Luca Spaziani: DigitAbili. L’innovazione tecnologica come opportunità per superare l’handicap

Luca Spaziani: DigitAbili. L’innovazione tecnologica come opportunità per superare l’handicap

libro-spazianiLuca Spaziani ha scritto “Digitabili” un libro eccellente sulle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica per superare le limitazioni che incontrano le persone con handicap. E mi ha chiesto una prefazione. La riporto qui.

Quando la batteria dello smartphone sta per esaurirsi la persona che lo usa comincia a sentirsi a disagio. Quello strumento si è insinuato nella sua vita quotidiana in modo tanto intenso che farne a meno è una prova. Non sono moltissime le tecnologie che hanno avuto altrettanto impatto sul cambiamento umano, ma non sono neppure pochissime: l’orologio, l’automobile, la pillola anticoncezionale sono considerate tecnologie di enorme impatto. L’emozione di usare un sistema di videochiamata per conversare con gli amici lontani, la bellezza di conoscere e disporre di medicine capaci di curare un bambino che un tempo sarebbe stato perduto, la partecipazione informata alle decisioni democratiche resa possibile dai giornali quotidiani, sono storie intense di relazione tra l’umanità e le sue molte diverse soluzioni tecnologiche che ha saputo sviluppare nel corso del tempo. A pensarci bene, l’agricoltura, l’abbigliamento, l’arredamento e l’architettura, la farmaceutica, l’automazione industriale, i trasporti, sono mondi pieni di tecnologie che hanno cambiato profondamente la vita. Probabilmente è maturo il momento in cui comprenderemo la tecnologia non come un insieme di soluzioni ma come una dinamica complessa e analizzabile nella sua interezza.

Le tecnologie aiutano gli umani a vivere una vita piena dal punto di vista economico, sociale, culturale, politico in un ambiente complesso. Tipicamente, quando quelle tecnologie hanno successo tendono a diventare altrettante soluzioni standard che soddisfano esigenze importanti della vita e quasi immediatamente dopo si traducono in motivi di inclusione per chi le può usare e di esclusione per chi non può usarle.

A quel punto influiscono sul cambiamento dell’economia, della società, della cultura, della politica, oltre a modificare l’ambiente. Il che ha delle conseguenze. Perché la dinamica complessa dell’evoluzione tecnologica è a sua volta condizionata dalle modificazioni dell’economia, della società, della politica, della cultura, dell’ambiente: e l’umanità non cessa di generare tecnologie ulteriormente nuove per fronteggiare questi cambiamenti. Avviando sempre nuovi cicli di adattamento e diversificazione delle condizioni di vita per ciascun individuo, incluso o escluso che sia. Il tutto funziona tanto meglio quanto più creativo, adattivo, equo risulta il sistema: e sappiamo da tempo che un sistema è migliore quanto più è dotato di diversità. Ma la diversità è tanto maggiore quanto migliore è il sistema di inclusione delle persone più varie purché siano connesse e possano comunicare, condividere risorse, scambiare idee e oggetti, viaggiare, esplorare, conoscere, fidarsi, e così via.

Le tecnologie digitali, nella loro straordinaria malleabilità, hanno accelerato tutti questi processi. Hanno incluso ed escluso, hanno standardizzato e connesso, hanno abilitato la diversità ma anche favorito comportamenti inconsapevoli o convenzionali. Hanno reso possibile l’impossibile, hanno modificato il corpo e l’ambiente umano, hanno aperto nuovi scenari dei quali gli umani stanno soltanto cominciando a rendersi conto. E di certo quello che si è visto negli ultimi venticinque anni di web e negli ultimi dieci anni di internet mobile, sulla scorta dei media sociali, non è nulla in confronto a quanto già sappiamo che succederà con la robotica, l’internet delle cose, l’intelligenza artificiale, i big data, la produzione additiva, le neuro-bio-nano-tecnologie. Gli umani che oggi hanno lo smartphone connesso alla rete, sentono di avere trovato un’irrinunciabile protesi cognitiva e connettiva, necessaria alla vita in un ambiente divenuto infosfera. Ma attorno a loro si stanno sviluppando opportunità e cambiamenti ulteriori, a partire dal trattamento automatico delle informazioni registrate ogni volta che compiono un gesto o emettono un messaggio, per proseguire con le nuove forme di progettazione, produzione, decisione, condivisione di risorse, e arrivare alla società arricchita dai robot, dalle auto che si guidano da sole e dagli oggetti connessi. Il tema dell’inclusione e dell’esclusione, del quale una declinazione è il tema della disabilità, è destinato a ridefinirsi.

In un contesto come quello che sembra si stia sviluppando, la vita quotidiana di uno Stephen Hawkins sarà meno difficile di quella che il grande scienziato ha avuto finora? Per certi versi non è difficile dichiarare di sì. In particolare, sarà meno complicato per Hawkins trovare le tecnologie giuste per adattarsi al modo standard di comunicare, spostarsi e lavorare: perché gli standard si saranno spostati, in modo tendenzialmente inclusivo per ogni tipo di abilità fisica. Sappiamo già, infatti, qual è il percorso di sviluppo di molte delle soluzioni in arrivo: partono con forme diverse, si sviluppano per i bisogni più diffusi e poi si generalizzano utilizzando la malleabilità del software e il basso costo della memoria: a quel punto, quando una soluzione diventa software, può essere implementata in uno hardware standard, senza costi aggiuntivi per le eventualità diversità di utilizzo preferite. Lo stesso strumento diventa utilizzabile per persone che hanno abilità diverse, per vista o udito per esempio, includendo chiunque le voglia utilizzare. Allo stesso modo ci si può aspettare che evolvano le prossime tecnologie, robotiche o automatiche. Il vero tema esclusivo, a quel punto, diventa quello della capacità di generazione culturale autonoma: Hawkins in quel contesto è un incluso per definizione, casomai sono le persone meno dotate dal punto di vista intellettuale a doversi confrontare con possibili forme di esclusione. Hawkins in effetti è, per esempio, molto critico sull’intelligenza artificiale intesa come una tecnologia capace in prospettiva di decisioni autonome dagli umani, probabilmente perché pensa che la maggior parte delle persone sarà esclusa dal comprenderla e conseguentemente sarà esclusa dalle decisioni. Hawkins o persone come lui, invece, probabilmente faranno parte, con il loro lavoro, della cerchia intellettuale che avrà contribuito a sviluppare quella tecnologia o almeno a comprenderla, coltivando dunque per via culturale la propria libertà. Questa sensibilità per gli esclusi cognitivi è una delle motivazioni che lo conduce a contribuire, con la sua capacità divulgativa, a includere molte altre persone nel mondo della comprensione delle dinamiche dell’universo. Hawkins in questo contesto non è un disabile, ma una persona che aiuta i disabili.

Il tema della disabilità, appunto, si ridefinisce e la ricerca di tecnologie che riflettono la necessità di includere persone attualmente considerate disabili è uno dei filoni più preziosi per lo sviluppo tecnologico in generale. Il libro profondo, documentato e chiarissimo di Luca Spaziani, in questo senso, è prezioso: non serve solo agli specialisti che vogliano finalmente trovare una visione generale, ma anche ai non specialisti che vogliano scoprire un lato dello sviluppo della tecnologia del quale possono difficilmente trovare altrove una panoramica tanto ampia e affascinante. Leggerlo significa rivivere l’evoluzione tecnologica e fare il punto sul suo stato contemporaneo da un punto di vista originale e ricchissimo di attenzione alla diversità: la vera sorgente della creatività umana. Della quale c’è bisogno non soltanto per risolvere i problemi di alcuni ma per cambiare il modo di guardare ai problemi di tutti.

2 Commenti su “Luca Spaziani: DigitAbili. L’innovazione tecnologica come opportunità per superare l’handicap

  1. Bello, ma quando ho letto che la pillola anticoncezionale è tra le tecnologie da grande impatto mi sono bloccato.
    Grande impatto… sulla coscienza forse?
    Mah!
    Che tristezza.

    • che abbia avuto un impatto enorme mi pare abbastanza chiaro… che sia una tecnologia dalle forti conseguenze sociali è anche chiaro…

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