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Contraddizioni coerenti

Nel primo anno della catastrofica pandemia “covid 19” che ha prodotto tanta sofferenza in tutto il mondo, le 2.365 persone circa che già possedevano più di un miliardo di dollari hanno guadagnato 4mila miliardi, con un incremento delle loro fortune del 54%. Tra il 18 marzo 2020 e il 18 marzo 2021, la ricchezza dei miliardari è passata da 8.040 miliardi a 12.390 miliardi di dollari, secondo l’analisi dell’IPS sui dati di Forbes, Bloomberg e Wealth-X. Jeff Bezos, fondatore di Amazon e allora la persona più ricca del mondo, ha avuto in quel periodo una crescita del patrimonio da 113 miliardi a 178 miliardi di dollari (CBS).

Finita la pacchia dell’epidemia, di fronte al calo dei profitti, le grandi aziende la cui capitalizzazione era aumentata tanto in precedenza, hanno orchestrato una massiccia ondata di licenziamenti nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone. E altri licenziamenti arriveranno con le crisi bancarie (fenomeno già annunciato, se sarà confermata l’acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs).

Intanto la parcellizzazione del lavoro nella cosiddetta gig economy continua. Le piattaforme che pagano poco a cottimo i lavoratori del delivery o della correzione dei software o della ripulitura dai contenuti inaccettabili sui social network continuano ad accumulare profitti sulla base di un costo del lavoro irrisorio.

Secondo un’inchiesta di Time, ChatGPT è stata ripulita dai contenuti più violenti con l’aiuto di alcune migliaia di persone del Kenya pagate un paio di dollari all’ora (Time). Fenomeni generalizzati probabilmente (Gizmodo). Con qualità del lavoro e salari pessimi per tutti coloro che si occupano di eliminare i contenuti tossici dalle piattaforme: il salario medio a Facebook era 240mila dollari nel 2019 ma il salario medio dei correttori – che fanno una vita al limite del tollerabile almeno dal punto di vista psicologico – era intorno a 28mila dollari.

La schiavitù è sempre stata un’opzione. Ma sembrava superata. Non lo è, anche se oggi si presenta come libera scelta. L’ipocrisia è una contraddizione coerente.

Il problema è che questa polarizzazione delle condizioni economiche non appare sostenibile. È realizzata in gran parte attraverso una strategia di parcellizzazione dei lavoratori che non hanno possibilità di coordinarsi per difendersi. Anche quando le loro aziende sono enormemente profittevoli, anche quando le capitalizzazioni aumentano enormemente arricchendo proprietari e finanzieri, i lavoratori non possono esercitare alcuna minima pressione. Il loro lavoro è talmente parcellizzato, appunto, e guidato passo passo dalle piattaforme, che ogni persona è sostituibile facilmente con un’altra. Soltanto accordandosi in grandi unioni sindacali globali, o cooperative di cessione del lavoro internazionali che possano ridurre i rischi e aumentare i guadagni, i lavoratori potrebbero migliorare le loro condizioni, probabilmente. In Germania, in queste settimane, un sindacato si è fatto notare per la sua strategia che punta a migliorare le condizioni di lavoro dei “moderatori” dei social network (Social media content moderators lead charge for better rights, FT). Le testimonianze dei lavoratori segnalano paura, difficoltà economiche, trattamento aggressivo dei manager. Così però non può andare avanti.

È evidente che questa strada è particolarmente difficile. Coordinare la solidarietà e le forme di protesta potenziale di lavoratori parcellizzati che si trovano in ogni parte del mondo, che parlano lingue diverse, che hanno visioni del mondo diverse, sarà molto difficile. Farlo solo in alcuni paesi non sarà molto efficace. Questa è una questione di politiche, di diritti umani, di accordi internazionali. La sostenibilità non è soltanto ambientale, è evidentemente anche sociale. Anzi. Se la società non è sostenibile, non riuscirà a prendere le decisioni che servono anche sul clima e sul resto delle questioni ambientali.

I ricchi, loro, pensano comunque di salvarsi, dice Douglas Rushkoff nel suo nuovo libro, Solo i più ricchi. Come i tecnomiliardari scamperanno alla catastrofe lasciandoci qui, Luiss University Press 2023


Foto: “Aerial Views of Ifo 2 Refugee Camp in Dadaab, Kenya” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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