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Smart City a Riccione

L’evoluzione concettuale dell’idea di smart city avanza, anche se i finanziamenti pubblici che l’avevano accelerata l’anno scorso languono..

Il primo passaggio che si va chiarendo è la città come piattaforma. L’avversario in questo caso è la pratica di costruire silos di applicazioni non interoperabili che risolvono un problema e si fermano lì, fermando il resto. La città piattaforma è costruita a layer non a silos, in modo che su una base comune si generino applicazioni le cui componenti sono riutilizzabili e interoperabili. Una modalità che favorisce l’impensato e l’innovazione continua.

Come ogni piattaforma anche la città è comprensibile ricorrendo a una metafora. E se la metafora originaria di Facebook era l’amicizia, qui ovviamente è la cittadinanza. I cittadini sanno come usare la città piattaforma se conoscono il comportamento civico. E questo è tanto più diffuso quanto più la piattaforma è costruita in modo da incentivare quel comportamento civico. La guida della città ne ottiene un livello di efficacia impossibile altrimenti.

Ma si va oltre tenendo conto del fatto che, accanto a queste due dimensioni che sono tecniche e narrative, si sviluppa l’idea della città ecosistema. Questo integra la tecnica e la narrazione nel più ampio tema del rapporto tra cultura e natura. Alimentando la consapevolezza del fatto che l’ecosistema è ricco e generativo nella diversità, che ha qualità nell’equilibrio, che è evolutivo e complesso. Soprattutto indirizza l’attenzione all’esperienza che la società ha ormai acquisito della forte relazione esistente tra il gesto individuale e il bene dell’ambiente che ritorna come vantaggio all’individuo. Questa consapevolezza conduce la smart city nel contesto decisivo dei beni comuni e della cultura della partecipazione attiva. Che in effetti è smart.

Se ne parla a Riccione.

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  • Che visione evoluta della smart city!
    Attingendo alla mia esperienza lavorativa (settore tecnologia) ed unendo la mia vocazione narrativa (storytelling), condivido un simile approccio: Venaria Reale, ad esempio, può essere testimonial di un simile concetto di smart city, dove una tessera elettronica (ASMCard) consegnata ai cìttadini diventa il perno tecnologico per erogare molti servizi, quindi applicazioni interoprrabili: ad esempio prenotazione e pagamento delle mense scolastiche, diario sanitario per memorizzare nel chip della tessera l’esito degli esami effettuati nelle farmacie, consegna dei rifiuti in PET in appositi contenitori automatici, che riconoscono l’identità del cittadino e lo premiano caricando sulla tessera dei punti in € da spendere nei negozi convenzionati, e tanti altri servizi!

  • Una citta Smart tende ad attirare nuovi cittadini. Ma l’incremento dei cittadini generalmente è uno dei principali problemi delle Città che le rende meno attraenti e quindi meno smart.
    Una città veramente smart dovrebbe consentire la creazione di valore per i cittadini senza che i cittadini siano fisicamente presenti.
    Quindi una citta smart deve essere molto smart tanto che i cittadini che non la vivono non devono ambire ad abitarla.
    Quindi una città smart è una citta senza fisicità?

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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