internet. Niente è stato deciso finora: i difensori della net neutrality continuano a far sentire la loro voce. Le lobby delle compagnie telefoniche non cessano di andare avanti con le loro richieste. I tempi delle decisioni, soprattutto in America, sembrano avvicinarsi.

Vedi:
Net neutrality: perché è importante
Fcc e net neutrality
NetMundial (net neutrality al IV punto)

La net neutrality è il principio standard di internet che impedisce agli operatori di discriminare i pacchetti di dati in base al contenuto o servizio che trasportano. La net neutrality consente di innovare senza chiedere il permesso a nessuno.

Le compagnie telefoniche sostengono che si deve discriminare il traffico per renderne la gestione più efficiente e per garantire maggiore redditività alle nuove reti che vanno costruite, consentendo di far pagare di più i servizi che richiedono linee prioritizzate.

Le autorità che stanno accettando l’impostazione proposta dalle compagnie telefoniche ma non vogliono perdere di popolarità appiattendosi sulle richieste delle lobby sostengono di essere intenzionate a difendere l’internet aperta. La loro retorica sembra orientata a difendere i principi della concorrenza e della libertà. Ma le loro parole nascondono la verità mettendola in piena evidenza: difendere l’open internet significa sottolineare che la rete potrebbe esistere anche se fosse chiusa, significa dire che è un palazzo con le porte aperte. Significa che in qualunque momento potrebbero essere chiuse ma loro difenderanno l’apertura. Significa dare al proprietario del palazzo il potere di definire quanto chiusa e quanto aperta sia la porta. Significa condannare gli innovatori a chiedere il permesso.

Internet non è aperta o chiusa. Internet è neutrale. Non discrimina sui contenuti dei pacchetti. E quindi gli innovatori che la usano per proporre le loro idee non devono chiedere il permesso a nessuno.

Per opera delle lobby, si propone un’internet duale, nella quale le linee veloci sono dedicate ai servizi che pagano di più e l’internet standard viene lasciata indietro dal punto di vista degli investimenti e della velocità. Funzionerà?

Un precedente è nella storia dell’iptv. Una sezione di internet a velocità “garantita” dedicata dalle telco alla trasmissione di televisione in pacchetti ricevibili solo dagli abbonati con decoder. Non ha avuto alcun successo. La gente non ha pagato. Anche per la concorrenza dei servizi che si sono nello stesso tempo sviluppati sulla internet neutrale standard.

Un altro precedente è la rete mobile che non è neutrale. In alcuni casi le compagnie telefoniche hanno impedito agli abbonati l’uso di applicazioni che facevano concorrenza ai loro servizi. Skype per esempio è stata bloccata in molti casi.

Fcc dice che se passerà la sua riforma impedirà alle compagnie mobili di bloccare le applicazioni che fanno loro concorrenza. Dichiarando esplicitamente che la riforma aprirà un contenzioso continuo e potrà funzionare solo se qualcuno si dedicherà continuamente a difendere i consumatori dalle prevaricazioni degli operatori. Anche le riforme proposte in Europa – per l’imprecisione del linguaggio quando si dice che l’internet prioritizzata non dovrà danneggiare “troppo” la internet standard – sembrano indicare che per gli avvocati ci sarà molto da fare.

I consumatori non hanno molto da guadagnarci. Gli innovatori rischiano di dover chiedere il permesso alle telco per poter proporre le loro idee. E tutto perché le telco non riescono a cambiare il loro modello di business mentale: vogliono tornare a far pagare le linee invece che far pagare la piattaforma. L’architettura che hanno in mente è sempre quella telefonica. La rete è qualcosa di diverso: è un ambiente al quale si accede pagando un prezzo standard e nel quale poi si viaggia liberamente, rispettando la legge.

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  • Dici: “La net neutrality consente di innovare senza chiedere il permesso a nessuno.” Queste tue semplificazioni, riprese da molti, hanno un effetto devastante perché, come sai, anche avendo la netneutrality perfetta comunque devo chiedere il permesso per mettere un app su un app store iOS o Android, o peggio TV Samsung o ChromeCast, etc.
    È lo stesso errore del movimento del software libero che per anni ha lasciato che milioni pensassero che un software è sicuro solo per il suo codice è libero, portandoci a OpenSSL.
    C’è da chiarire da subito che la battaglia per la libertá di competere in servizi e contenuti passa altrettanto per la neutralità tecnologica delle piattaforme, che puó portare solo la Open Web Platform e sie varie declinazioni.
    Ecco una campagna di legge regional mutlipartisan da noi promosss e supportata da Stallman che ha giá prodotto una proposta di legge M5S in tal senso:
    http://www.openmediacluster.com/en/er-softwacampagna-per-una-legge-regione-lazio-multi-partisan-pre-libero-servizi-telematici-trasparenti-web-aperto-e-partecipazione/

  • La questione della net neutrality, come tante che riguardano Internet, come al solito viene posta come una battaglia di principio che contrappone i buoni (gli innovatori) e i cattivi (le Telco) come in un film western.
    Eppure a guardare il mondo “materiale” situazioni simili ci sono e sono gestite con un po’ più di prosaicità e un po’ meno di retorica vana: Il ristorante milanese che ha una clientela disponibile a pagare utilizza l’aereo per far passare velocemente il pesce dalla paranza alla cucina. Il ristorante frequentato dal volgo squattrinato si deve accontentare del furgone con la cella frigo. E nessuno grida alla violazione della fish neutrality perchè lo stesso pesce viaggia su due canali diversi per arrivare a due utenti diversi. Anche se la società che distribuisce il pesce è la medesima.
    Allo stesso modo, se sono disponibile a pagare caro per vedere la finale di calcio in formato 4k il mio fornitore di servizi “innovatore” dovrebbe avere la possibiltà di usufruire di un canale più veloce, pagandolo proporzionalmente di più alle Telco, rispetto a quello che si rivolge ad una clientela diversa che non ha la stessa esigenza.
    Il punto semmai è che serve un’autorità che eviti abusi.
    Il costo dell’SMS proposto dagli operatori Telco fino a qualche anno fa era una rapina e avrebbe dovuto essere sanzionato ma non si può neanche pretendere che le Telco stiano lì a fare investimenti nella Rete per far passare pacchetti IP accontentandosi delle briciole.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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