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La matematica degli Immuni

Il Sole 24 Ore ha voluto tentare una valutazione dell’efficacia di Immuni. Nel pieno della seconda ondata, non si ha certo una buona impressione. Il risultato della piccola indagine punta il dito sul fatto che esiste una difficoltà nel caricamento delle informazioni sui positivi nella app Immuni. E che è probabile che la difficoltà stia nel fatto che molti operatori sanitari, nel momento in cui trovano un positivo, non hanno tempo o capacità di andare sul software della tessera sanitaria, trovare il codice e darlo alla persona che poi lo dovrebbe mettere nella sua app. IL pezzo è uscito su 24Plus del Sole 24 Ore.

Dello stesso problema si occupano un po’ dovunque. The Conversation dà conto delle ricerche nelle università anglosassoni. Ricorda per esempio che con un 20% di persone connesse all’app di contact tracing, le probabilità che i loro contatti possano essere tracciati è del 4% (un quinto per un quinto uguale un venticinquesimo). Questo spiega forse perché su 999 positivi “registrati” su Immuni, siano arrivate in porto solo 19.485 notifiche.

Comunque quelle ventimila notifiche sono meglio di niente.

Ma il problema non è solo questo. L’argomento più spinoso è nel fatto che gli italiani che hanno scaricato Immuni sono 9.161.214, poco meno di un sesto della popolazione (il 17% delle persone con più di 14 anni), ma le segnalazioni di utenti positivi sono state finora 999, appunto. Ebbene, poiché gli italiani attualmente positivi sono 142mila circa, Immuni avrebbe dovuto vedere almeno 22mila positivi, non mille. Come si spiega?

Può darsi che la parte di popolazione che ha scaricato Immuni sia particolarmente abile a proteggersi dal contagio, ma è improbabile che sia 20 volte più abile. Può darsi che chi scarica Immuni stia vicino a gente che scarica Immuni e che il resto della popolazione sia in un’altro cluster sociale. Può anche darsi che, per qualche ragione di età o di stile di vita, chi ha Immuni sia più sano o più sportivo, o più ricco della media, e questo lo protegga. Ma è difficile pensare che sia 20 volte meno probabile che si contagi di chi vive con un altro stile di vita. Comunque queste sono buone domande, forse, per ulteriori approfondimenti.

Quello che sappiamo è che il governo ha inasprito l’obbligo degli operatori sanitari di comunicare al paziente positivo il suo codice perché lo metta su Immuni. Il che segnala che il sospetto del governo è che Immuni non funziona a dovere perché i medici interrompono il flusso dell’informazione, come si dice nel pezzo sul Sole.

Non abbiamo peraltro alcuna conferma su tutte le disfunzioni che si è sempre detto possono essere connesse alla tecnologia. Il bluetooth in particolare non è la precisione assoluta. Ma in effetti la tecnologia non è mai la soluzione assoluta. In questo caso più che aumentare l’efficienza del sistema, ha messo in luce l’inefficienza del sistema. E Nassim Taleb nel suo paper di due giorni fa spiega perché: i sistemi super-efficienti non sono anti-fragili. L’efficienza, che si traduce nella riduzione dei costi ossessiva, non è l’obiettivo giusto per un sistema sanitario.

Update: grazie a Giorgio Taverniti che su Twitter (@giorgiotave) segnala che non è detto che i download corrispondano a singoli utenti, perché alcuni scaricano Immuni su diversi smartphone; non sappiamo quanti, ovviamente

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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