Quando il possibile muore nel potere

Quando il possibile muore nel potere

Deve esserci un preciso momento in cui il possibile muore nel potere.

Una persona lotta per cambiare le cose, riesce a ottenere i mezzi per realizzare i suoi obiettivi, comincia a usarli e si trova a dover scegliere: tra consumare quei mezzi per compiere il cambiamento che voleva o difenderli da chi glieli vuole portare via.

Visto dall’esterno, quel momento si riconosce solo dai suoi frutti nel tempo.

Ma per la persona è in un preciso sistema di relazioni: se quello che fa discende da ciò che voleva fare, o se quello che fa deriva dalle richieste o dalle pressioni o dalle azioni altrui.

Il possibile diventa potere quando il potente opera le sue scelte per mantenere il potere decidendo non in base a un programma che si è dato ma in base alla necessità di accontentare qualcuno, evitare rotture di scatole da qualche altro, cercare consenso e negare il dissenso. Sono i momenti in cui il potere può diventare violento ma è certamente stupido.

La – potenziale – grandezza del possibile si vede quando qualcuno fa ciò che ritiene giusto. La tragicomica meschinità del potere si vede quando il senso affonda nello strumento e vi si perde.

2 Commenti su “Quando il possibile muore nel potere

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