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Miniere di dati da recuperare alla scienza

Ankur Rashmikant Desai è Editor del Journal of Geophysical Research: Biogeosciences. Ha creato uno strumento che consente a chi scrive gli articoli di condividere facilmente anche i dati (Eos). 

Sembra banale, ma non lo è. La scienza è basata su un metodo che prevede tra l’altro la ripetibilità degli esperimenti anche per conteollarli, la possibilità di costruire sulle scoperte altrui per allargarne il senso e l’applicazione. Per questo occorrono anche i dati sui quali sono costruite le conclusioni cui giungono i ricercatori quando pubblicano in articolo. Ma di fatto la pubblicazione non contiene tutti i dati e dunque gli scienziati lasciano spesso i dati nei supporti che hanno usato per raccoglierli senza curarsene troppo dopo che li hanno elaborati. Molti dati si perdono dopo le pubblicazioni. È tempo di correggere questa distorsione. Così come dovrebbero essere comuni e aperti i software con i quali i dati sono elaborati (come diceva Luca Heltai – scienziato della fluidodinamica – su Nòva tempo fa).

Tutto questo è tanto più attuale ora che l’Unione Europea ha scelto saggiamente la via della apertura dell’accesso alla scienza entro il 2020 (Futurism). Un sistema dove depositare i dati in modo facile e aperto potrebbe essere un’utile integrazione della nuova policy.

Nella foto la Biblioteca Malatestiana di Cesena.

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Luca De Biase

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