Gli occhi della mente scientifica

arcobaleno

La conversazione con Frank Wilczek, su Edge, è un percorso nella ricerca di un fisico che mostra con una chiarezza disarmante come la scienza sia capace di dotare la mente di occhi ulteriori, che vedono oltre il limite del possibile, dell’apparente, dell’abituale (Edge).

Wilczek racconta come vedono gli insetti che percepiscono i raggi ultravioletti. Dice che siamo in grado di riprodurre quella visione. E ne fa un esempio. Esplorando la meccanica quantistica si va ben oltre ciò che sembrerebbe possibile, usando la mente e immaginando esperimenti che possano verificare ciò che la mente vede. E la materia oscura è un altro campo del genere.

La sua ricerca lo ha portato a indagare intorno a molte questioni misteriose. Con la mente della scienza. Che viaggia un po’ cercando le conseguenze delle sue leggi e dei suoi modelli. In modo divertente. Esteticamente bello. Sicché – dice – è stato seguendo il filo del divertimento che si è immaginato una teoria degli axioni che ha finito per essere verificata dagli esperimenti successivi.

Le conseguenze della fisica sono gigantesche. Dai computer ai viaggi spaziali, la conoscenza della materia e delle sue leggi consente invenzioni straordinarie. Ma le conseguenze pratiche della scienza non ne sono la motivazione. In realtà, dall’esperienza di Wilczek si direbbe che a condurre la ricerca scientifica sia proprio nel fatto che una volta appresa la capacità di usare quegli occhi della mente, esplorare ciò che in apparenza è invisibile diventa straordinariamente attraente.

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