Scrivere in questi giorni per Problemi dell’informazione è straordinario. Ogni giorno, ogni minuto, arrivano stimoli e suggerimenti. Il tema sembra sempre più urgente: come fare per sviluppare forme di giornalismo sostenibili economicamente. E arriva anche il pezzo di Mashable.
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proposta
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Innovazione
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Informazione
May 15, 2012 Strumenti gratuiti per l’infograficaMay 15, 2012 Sulla scienza del giornalismo scientificoMay 2, 2012 Unesco: World Press Freedom DayApril 14, 2012 Due slogan sui giornali -
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Non tutti sono futuri imprenditori, ma…
Ci vuole equilibrio. Il terribile 36% di disoccupazione giovanile non si risolve con una ricetta facile. Chi la propone è un apprendista stregone. O un vero e proprio imbroglione. Ma è chiaro che il tema si affronta cercando di capire, a fronte delle strade che si chiudono, quali sono le strade che si aprono. Sicché molti pensano alla soluzione più radicale e promettente: se la grande impresa non assume, se lo stato non assume, i giovani si dovranno mettere in proprio. Già. Ma… continua...
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Editoria: una storia da scrivere
La trama si infittisce. Nella città dei libri la tensione è alle stelle. I protagonisti leggono con attenzione le notizie. L’Antitrust americana ha preso di mira un accordo tra Apple e quattro editori che si sarebbero accordati per alzare il prezzo dei libri elettronici e quindi altri editori si stanno accordando con Amazon per abbassare di nuovo i prezzi dei libri per il Kindle (BusinessWeek). Ma le autorità... continua...
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L'intelligenza delle smart city
“We shape our buildings; thereafter they shape us”. Queste citazioni che si trovano decontestualizzate su internet non sono una sicurezza dal punto di vista filologico. Ma questa citazione di Winston Churchill vale la pena di essere ripetuta. Perché introduce il tema delle smart city nel modo più ambizioso: siamo noi che diamo la forma ai nostri edifici, ma sono gli edifici che poi modellano la nostra vita e la nostra cultura. continua...
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The case for an Italian rebellion
The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.
Why?
continua... (21 commenti al 9 ottobre)Il seguito in italiano: con molti commenti
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Sul prossimo futuro di Nòva
Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)
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Editori, tecnologia e pirati
E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)
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AgCom, anti-piracy, worries... (en)
Italy is again at a crossroads about freedom and quality of its media... continua...
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Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. continua...
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Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri. continua...
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Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
continua...
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Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
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Comments
Non ho accessso a “Problemi dell’informazione”, ma mi fido di lei.
Però io questo “pubblico” attivo e “problem-solver” non riesco a indentificarlo nell’accezione di questo post. Mi permetto solo di segnalare l’iniziativa (parallela?) della Federazione italiana editori giornali, che ha avviato un gruppo di lavoro che sta affrontando il tema della “valorizzazione dei contenuti editoriali in relazione alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione”, e cioè lo studio di come far pagare le news in rete, e il correlato problema della “tracciabilità” dei contenuti editoriali, di cui ha parlato Mantellini in “Tracciabilità vo cercando”. La FIEG ha dunque già scelto il “fee” vs. “free” – vista ora come vera e propria patologia del sistema – salvo rimettere i risultati dello studio in mano alla decisione di ogni singolo editore (cioè le modalità di pagamento). Ma i “parassiti” della FIEG (chi riproduce le notizie) non possono anche essere inquadrati nella “link economy”? (come dal punto 8 dell’articolo di Mashable: “Charging for quotes is not the answer”). Infine, per regolamentare la questione, la FIEG si appella apertamente alla “sensibilità del Parlamento e delle competenti autorità”. IMHO, il passaggio dal “free” vs. “fee” – se sposato da tutti i più letti quotidiani online – sarebbe una trasformazione radicale che, estremizzando, potrebbe accentuare un “divario culturale” rispetto a chi si nutre prevalentemente di informazioni online (o quantomeno portare a differenziare tra “information rich” e “information poor”).
Grazie dell’ospitalità, e auguri di buon lavoro.
Marco F.
Quelle che vengono annunciate come formule per superare la crisi dalla Fieg, almeno nelle dichiarazioni esplicite, sono solo manovre impercorribili il cui obiettivo è trasversale, riottenere il credito d’imposta sui costi della carta, riduzione dell’aliquota Iva, ammortizzatori sociali e defiscalizzazione su investimenti, non solo in tecnologia ma promozionali. Però si sceglie il tornante lungo per ovvi motivi di assalto alla diligenza generalizzato e non ultimo per una sorta di godimento che il governo potrebbe avere allo stillicidio della stampa. Sotto l’aspetto tecnico il concetto di “tracciabilità” oramai viene usato per ogni controversia, è una barzelletta se applicato on line. Primo perché è indifendibile sotto l’aspetto del danno arrecato, secondo perché se lo si volesse applicare arriverebbero le sorprese. Quali? Quell’ “incremento del 30% di navigazione a internet” che Malinconico sostiene esser dettato dall’editoria, ammesso e non concesso che sia vero (l’indicatore della navigazione è troppo generico, nessuno potrebbe sapere se arrivo per interessi miei ad un contenuto o perché un determinato giornale ha creato l’agenda), rimane che il versante in entrata, ovvero da internet all’editore è indirizzato per le stesse percentuali dai motori di ricerca. Certi editori ottengo più del 40% degli ingressi da Google. C’è subito un’obiezione dell’editore: il motore di ricerca indicizza i nostri contenuti per reindirizzare l’utente al legittimo proprietario. E’ vero, non a caso le affiliazioni o syndacation risolvono questa dinamica, più editori si aggregano sotto uno stesso ombrello e più i motori pescano in almeno uno dei contenuti degli editori associati, in aggiunta agli ulteriori vantaggi di ampliamento di target da offrire agli inserzionisti. Fin qui siamo nelle strategie del presente, già in atto.
Se invece spostiamo il discorso sulle opportunità del cliché tracciabilità, che tradotto in parole pertinenti è un content value management finalizzato a valorizzare la corporate reputation misurando l’impatto sui pubblici con vari indici, tutto è più coerente. Perché in fondo lo scopo dell’editore è negoziare (motivandoli) prezzi pubblicitari decuplicati rispetto ad altre forme (quella a performance fra tutte) in cui perde la partita a tavolino. Di tutto questo però non c’è alcuna strategia ma solo piccole tattiche difensive. La grande sfida è nei modelli di business, tutta da giocare ancora. Di certo andare in contrasto con i motori di ricerca e lanciare spauracchi per alzare il prezzo non funzionerà, al massimo farà guadagnare del tempo.
Un caso recente, il Carlino è stato l’unico ad alzare il prezzo (in sei mesi due aumenti di 100 cent, l’ultimo neanche un mese fa), il primo aumento non ha influito nei margini di contribuzione, il secondo è stato una tomba, ad occhi è croce vedendo le rese, ha perso più della metà dei lettori. L’aumento è stata solo un pretesto in realtà perché non si erano resi conto che la linea editoriale a chiaro schieramento a destra, stava facendo acqua da tutte le parti. Avevano perso la distanza necessaria per fare giornalismo.
refuso: aumento di 10 cent per due volte in sei mesi.