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Chi crea occupazione? Le nuove imprese! Calcoli Ocse

Molti politici si dichiarano preoccupati per l’occupazione giovanile e dicono che il più importante problema è evitare di avere una generazione perduta. Sono sinceri o no? C’è un test per saperlo.

Se fanno di tutto per agevolare la nascita di imprese sono coerenti. Se si occupano di salvare le vecchie imprese non sono coerenti. E’ la conclusione cui si giunge leggendo gli ultimi dati Ocse dello Scoreboard su tecnologia e industria.

Questa è la crescita dell’occupazione generata nei paesi Ocse dalle imprese nate da meno di cinque anni e quella da imprese che hanno più di sei anni: come si vede queste ultime hanno crescita negativa e le prime positiva.

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Ecco il comunicato dell’Ocse:

Young firms play a crucial role in job creation. Improving product, labour and capital markets and bankruptcy laws would help them foster employment growth and support the economic recovery, according to a new OECD report.

The Science, Technology and Industry Scoreboard 2013 says that young firms (5 years old or less) accounted for only about 20% of non-financial business sector employment over the past decade, but generated nearly half of all new jobs.

During the crisis, most of the jobs destroyed were the result of old businesses downsizing while net job growth in young firms remained positive.

“Giving dynamic, young firms, like startups, a better chance to succeed will create jobs and boost growth,” said Andrew Wyckoff, OECD Director of Science, Technology and Industry at the launch of the report in Istanbul. “This new evidence highlights how important young firms are in many countries. Policy makers need to rethink their approach to reforms to help young firms thrive and not overly favour large incumbents who sometimes crowd out these start-ups.”

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  • Molto interessante.
    Accanto al downsizing delle grandi imprese (e alla loro vita media, come ricordavi in qualche post fa) la riduzione dei costi di: trasporto, comunicazione, e dell’IT portano tutti insieme a un abbassamento dei costi di transazione delle imprese. Le quali sempre più si affidano al mercato fatto da nuove imprese, invece di eseguirli internamente con proprie risorse.
    Questa evidenza statistica mostra ancora una volta che R. Coase aveva ragione.

  • Analisi che rispecchia lo stato attuale delle cose nel Paese Italia: PMI e Startup che crescono e devono lascare un Paese che continua a credere ed investire in aziende cotte e sull’orlo del fallimento che pur di stare a galla propongono un downsizing strutturale per ridurre una parte dei costi senza guardare al rilancio con una corretta politica industriale. Del resto quest’ultima è da troppi anni assente nel nostro Paese.

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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