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La cura degli altri come qualità della rete sociale: l’emergere di media medici

Roderick Lamar Lee e Lynette M. Kvasny pubblicano su FirstMonday un paper intitolato “Understanding the role of social media in online health: A global perspective on online social support“. Nello stesso numero della pubblicazione Hemant Purohit, Carlos Castillo, Fernando Diaz, Amit Sheth e Patrick Meier scrivono “Emergency-relief coordination on social media: Automatically matching resource requests and offers“. Oggi Nòva pubblica un paginone sull’innovazione sociale nelle pratiche sanitarie, firmato da Francesca Cerati e Alessia Maccaferri.

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La consapevolezza dell’importanza del mutuo soccorso nell’ambito delle cure si incrocia ormai esplicitamente con l’innovazione resa possibile dalla rete e i social network. Le pratiche si fanno organizzativamente più strutturate. I loro effetti sono meglio studiati e più efficaci.

Da questo punto di vista, come fa notare Nòva, un tema di riflessione potenzialmente rilevante è l’apertura alla partecipazione dei cittadini ad alcune decisioni strategiche sulla ricerca e la sanità che è diventata una battaglia del British Medical Journal. Fiona Godlee, alla guida del giornale, scrive in proposito: “Towards the patient revolution” per annunciare l’impegno della sua pubblicazione a favore della crescita dello spazio di decisione della comunità nella sanità. Ovviamente il problema è come realizzare questo obiettivo, in modo che non diventi uno spazio manipolabile da parte delle grandi centrali che influenzano l’opinione pubblica. Occorre disegnare i “media medici” con la stessa cura che si riserva ai “media civici“: per non aprire un nuovo fronte della demagogia, per interpretare l’idea in chiave di consapevolezza. Ma è certamente possibile: e può diventare uno dei settori di maggiore sviluppo della pratica di partecipazione nella qualità. I vincoli vanno resi espliciti, sia in termini di scelte scientifiche, sia per quanto riguarda i limiti di bilancio, sia per quanto attiene alla disponibilità dei cittadini a dare una mano. L’incrocio tra la crescente capacità ed efficienza del volontariato e del welfare sociale con le piattaforme civiche di partecipazione può creare uno spazio di miglioramento in un settore che sembra soffocato dalla crisi della spesa pubblica e non riesce a fare un salto di qualità organizzativo sempre più necessario. Ma le piattaforme per realizzare questo obiettivo richiedono grandissima cura. E possono, forse, influenzare positivamente anche altre parti della rete. Imho.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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