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Novità nella pubblicità su Facebook

Facebook ha annunciato che consentirà controlli indipendenti sui dati della pubblicità che appare sulle sue pagine. E che aprirà nuove opzioni per le inserzioni, comprese gli annunci con l’audio acceso. (Facebook, Techcrunch, AdWeek)
Una potenza pubblicitaria mondiale non poteva restare totalmente priva di trasparenza per i clienti. Anche l’esempio della finanza e dei suoi controllori dimostra che non è facile aggiungere trasparenza a un business nel quale il potere è tanto concentrato.

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Il boom degli abbonamenti al Guardian

La strada della sostenibilità di un buon giornale è basata sempre meno sulla pubblicità e sempre più sugli abbonamenti. E la strada è percorribile. Il Guardian per esempio è passato in un anno da 15mila a 200mila abbonati. Si può fare. Purché il giornale sia fatto bene (riporta Digiday). Chi fa affidamento solo sulla pubblicità è tentato di essere fedele soprattutto agli inserzionisti, o può generare questa impressione. Chi fa affidamento sugli abbonamenti deve essere fedele al pubblico, deve dare valore al pubblico, deve migliorarsi costantemente per aderire alle esigenze informative del...

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Grande Ethan! Un passo avanti sul tema: a chi giovano le notizie false e che cosa possiamo fare

Ethan Zuckerman scrive un grande pezzo sul tema delle notizie false (Medium: Stop saying “fake news”. It’s not helping). Va letto. Ma in sintesi dice che attribuire la responsabilità della vittoria di Trump alla disinformazione è purtroppo una forma di cattiva informazione. Che avvantaggia paradossalmente Trump. In quanto – e qui sta il punto – alimenta la sensazione che non esista buona informazione, che tutta l’informazione sia inquinata, che dei media non ci si possa fidare: con la conseguenza di rafforzare ogni tipo di manipolazione della realtà. La strada è costruire uno...

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Una critica radicale della soluzione algoritmica al problema del falso online

Non è possibile affrontare il falso sui social network senza il ricorso a un po’ di algoritmi, visto il gigantismo del numero di post prodotti dal miliardo e rotti di persone che in media sono per esempio su Facebook ogni giorno. Ma gli algoritmi non possono risolvere il problema del falso sui social senza prendere in considerazione un insieme di operazioni editoriali, perché in fin dei conti la questione è politica, dice Henry Farrell che insegna scienza politica e affari internazionali alla George Washington University (chronicle). Chi ha ragione? Farrell è convinto che la forza e la...

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Per la bonifica dell’ecosistema dei media. Un passo alla volta

Abbiamo capito che la diffusione di false informazioni è un problema che si può affrontare soltanto progettando qualcosa di nuovo. Nel senso che non si torna indietro, si può solo andare avanti: in una società nella quale la classe dirigente tradizionale e le autorità culturali tradizionali hanno perso credibilità, ma in una società nella quale le nuove piattaforme sono troppo “algoritmiche” e generano relazioni e informazioni indistinte e indistinguibili. Occorre un progetto per il discernimento che serva a valorizzare la qualità. Occorre una teoria, una narrazione, una forma di...

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La classe dirigente sfiduciata

Il concetto stesso di classe dirigente è travolto dalla disperante distanza che si coglie in occidente tra le aspettative e la realtà. È la conseguenza della grande trasformazione che genera timori e reali difficoltà alla popolazione. Ma è anche un’implosione, visto che le classi dirigenti incapaci di rispondere alle difficoltà vissute dalla popolazione e poste dalla grande trasformazione hanno tenuto il potere promettendo cose che non hanno mantenuto. Manipolando media che hanno perso a loro volta credibilità. E assorbendo nella loro caduta sia la politica che l’economia. Come mostra il...

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«Making journalism great again»

Jack Shafer, su Politico, scrive, giocando sullo slogan principale del nuovo presidente che è stato eletto negli Stati Uniti: «Trump Is Making Journalism Great Again». Perché la connessione tra il trumpismo e la post-truth society potrebbe riportare in auge chi fa giornalismo, cioè informazione con un metodo di qualità, basato su un accuratezza, indipendenza, completezza e legalità; sempre che la campagna trumpiana contro quella che chiama la stampa d’élite non convinca le popolazioni a stare dentro le loro echo-chamber dove vengono informati da pseudonotizie che gratificano le loro opinioni...

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Fake news. Opportunità per i giornali

Una ricerca del Reuters Institute for the study of journalism trova che in gran parte gli editori di giornali pensano che l’ascesa delle fake news online sia un’opportunità per il loro business (ReutersInstitute). In our survey of 142 leading Editors, CEOs and Digital Leaders for this report: 70% said worries over the distribution of fake/inaccurate news in social networks will strengthen their position, while… 46% say they are more worried about the role of platforms than last year 56% say Facebook Messenger will be important or very important part of their offsite initiatives this year. 53%...

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Fake news. Un buon bicchiere molto pieno. Con un pizzico di veleno

Una ricerca pubblicata su Human Highway News ha fatto dire a MediaHub che la diffusione di bufale in rete è una bufala. I motivi di questa controversa convinzione sono da cercare nel fatto che solo una piccola quota del traffico sui siti che fanno informazione è destinato a siti che fanno informazione-bufala (Human e MediaHub): Ma quanto è diffuso il problema delle bufale nel nostro Paese? A dare una risposta alla domanda arriva la desk research di Human Highway, il cui amministratore delegato collabora da tempo con DataMediaHub. Partendo dalla black list di Bufale.net sono stati analizzati...

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Italia: 30 milioni online

Gli ultimi dati dell’Audiweb mostrano che gli italiani online sono oltre 30 milioni, che passano due ore al giorno online, che lo fanno prevalentemente da mobile (Prima).

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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