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Il linguaggio dell’innovazione, a Camogli

Danco Singer mi ha chiesto di parlare al Festival della Comunicazione di Camogli sul tema “linguaggio dell’innovazione”. L’ho fatto ieri. Ed ecco alcuni appunti.

L’innovazione non è una novità. L’innovazione è certamente qualcosa di relativamente nuovo ma ha importanti conseguenze, cambia il corso della storia (o almeno il corso di una storia), perché viene adottata dalla popolazione o dal mondo cui è rivolta ed entra a far parte della sua vita, trasformandola (spesso di poco, talvolta di molto).

Il linguaggio è ovviamente un codice complesso che serve a comunicare, cioè a mettere in comune (idee o altro).

Quindi il linguaggio dell’innovazione è un codice complesso che serve a mettere in comune idee che cambiano il corso della storia.

Si parla molto di innovazione e in generale si parla molto, usando qualunque genere di linguaggio. Di certo, il problema del linguaggio dell’innovazione è che è compreso e usato da una parte minoritaria della popolazione. Benché riguardi tutta la popolazione. Specialmente in un periodo in cui tante cose stanno cambiando e occorre fortissimamente riconoscere le innovazioni dalle semplici novità, un po’ fuffarole, per non essere troppo manipolati.

Alcune storie merita attenzione.

1. La Deep Knowledge Ventures di Hong Kong ha cooptato nel consiglio di amministrazione un algoritmo chiamato Vital.

2. La Narrative Science fa il software con il quale sono prodotti gli articoli di cronaca finanziaria di Forbes.

3. Ibm ha realizzato la piattaforma di intelligenza artificiale Watson che sta diventando fortissima nella valutazione delle analisi mediche

4. Google/Alphabeth fa l’auto senza guidatore e la DEnA vuole fare taxi senza guidatore per le olimpiadi di Tokyo del 2020

5. L’esperimento di Facebook con i post “ottimisti” e “pessimisti” ha dimostrato che la piattaforma può influenzare l’umore di un miliardo e centinaia di milioni di persone.

Gli esempi potrebbero continuare. Questi cambiamenti sono finestre su un futuro già presente che riguarda tutti o molti di noi.

IL futuro è la conseguenza delle nostre scelte attuali. E queste scelte avvengono nella prospettiva dettata da mondi di senso, da narrative. Spesso ci riferiamo alla narrativa del mercato, oppure a quella della tecnologia esponenziale, o ancora alla narrativa ecologica. Occorre discutere questi quadri interpretativi perché guidano le nostre scelte e contribuiscono a definire il futuro. E le narrazioni principali non sono storytelling: sono vere e proprie piattaforme di esperienze. Forse discutere le narrazioni implicite nella prospettiva che offre il senso che guida le scelte può essere un modo per riconoscere i capisaldi del linguaggio dell’innovazione e partecipare meglio, senza lasciare che la maggior parte della popolazione sia esclusa e passivamente subisca gli eventi decisivi per la vita di molti. Un’infosfera meno inquinata, una dieta mediatica più sana, sono sviluppi preliminari ma decisivi.

Ripeto che questi sono appunti. Forse meritano uno sviluppo. Che non mancherà su questo blog.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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