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Quando il possibile muore nel potere

Deve esserci un preciso momento in cui il possibile muore nel potere.

Una persona lotta per cambiare le cose, riesce a ottenere i mezzi per realizzare i suoi obiettivi, comincia a usarli e si trova a dover scegliere: tra consumare quei mezzi per compiere il cambiamento che voleva o difenderli da chi glieli vuole portare via.

Visto dall’esterno, quel momento si riconosce solo dai suoi frutti nel tempo.

Ma per la persona è in un preciso sistema di relazioni: se quello che fa discende da ciò che voleva fare, o se quello che fa deriva dalle richieste o dalle pressioni o dalle azioni altrui.

Il possibile diventa potere quando il potente opera le sue scelte per mantenere il potere decidendo non in base a un programma che si è dato ma in base alla necessità di accontentare qualcuno, evitare rotture di scatole da qualche altro, cercare consenso e negare il dissenso. Sono i momenti in cui il potere può diventare violento ma è certamente stupido.

La – potenziale – grandezza del possibile si vede quando qualcuno fa ciò che ritiene giusto. La tragicomica meschinità del potere si vede quando il senso affonda nello strumento e vi si perde.

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Luca De Biase

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