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La commozione della non-violenza

Vent’anni fa, tra uno e due milioni di persone hanno fatto una catena umana di 600 chilometri, unendo Vilius, Riga e Tallin. Per manifestare contro l’occupazione sovietica di Lituania, Lettonia ed Estonia.

una manifestazione meravigliosa, che commuove solo a ripensarla.

anche perché ricorda un punto di vista sul Novecento che altrove si dimentica: la II Guerra Mondiale fu essenzialmente una tappa di un lungo processo di spartizione del mondo tra grandi potenze. All’inizio di quel periodo, tra l’altro, Germania nazista e Unione Sovietica decisero come dividersi le terre del Baltico senza tenere in alcun modo conto di quello che pensava chi ci abitava, dalla Polonia alla Finlandia, passando appunto per i tre paesi baltici. Terminata la guerra contro la Germania, altri trattati e altre potenze si spartirono il mondo.

estonia, Lettonia e Lituania hanno vissuto una guerra di 50 anni, durante i quali i loro popoli sono stati violentati, deportati, sterminati, altrernativamente, dai nazisti e dai sovietici. Qui la guerra è finita solo nel 1989.

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  • Quando ho chiesto ad un famoso direttore di coro estone cosa avesse il popolo estone di speciale, da dove veniva questo nucleo di non-violenza che li ha sempre accompagnati nella storia, non mi ha saputo rispondere. Mi ha detto che non sa, che solitamente si fa silenzio e ci si lega agli altri, che la loro tradizione canora (incredibile, capillare, totale) li ha aiutati, che loro cantano sempre e cantano per stare insieme, per farsi forza, cantano e hanno cantato anche per resistere e buttare giù tiranni e dittature. Ci raccontò di come la Rivoluzione Cantante abbia sconfitto il regime comunista senza neanche uno scontro. Come durante un assedio dei cittadini russi al Parlamento Estone sia finito senza neanche uno scontro, con un centinaio di russi barricati all’interno e un migliaio di estoni fuori, che in silenzio, dopo ore di tensione, si sono aperti e li hanno fatti passare. Ci sono cose che forse non possiamo capire. Forse non le capiscono neanche loro, ma almeno ci riescono.

  • Rivoluzione cantante
    un ‘non sapere’ che sembra rimandare a una ‘sapienza’ profonda quello che genera questa ‘potenza’. Sapienza cui i confini della mente stanno stretti. Un senza parole, un minimo comun denominatore che abita l’anima, testarda, finché il canto che emerge, corale, ancestrale, obbliga ‘l’invasore ‘ad ascoltare e diventa intollerabile perché insopprimibile. Attivo e non reattivo. Forse azione allo stato puro.

Luca De Biase

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