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Parole d’ordine in ordine sparso

Paolo Becchi è professore ordinario di Filosofia del Diritto presso l’Università di Genova e Giovanni Zibordi è trader e consulente manageriale e finanziario. Hanno fatto i conti con i dati Istat e hanno calcolato che i morti in Italia non sono aumentati nel tempo del coronavirus. In certe aree del paese e in certe fasce di età purtroppo sì. Ma nel complesso in Italia no. Anche prima del lockdown i morti erano pochi, in linea con la quantità di morti che normalmente dobbiamo piangere, Il coronavirus è terribile. Ma soprattutto perché colpisce i deboli e dove colpisce concentra la sua pericolosità nel tempo mettendo in crisi le strutture sanitarie. (Sole). Ho cercato in verità questi dati sul sito dell’Istat ma non li ho trovati, attribuendo alla mia impazienza la colpa.

Science ha pubblicato un articolo che mostra come un’app volontaria di tracciamento dei contatti è efficace contro l’epidemia solo se almeno il 60% della popolazione la installa e la usa correttamente, tenendo acceso il bluetooth e in carica il cellulare. (Science). Non è facile dedurre questo dato dall’articolo. Comunque se Immuni deve funzionare deve essere convincente.

Alcuni osservano che le applicazioni decentralizzate di tracciamento dei contatti delle persone non sono più una richiesta essenziale per il consorzio europeo che si occupa di progettare piattaforme anticontagio buone per la privacy e interoperabili. (Coindesk)

Mariana Mazzucato ha fatto notare che mettere i soldi in circolazione senza cambiare le logiche del capitalismo non fa che preparare la prossima crisi. (ProjectSyndicate). Secondo lei c’è bisogno di stati imprenditori che investano in innovazione. Nei nostri termini significa investire in ricerca, educazione, infrastrutture. Con una direzione chiara verso la sostenibilità.

Probabilmente immettere semplicemente soldi nel sistema affidandoli agli stessi soggetti che non hanno dimostrato particolare resilienza in passato non fa che aumentare la polarizzazione. Occorre investire in dinamiche innovative. Se addirittura si investe in dinamiche conservative, favorendo gli stati che si arricchiscono speculando sulle tasse a svantaggio di altri che a loro volta poi si trovano a fare i conti con regole di attribuzione dei soldi che li penalizzano perché hanno meno soldi da investire allora la polarizzazione non solo resta, ma peggiora. (Sole).

Tutte queste sono suggestioni. Da approfondire e verificare. Ma preparano il terreno a una riflessione sulla fase due.

Ci avviciniamo alla fase due. Quella che per i politici è la più difficile. Quella che devono aver preparato bene e che devono attuare ancora meglio. Il momento in cui si capisce se sono bravi.

Nella fase uno sono bravi tutti. State a casa. Non abbassate la guardia. Facile. Soprattutto in un paese di gente obbediente – sì obbediente – come l’Italia. L’obbedienza italiana è quando ciascuno vede che non ha alternative e che fa bella figura obbedendo e comunque la scelta di obbedire è chiara e semplice. Gli italiani in questo senso sono ben più obbedienti dei francesi che quando non vanno d’accordo con il potere fanno la Rivoluzione.

Gli italiani al massimo mugugnamo. E i media del mugugno sono diventati il pane quotidiano di un sacco di gente arrabbiata. Alla fine dei conti, chi mugugna sta al suo posto. Basta poco pensiero, tanta rabbia, una rete sociale, un po’ di facile consenso. E il gioco è fatto.

La rivoluzione è un’altra cosa. Ha bisogno di un approfondimento intellettuale. Ha bisogno di rischiare la vita. Ha bisogno di un progetto e di un nemico vero, chiaro, identificabile.

Gli italiani non sanno mai chi ha la responsabilità delle scelte. La specialità della sua classe dirigente è quella di saper dimostrare sempre che la colpa è qualun altro.

Come sarà la fase due un paese così?

Intendiamoci. Fase uno è quando si chiude tutto. Tutti in casa e basta. Fase due è quando si distingue chi ha probabilità di essere contaminato e chi è libero. I secondi sono liberati. I primi sono aiutati.

In Germania la fase uno è stata gestita meglio che in Italia. La fase uno tedesca era già orientata alla fase due.

In Italia la fase uno è stata un insieme i tentativi di fare bella figura mentre i grandi poteri si posizionavano. E ora la fase due deve essere totalmente preparata. Con una task force arrivata all’ultimo momento mentre i decisori attuali – tecnici e politici – non vogliono mollare un centimetro di potere: le loro parole d’ordine sono parole di caos.

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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